Lavoro e benessere: Verona nella “zona di equilibrio”

Redazione

| 17/04/2026
L’analisi di Unobravo evidenzia un buon bilanciamento tra opportunità e qualità della vita in riva all'Adige. Milano in fondo alla classifica, l'Italia arrancata in Europa.

Il 50% delle aziende italiane ha adottato politiche di benessere per i propri dipendenti. Il dato emerge dall’ultima analisi di Unobravo, che esplora l’equilibrio tra lavoro e vita privata (work-life balance) nelle città italiane ed europee. La ricerca considera fattori come il tasso di disoccupazione, lo stress lavoro-correlato, i tempi di pendolarismo e il reddito.

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La posizione di Verona

Verona si posiziona nella cosiddetta “Equilibrium Zone”. Con un punteggio di 6,33, la città scaligera si colloca nella parte centrale della classifica nazionale. Secondo lo studio, il capoluogo veneto offre una configurazione in cui dimensione professionale e qualità della vita coesistono senza evidenti polarizzazioni. Insieme a Verona, in questa fascia si trovano anche città come Brescia, Vicenza e Modena.

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La classifica nazionale

La distribuzione del benessere in Italia è variegata. Agli estremi si trovano situazioni opposte:

  • Bassa pressione: Messina guida la classifica con un indice di 7,97. La città siciliana presenta ritmi di vita più contenuti e bassi livelli di stress (0,6%), nonostante un tasso di disoccupazione elevato (11,5%).
  • Alta pressione: Milano chiude la classifica con il punteggio più basso (4,28). Il capoluogo lombardo soffre per l’alto stress lavoro-correlato (13,2%) e un mercato immobiliare oneroso, compensati però da un tasso di disoccupazione minimo (3%).

Il contesto europeo

A livello internazionale, l’Italia fatica a tenere il passo. Il nostro Paese occupa il 26° posto in Europa con un punteggio di 4,90. I valori relativi a ore lavorate (34 a settimana) e ferie (32 giorni) sono in linea con la media, ma pesano negativamente gli indicatori economici e sociali. Al vertice della classifica europea brilla la Danimarca (8,59), seguita da Finlandia e Lussemburgo.

Il commento dell’esperta

Il rischio di burnout non è legato solo alle ore passate in ufficio. Corena Pezzella, Clinical Manager di Unobravo, spiega: «In una prospettiva preventiva, il riconoscimento di una condizione stressante o di un potenziale burnout passa anche attraverso la consapevolezza e l’intervento precoce sui fattori di stress. Riconoscere i primi segnali, permette di agire precocemente».

Secondo l’esperta, è fondamentale leggere questi dati come indicatori di rischio. «Elementi come lunghe ore lavorative, tempi di pendolarismo elevati, pressione abitativa e instabilità economica possono contribuire nel tempo ad aumentare la fatica mentale e il carico di stress», conclude Pezzella.

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