Come guardare, ascoltare e avere cura del bosco

“Dalle piante dipende la nostra stessa vita”. Ieri alla Feltrinelli, Daniele Zovi ha presentato il suo nuovo libro “Alberi sapienti Antiche foreste”

Cambiare prospettiva per un ambiente più sano. Spiega l’autore del libro “Alberi sapienti Antiche foreste”, presentato domenica alla Feltrinelli, che “gli alberi sono l’unica grande macchina che assorbe anidride carbonica ed è un filtro naturale contro le polveri sottili”.

Daniele Zovi è nativo di Roana (comune dell’Altopiano di Asiago) e ha trascorso 39 anni e otto mesi nel Corpo Forestale. Ha il grado di generale di Brigata del Comando Carabinieri Forestale del Veneto e negli anni ha maturato l’idea che “le piante sono più simili a noi di quanto si creda”. A dargli man forte vari istituti universitari di ricerca, grazie ai quali si spinge fin sotto terra dove trova “radici molto più sviluppate delle chiome”. Dalle piante dipende la nostra stessa vita, e in Italia si è quasi vicini al raddoppio della superficie boschiva, “che però andrebbe più curata” secondo l’autore.

Se si sta dentro un bosco in posizione di ascolto, prima o poi si avverte, si intuisce la presenza di un flusso di energia che circola tra i rami, le foglie, le radici. Talvolta è un sussurro, altre volte strepiti e grida. È come se le piante parlassero tra loro

 

Con il ritorno delle foreste, prolifera anche la fauna selvatica e quindi i predatori. E’ il caso del lupo, che è tornato a popolare la Lessinia e molte zone montane dell’Italia.

“Si tratta di tornare ad accettare un confronto, com’è sempre stato, tra uomo e predatore”, spiega Zovi. Ad oggi, in Piemonte si possono contare 27 branchi di lupi, e “si espanderanno”.

L’autore di “Alberi sapienti Antiche foreste” commenta anche la diffusione del cinghiale in Italia e nelle nostre zone: “un problema in cui la caccia avrà un ruolo”.