Il sindaco di Sommacampagna Bertolaso: «Sanità e sociale, momento di transizione delicato»
di Alessandro Bonfante
Fabrizio Bertolaso, sindaco di Sommacampagna, è stato ospite di “Un quarto d’ora con…” il format di interviste all’interno di “D Giovedì“, il contenitore serale in onda ogni settimana su Radio Adige Tv.
Bertolaso ha tracciato un bilancio su temi che spaziano dalla cultura alla gestione del territorio. Durante il colloquio, il primo cittadino ha illustrato l’ambizioso progetto del “Museo diffuso del Risorgimento“, volto a valorizzare i luoghi simbolo di Custoza, e ha affrontato le criticità legate alla viabilità.
Un passaggio significativo è stato dedicato alla nuova sfida come presidente del Consiglio di bacino Verona Nord per la nascita di Gespa, la società pubblica per la gestione dei rifiuti. L’intervista ha toccato anche nervi scoperti come la crisi demografica e le difficoltà burocratiche che frenano lo sviluppo dei piccoli comuni.
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Guarda l’intervista a Fabrizio Bertolaso
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Una sintesi dell’intervista
Partiamo dalla storia. Il territorio di Sommacampagna, e in particolare Custoza, sono luoghi fondamentali per il Risorgimento italiano. Ci sono novità importanti su questo fronte, corretto?
A me piace dire che Custoza è stata il teatro e la scenografia del Risorgimento italiano, una parte fondamentale della nostra storia nazionale. Da qualche anno stiamo lavorando al progetto del “Museo diffuso del Risorgimento“, che coinvolge numerosi comuni tra Lombardia, Veneto, Trentino ed Emilia Romagna. È un modello molto diffuso nel Nord Europa. Ci siamo resi conto che il Risorgimento non appartiene a un unico luogo fisico, ma si è svolto in un’area vastissima. L’idea è nata dall’associazione “Crea” e in particolare dallo storico Carlo Saletti. Abbiamo raccolto questa sfida e oggi siamo arrivati a una proposta di legge regionale per riconoscere e sostenere economicamente questa realtà. L’auspicio è che sempre più persone vengano a conoscere una parte di storia italiana a volte trascurata, forse perché le battaglie le abbiamo perse e sono meno “epiche” da raccontare, ma è proprio lì che si è fatta l’Italia.
Restando sul territorio, parliamo di infrastrutture. Per la frazione di Caselle è stata aperta una nuova variante stradale. Qual è l’obiettivo di quest’opera?
Pochi giorni fa è stata aperta la variante di via dell’Artigianato. È un’opera realizzata dal Comune in collaborazione con l’aeroporto, la Provincia di Verona e il Consorzio Zai, che per la prima volta ha operato fuori dal comune capoluogo. Questo intervento ci permette di togliere il traffico pesante dal centro di Caselle: via Verona, che era la strada più trafficata del nostro comune, oggi è una via restituita ai cittadini dove i bambini possono tornare a giocare. Caselle subisce un carico ambientale pesantissimo: il 73% del sedime aeroportuale è sul nostro territorio, siamo all’incrocio tra A4 e A22 e abbiamo le linee ferroviarie ad alta velocità. Queste opere di mitigazione sono fondamentali per dare respiro ai residenti.
Oltre al traffico pesante, c’è un’attenzione particolare anche alla mobilità dolce.
Siamo in una posizione strategica anche per le opere positive. Entro fine anno verrà aperto il tratto della ciclabile del Sole Verona-Firenze che attraversa il nostro territorio. È un’infrastruttura su cui crediamo molto per promuovere un “turismo lento”, quello di un ospite che non viene per “prendersi” il territorio ma per goderne in modo rispettoso. Crediamo che nei prossimi anni questo settore avrà uno sviluppo importante.
Parlando di servizi ai cittadini, la sanità e il sociale sono temi caldi. Come state affrontando la transizione verso i nuovi Ambiti Territoriali Sociali (ATS) e le Case di Comunità?
