Paolo Biondani de L’Espresso tiene a battezzo il Nazionale
Presentato questa mattina negli spazi del Cohen di via Scarsellini, a Verona, il Nazionale, giornale online. Alla conferenza di presentazione il giornalista d’inchiesta de L’Espresso Paolo Biondani.
Si è presentato oggi alla città il Nazionale, un giornale online che ha già otto anni ma che in alterne vicissitudini è da qualche mese di nuovo alla ribalta nel nostro territorio, il nome ha l’intenzione di un respiro lungo, oltre la città. Non citiamo nemmeno un nome dei collaboratori e redattori perché è l’idea di squadra che vogliamo rendere evidente. Un giornale che ha negli obiettivi di fare una testata giornalistica in tutti i sensi, ovvero con l’apporto e i contributi di giornalisti iscritti all’albo; nell’intenzione forse riappropriarsi di un mestiere, quel mestiere, di ridargli valore, ma che ha anche compreso ben presto di doversi allargare alle competenze anche di chi seppur, non giornalista di mestiere, abbia qualcosa di considerevole da scrivere, rendendo evidente la complessità del territorio e il valore delle competenze.
Si forse il senso è proprio questo, sottolineato anche oggi, ridare forza e credibilità al mestiere del giornalista che nella società svolge un compito importante, quello di sentinella della corretta gestione del Bene comune, nell’era, la nostra, in cui tutti scrivono e si ritengono esperti, e il liquido amniotico di internet non solo veicola gratuitamente i pensieri ma non compie azione di selezione delle competenze.
Così a battezzare (di nuovo) il Nazionale è stato invitato oggi il giornalista veronese de l’Espresso, Paolo Biondani, uno di quei giornalisti che hanno iniziato questo mestiere facendo inchieste, dando alla verità il ruolo e la forma di documento, ancora lontani dalla pratica odierna di dare eco a una notizia data da qualcuno spesso senza nemmeno citarne la fonte.

L’inchiesta, la verità delle cose, attraverso atti e prove, documenti, non esiste quasi più, l’arte del taglia e incolla l’ha sostituita, una sconcertante constatazione di quanto poco importi la verità delle cose. E’ al lettore che non importa la verità, ed il giornalista non è più credibile perché etichettato in uno che ha perso la sua “libertà di stampa”.
E’ un piacere ascoltare Paolo Biondani, sentirlo raccontare quasi fosse artigiano, e la redazione del Corriere una bottega: non ha citato lo “stoytelling”, non ha parlato di partiti, non ha detto quasi nemmeno una parola in inglese; concetti fluidi tanto da rendere semplice ed evidente la situazione attuale, confusa. Arte delle parole, logica.
I giornali sono tutti in crisi, numeri che fanno rabbrividire: la prima cosa che si faceva uscendo di casa anni fa era passare dall’edicola a comprare un giornale, e a seconda di quale giornale si apparteneva ad una ideologia, la stessa che oggi è diventata partitismo e si è sostituita alla religione. La verità non interessa a nessuno, una superficialità diffusa che fa paura.
E Verona poi, per Biondani, come per tutti noi, una città bellissima, con persone bellissime, a volte ostaggio di etichette e di cartellini che rendono forse evidente il suo essere plurale, comunque attiva, in movimento: Verona è città di destra, si è vero, ma è anche la città dei Comboniani, città etichettata razzista, ma che ha una forza enorme nell’associazionismo non solo cattolico, Verona città ironica a volte superficiale, quando nasconde o sorvola sui fatti gravi, sempre un po’ “sfilata del venerdì gnocolar”, ma anche centro d’eccellenza di cultura e scienza. Convivenze.
Tutti d’accordo sul “Io non ci sto” che Verona venga marchiata e usata, xenofoba, omofoba, o qualsiasi altro “Taccone” le si voglia mettere, perché è la nostra città e non è così, convivono realtà diverse contraddittorie, ci sono tante difficoltà, ma certo dobbiamo stare attenti a dire e a fare perché è una città sempre nell’occhio del ciclone e l’immagine che le diamo è nostra responsabilità.
A volte l’è peso il taccon del buso. Citazion
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