Domani la proiezione del docufilm “Diorama per Ferdinando Valletti”

Martedì 5 febbraio, alle 21.00 nell'aula T3 del polo Zanotto, si terrà la proiezione di Deportato I 57633, voglia di non morire di Mauro Vittorio Quattrina, sulla storia del calciatore  Ferdinando Valletti. Il protagonista del film documentario è Ferdinando Valletti, calciatore dell’Hellas Verona e poi del Milan, membro delle Brigate Garibaldi milanesi e arrestato a Milano nel…

Martedì 5 febbraio, alle 21.00 nell’aula T3 del polo Zanotto, si terrà la proiezione di Deportato I 57633, voglia di non morire di Mauro Vittorio Quattrina, sulla storia del calciatore  Ferdinando Valletti.

Il protagonista del film documentario è Ferdinando Valletti, calciatore dell’Hellas Verona e poi del Milan, membro delle Brigate Garibaldi milanesi e arrestato a Milano nel marzo 1944 per gli scioperi all’Alfa Romeo; Valletti fu internato dalle SS tedesche prima a Mauthausen e poi a Gusen II.

La proiezione della pellicola si inserisce all’interno dell’evento Diorama per Ferdinando Valletti a cura di Eadem Produzioni, in collaborazione con l’Università di Verona nell’ambito del calendario di appuntamenti dedicati alla Memoria. L’evento è a ingresso libero fino a esaurimento posti.

Sul palco domani si susseguiranno gli interventi di Sabrina Modenini, attrice veronese, Gian Paolo Romagnani, docente di Storia moderna dell’Università di Verona, e Mauro Vittorio Quattrina, regista del film documentario. Tratto dall’omonimo libro Deportato I57633 di Manuela Valletti, il film è incentrato sulla storia di Valletti che grazie alla passione per il calcio venne scelto come riserva nella squadra delle SS riuscendo così a salvarsi.

“La storia – spiega il regista – viene narrata in prima persona, come se fosse Valletti stesso a raccontarla. Trarre il docufilm liberamente mi ha permesso di ampliare il racconto anche con inserti estratti da altri libri e da altre esperienze di deportazione, ma che hanno sempre un collegamento concreto con l’esperienza di Valletti. È stata mia cura, quindi, cercare di emozionare il più possibile lo spettatore e, sempre nel rispetto della verità storica oggi conosciuta, anche addentrandomi, a volte, nella difficile arte della retorica senza scadere nel già sentito, nel banale. Riuscire a raccontare la Shoah e l’olocausto a una vasta platea di tutte le età è stata la sfida più difficile”.

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