Siamo in un momento di transizione delicato. Sul sociale il Comune ha competenza diretta, mentre sulla sanità abbiamo un interesse di riflesso: il cittadino, quando qualcosa non funziona, chiama il sindaco perché è la figura più vicina. Stiamo passando dal vecchio sistema a qualcosa di nuovo, di cui ipotizziamo i vantaggi ma non conosciamo ancora le criticità. La mia preoccupazione riguarda i periodi transitori: il rischio è che i vecchi servizi chiudano prima che i nuovi siano pienamente operativi. Come sindaci stiamo chiedendo all’Ulss e alla Regione di vigilare affinché non si creino vuoti di servizio che danneggerebbero le famiglie.
Lei ricopre anche il ruolo di presidente del Consiglio di bacino Verona Nord. Qual è la sfida legata alla gestione dei rifiuti e alla nuova società Gespa?
È una sfida ambiziosa che coinvolge 58 sindaci della fascia nord di Verona. Abbiamo deciso di far partire una società totalmente pubblica per la raccolta “in-house”, di proprietà dei comuni. Il servizio dovrebbe partire ufficialmente il primo giugno. La riflessione alla base è semplice: i rifiuti sono un settore delicato ed è opportuno che gli amministratori locali abbiano il controllo diretto. Parliamo di un fatturato di circa 80 milioni l’anno e di un appalto che, su 15 anni, supera il miliardo di euro. Gestendolo noi, gli utili rimarranno sul territorio e avremo la responsabilità diretta dell’utilizzo corretto di queste risorse.
Se lei potesse agire a livello nazionale, cosa farebbe per semplificare la vita dei comuni?
Il primo tema è la sburocratizzazione. Oggi la burocrazia, specialmente quella legata agli appalti pubblici, sta ingessando il Paese. Molti comuni hanno milioni di euro bloccati in procedure nate ai tempi di Tangentopoli per scopi di controllo, ma che oggi sono diventate controproducenti e allungano i tempi d’investimento in modo insostenibile. Il secondo tema sono le assunzioni: il ruolo del dipendente comunale non è più appetibile economicamente e normativamente rispetto al privato. Abbiamo enormi difficoltà a reperire figure tecniche, e senza personale non si possono gestire i bandi, inclusi quelli del Pnrr.
Ci sono poi temi a livello nazionale di denatalità e difficoltà a trovare casa.
Nel 2025 abbiamo avuto solo 69 nati: è il dato peggiore degli ultimi cinquant’anni. Negli anni ’70, con 10mila abitanti, nascevano oltre 200 bambini l’anno. Oggi, con 14.500 abitanti, siamo scesi sotto i 70. È un trend nazionale, ma dobbiamo chiederci cosa fare localmente. I costi per una famiglia sono enormi e i prezzi delle case continuano a lievitare senza essere in linea con gli stipendi. A Sommacampagna abbiamo circa 300 edifici non utilizzati o ruderi, ma spesso la burocrazia necessaria per ristrutturarli è così complessa e costosa che non conviene più sistemarli. Questo porta a uno spreco di territorio e impedisce alle giovani coppie di trovare casa.
Sul fronte sicurezza, i comuni sono spesso chiamati in causa. Qual è la vostra strategia?
Abbiamo investito molto in un sistema di oltre 40 telecamere con lettura targhe, che riteniamo lo strumento più efficace per contrastare sia la micro che la macrocriminalità. C’è però un paradosso: le leggi sulla privacy a volte ci impediscono di comunicare i risultati eccellenti che otteniamo in collaborazione con le Forze dell’ordine. Mi dispiace non poter dare sempre risalto a queste operazioni, ma il sistema funziona e continueremo a potenziarlo.
Chiudiamo con una domanda personale: il sindaco fa spesso da “parafulmine” per problemi che non può gestire direttamente. Quindi le chiedo… Chi glielo fa fare?
Qualche settimana fa dei ragazzini a scuola mi hanno chiesto proprio questo. Credo che non si “arrivi” a fare il sindaco per ambizione pura, ci si trova a farlo per una serie di condizioni. Si inizia con il desiderio di fare qualcosa di buono per la propria comunità. Qualcuno mi ha chiesto se avessi paura di perdere le elezioni: la verità è che la paura vera arriva quando vinci, perché da quel momento tocca a te agire. Serve una passione enorme, altrimenti non si potrebbe fare.
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