Taglio ai fondi di coesione: “In Veneto a rischio 2,1 miliardi”
A dirlo è il deputato veronese del Partito Democratico Diego Zardini, preoccupato per la «totale mancanza di una strategia per difendere gli interessi italiani là dove vanno tutelati, a Bruxelles. In ballo ci sono 43 miliardi di euro di programmazione, di cui 2,1 solo per il Veneto. Tuttavia, alle proposte di tagli netti ai programmi di coesione fatte dalla Commissione europea non c’è stata alcuna reazione da parte del nuovo governo».
Proprio alla luce di questa presunta assenza di attenzione del nuovo esecutivo, lo stesso Zardini si domanda: «Con quali proposte sulla riforma della politica di coesione il governo italiano arriverà al Consiglio europeo del 28 e 29 giugno?».
La Commissione europea, ha presentato ai primi di maggio una bozza di bilancio pluriennale 2021-2027 che prevede tra gli altri interventi un aumento di 2,5 volte delle risorse per la sicurezza, le politiche sui migranti e la costituzione di un corpo di agenti di frontiera, l’aumento dei fondi per la ricerca e innovazione e per il nuovo mercato unico digitale.
Per finanziare l’incremento degli interventi la proposta della Commissione è un taglio netto ai programmi di coesione, cioè alle politiche che tendono a ridurre le disparità regionali, creare posti di lavoro, aprire nuove opportunità commerciali e affrontare importanti questioni globali come il cambiamento climatico e le migrazioni.
«Il taglio proposto è del 10 per cento», ricorda Zardini, «ma per il Veneto potrebbe trattarsi di qualche punto percentuale in più perché a soffrire saranno le regioni più sviluppate, non quelle più arretrate. Mi chiedo tuttavia dove è l’Italia in questo momento. Il bilancio è oggetto di contrattazione tra gli stati e mentre vediamo Francia, Polonia, Ungheria e Spagna molto agguerriti nel difendere gli interessi delle proprie regioni, non abbiamo notizia dei nostri governanti, impegnatissimi su Twitter e Facebook, ma distanti dai tavoli dove si costruiscono le alleanze necessarie a portare a casa i risultati. Il governo precedente e pure il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani, avevano proposto di aumentare leggermente la quota di compartecipazione degli stati membri dall’attuale 1,03 per cento all’1,13 per cento del Reddito Nazionale Lordo. Ripeto, non sappiamo con quali idee andremo a Bruxelles e soprattutto con quali alleanze».
Per il Veneto e soprattutto per gli amministratori veneti «credo sia venuto il tempo di far sentire la propria voce», afferma il deputato. «Prima che tutte le decisioni siano prese e prima di doverci confrontare con eventuali tagli al bilancio europeo sui quali il nostro governo non è stato in grado di intervenire. C’è in piedi un’iniziativa del Comitato europeo delle Regioni che si chiama “Alleanza per la Coesione” e raccoglie tutti gli amministratori locali che chiedono a gran forza ai loro governi e al Consiglio europeo di mantenere intatte le politiche di coesione».
In Veneto, annuncia Zardini, «ci stiamo organizzando per fare fronte comune. La trattativa sul bilancio sarà lunga, durerà fino alla fine dell’anno nella migliore delle ipotesi. I sindaci e tutte le parti interessate si devono mobilitare e fare pressioni sul governo perché porti avanti un’agenda condivisa».
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