Ordinamento penitenziario. Forestan: «2018 l’anno della non Riforma»

Ieri sera a Palazzo Barbieri si è tenuto il Consiglio comunale di Verona. La seduta, che ha visto un momento di commemorazione per l'ex consigliere comunale Vittorio Travagliati, deceduto lo scorso 6 giugno, si è aperta con la relazione sull’attività svolta nel 2018 da parte del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune…

Ieri sera a Palazzo Barbieri si è tenuto il Consiglio comunale di Verona. La seduta, che ha visto un momento di commemorazione per l’ex consigliere comunale Vittorio Travagliati, deceduto lo scorso 6 giugno, si è aperta con la relazione sull’attività svolta nel 2018 da parte del Garante dei diritti delle persone private della libertà personale del Comune di Verona Margherita Forestan. Eccesso di detenuti in Italia e a Montorio e carenza di personale penitenziario le annose e irrisolte questioni.

«Il 2018 – ha sottolineato la Garante – sarà ricordato come l’anno della non Riforma dell’Ordinamento penitenziario. L’improrogabile cambiamento, infatti, non c’è stato e gli storici problemi e criticità permangono. A fine dello scorso anno le persone detenute a livello nazionale sono salite ad oltre 59 mila, 2 mila in più rispetto al 2017 e i posti disponibili sono sempre 50 mila circa».

Margherita Forestan ha illustrato anche la situazione nel Carcere di Montorio:  «La popolazione carceraria è passata dai 532 detenuti del 2017 ai 525 del 2018, con 190 detenuti in eccesso rispetto alla capienza della struttura. Dei 525 detenuti 200 sono italiani e 325 stranieri, 474 uomini e 51 donne. Le difficoltà che una popolazione mista – persone con pene definitive e persone in attesa di giudizio – alla quale si aggiungono persone con gravi o meno gravi problemi psichici, sono davvero molte e di difficile gestione. Ne sono la prova gli atti di autolesionismo e le proteste che giornalmente si verificano».

«Inoltre, come in quasi tutti gli istituti di pena, anche a Verona si registra una carenza di personale penitenziario. – ha concluso la Garante – Per la Polizia Penitenziaria il problema sembra essere legato più alla distribuzione delle risorse umane sul territorio nazionale che alla carenza reale di personale. Va segnalato l’arrivo a Verona di un buon numero di giovani agenti, in sostituzione di quanti hanno lasciato la città per altre sedi o pensionamento, cambiamento vissuto positivamente».

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