Cosa vuol dire farsi tipizzare e come si fa? Un gesto fondamentale “per tutti i piccoli Alex”

La storia di Alessandro Maria Montresor sta commuovendo l'Italia. Non è da meno Verona, città natale del papà del bambino di un anno e mezzo affetto da una malattia genetica rara i cui effetti sono tenuti al momento sotto controllo da un farmaco sperimentale ma il trapianto di midollo è l'unica garanzia di salvezza per…

La storia di Alessandro Maria Montresor sta commuovendo l’Italia. Non è da meno Verona, città natale del papà del bambino di un anno e mezzo affetto da una malattia genetica rara i cui effetti sono tenuti al momento sotto controllo da un farmaco sperimentale ma il trapianto di midollo è l’unica garanzia di salvezza per il piccolo.  Dalle 14 alle 20 in Piazza Bra i volontari dell’associazione Save Moras stanno spiegando l’importanza della tipizzazione: un gesto di generosità ma anche di responsabilità.

Diventare potenziale donatore per aiutare tutte quelle persone, come il piccolo Alessandro Maria Montresor che hanno bisogno di un trapianto di midollo osseo, è un processo semplice. Per prima cosa bisogna avere tra i 18 e i 35 anni.  Tipizzarsi vuol dire, in sostanza, dopo un semplice prelievo entrare nel gigantesco database dei “possibili” donatori. Si stima che ci sia un donatore su centomila compatibile con un malato: da qui l’importanza di incrementare il numero dei donatori potenziali. Si può andare in ospedale in maniera autonoma oppure, per garantirsi l’appuntamento e rendere più agevole il tutto, ci si può far accompagnare  da associazioni come Save Moras. Dopo essere entrati nel registro dei donatori è possibile che non si venga mai chiamati, oppure che, in caso di compatibilità sia richiesta la disponibilità. Un tempo la donazione del midollo osseo era più dolorosa perché consisteva nel prelievo del midollo dalle ossa del bacino (la sensazione anche dopo qualche giorno era di aver ricevuto una “botta”), oggi il metodo in uso (8 donazioni su 10 vengono effettutate così) è simile alla donazione di piastrine: si chiama donazione da sangue periferico, in questo caso, prevede la somministrazione, nei 5 giorni precedenti la donazione, di un farmaco che promuove la crescita delle cellule staminali nel midollo osseo e il loro passaggio al sangue periferico. Tale tipologia di prelievo, indicata come aferesi, si avvale dell’utilizzo di separatori cellulari: il sangue prelevato da un braccio attraverso un circuito sterile entra in una centrifuga dove la componente cellulare utile al trapianto viene isolata e raccolta in una sacca, mentre il resto viene reinfuso nel braccio opposto. Il recupero post-donazione è rapido: nel giro massimo di uno-due giorni.

Proprio oggi  i volontari dell’associazione Save Moras, fondata dal calciatore dell’Hellas Verona Vangelis Moras, in ricordo del fratello Dimitris scomparso nel 2015 per leucemia, si sono dati appuntamento in piazza Bra, sfidando la pioggia, dalle 14 alle 20 con un banchetto, volantini, gadget e video per informare e coinvolgere sull’importanza della tipizzazione. C’è tempo cinque settimane per trovare un midollo compatibile per Alessandro. Ma sono tanti i piccoli Alex sparsi per l’Italia che rischiano di morire senza trapianto. 

Guarda l’intervista a Elisa Barana dell’associazione Save Moras: 

 

 

 

 

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