La moda dei cagnolini “tascabili”

Negli ultimi anni si sente sempre più parlare di cani toy. Spesso, visto l’elevato prezzo di vendita, vengono, erroneamente, scambiati per quattro zampe di razza pura e pregiata. In realtà, si tratta di una moda che costringe, spesso, a creare dei meticci dall’aspetto dolcissimo ma con gravi problemi di salute.

PICCOLI, PICCOLISSIMI, anzi mignon. Questi cagnolini sono davvero di minime dimensioni. I soprannomi si sprecano; si va da “toy”, appunto, a “tascabili”, “micro” e persino teacup (tazza da tè, ndr). Molto richiesti nel 2018, il timore è che, vista la moda, siano stati scambiati per giocattoli da borsetta o trofei di cui vantarsi. Questi eterni cuccioli hanno non pochi problemi di salute. Molti, infatti, sono affetti da nanismo. Hanno problemi ai denti che non riescono a svilupparsi bene a causa dello spazio ristretto in bocca, gli occhi sono sporgenti con frequenti infiammazioni, la colonna vertebrale presenta, a volte, una gobba a causa della cifosi. Le loro zampe corte e storte spesso li fanno sembrare rachitici. La loro testa è più rotonda a causa di un’idrocefalia accentuata, che comporta problemi neurologici. Questi piccoli cani sono, quindi, più delicati e meno longevi.

LA RAZZA “TOY”, IN REALTÀ, non esiste. Gli acquirenti pensano di trovarsi di fronte ad una nuova tipologia esclusiva ma sono, invece, sistematicamente ingannati. Se proprio vogliamo, l’unica razza toy realmente esistente è quella del Barbone, che misura dai 23 ai 28 cm massimo al garrese (oltre ad essere presente in natura con la taglia grande, media e nana. Quindi, ad esempio, il Chihuahua toy e il Maltese toy sono semplicemente un Chihuahua e un Maltese fuori standard. Nonostante ciò, questi cani vengono venduti con pedigree – che non attesta però l’essere “toy” – non riconosciuto dall’Enci (Ente Nazionale della Cinofilia Italiana). Gli allevatori seri e i cultori delle razze canine si sono schierati contro questa moda e non propongo mai l’animale perché è poco pregevole rispetto alla razza vera ed è una versione “estremizzata” della taglia piccola, con tutti i rischi a livello di salute che comporta. Il mercato dà al consumatore quello che pensa di volere dimenticando gli aspetti etici, in un circolo lucroso che va a danno, soprattutto, degli animali. Questi cagnolini costano molto perché, spesso, le cucciolate sono poco numerose e la riproduzione comporta, a volte, anche la morte della gestante.