“Non in nome mio”, barchette sulle scale di Palazzo Barbieri contro il decreto Salvini
Infradito di piedi minuti, barchette in cartoncino colorano le scalinate di Palazzo Barbieri, in questo pomeriggio diviso dalla pioggia e dal freddo. La voce veronese fa sentire così la sua partecipazione all’iniziativa trasversale “L’Italia che resiste” che alle 14 di oggi si è replicata in forma spontanea in diversi comuni italiani.
Una catena umana corale davanti ai municipi della penisola “per protestare contro il Decreto sicurezza del governo, il razzismo e i respingimenti delle navi che soccorrono migranti in mare” come scrivono gli organizzatori dell’iniziativa nata a Torino. A Verona, associazioni, sigle sindacali, partiti politici sventolano bandiere di tutti i tipi, insieme, per dire con vessilli diversi la stessa cosa. “Non in nome mio”, si legge su queste navicelle di cartoncino appoggiate sulle scale del Palazzo del Comune.

Un simbolo preciso per forma e colore. “Il rosso è l’amore, e la solidarietà mentre la barchetta è l’immagine più forte e concreta con la quale raccontare quello che sta accadendo” dice una manifestante. Lei come tanti altri è una “cittadina autoconvocata contro le politiche inumane del governo Salvini-Di Maio“. “Non sono i migranti che danneggiano l’economia, sono gli avari e i potenti” spiega una signora tra la folla, con al collo una sciarpa rossa.

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