Artrosi del ginocchio, a Verona si sono incontrati gli esperti
Se il ginocchio fa male lo cura il tessuto adiposo: a Verona esperti italiani a confronto sulla tecnica “Lipogems”.
Si è svolto venerdì 17 maggio, nella storica cornice della Biblioteca Capitolare, il primo meeting di esperti italiani di Lipogems, la terapia biologica che si serve del tessuto adiposo per rallentare l’usura della cartilagine del ginocchio, procrastinando così la necessità di ricorrere alla protesi.
A presiedere l’incontro il dottor Claudio Zorzi, direttore dell’Ortopedia dell’Irccs Sacro Cuore Don Calabria, affiancato dal collega Daniele Screpis. L’Ospedale di Negrar è centro leader a livello internazionale nell’uso di questa tecnica: sono infatti circa 1.300 i pazienti trattati dal 2013 per quanto concerne il ginocchio e centinaia per articolazioni di anca, caviglia e tendinopatie.
Gli esperti riuniti hanno condiviso le indicazioni sull’utilizzo efficace della metodica rigenerativa «ben tollerata dai pazienti e che garantisce ottimi risultati – spiega il dottor Zorzi -. La terapia rallenta, se non blocca, il processo artrosico in atto, eliminando anche lo stato doloroso. Questo consente di posticipare il più possibile l’impianto protesico, con vantaggi soprattutto nei casi di artrosi precoce».
Sebbene nella vita quotidiana si faccia di tutto per eliminare il tessuto adiposo, in realtà questo contiene un tesoro prezioso: ogni 100 cellule una è mesenchimale, la cui caratteristica è di attivarsi per riparare o proteggere il tessuto, in questo caso la cartilagine, sottoposto ad usura.
«Il trattamento consiste nel prelevare in anestesia locale tramite liposuzione 50 grammi circa di grasso dall’addome o dalle cosce – spiega il dottor Screpis -. Tramite un apposito strumentario il grasso viene letteralmente shakerato, per separarlo dal sangue e da altri componenti». Una volta effettuata questa operazione le cellule adipose vengono successivamente infiltrate con una semplice iniezione direttamente nell’articolazione, durante la stessa seduta.
«Basta una sola applicazione – conclude il dottor Zorzi -. Già a due mesi vi sono i primi miglioramenti; a sei mesi dall’intervento il movimento appare più fluido e il paziente riferisce di sentire meno dolore».
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