Biennale, Borchia alla Commissione europea: «Non siamo in Unione Sovietica»
Redazione
«L’arte deve restare un ponte tra culture e popoli. Non può mai essere preda o diventare, in un nessun modo, ostaggio delle tensioni geopolitiche». Lo scrive Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, in una sua lettera inviata, ieri (15 aprile), alla Commissione europea, a seguito della decisione dell’Agenzia per l’istruzione e la ricerca (EACEA) di minacciare la sospensione dei fondi alla Biennale d’arte di Venezia.
Nel testo, Borchia esprime «forte rammarico» per una scelta che «rischia di colpire uno dei principali simboli della libertà culturale europea», «spianando la strada a una crescente politicizzazione» delle istituzioni artistiche.
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«La Biennale incarna il pluralismo, il dialogo e l’apertura. Colpirla significa indebolire dei fermi principi, non solo un evento – spiega Borchia nella sua missiva -. Le politiche europee devono restare coerenti, proporzionate e rispettose dell’autonomia culturale. Non possiamo permettere un asservimento del mondo artistico a logiche di potere politico centralizzato», conclude l’europarlamentare del Carroccio, evocando modi e metodi che «appartengono all’epoca dell’Unione Sovietica».
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