Flavio Pasini: «Se un sindaco non decide, non è un sindaco»

di Alessandro Bonfante

| 14/04/2026
Negli studi di Verona Network, per il format "Un quarto d'ora con...", l'intervista Flavio Massimo Pasini, sindaco di Nogara (prima che Presidente della Provincia).

Flavio Massimo Pasini, primo cittadino di Nogara e Presidente della Provincia di Verona (qui l’intervista sulla Provincia), è l’ospite di questa puntata di “Un quarto d’ora con…”, il format di interviste all’interno di “D Giovedì” in onda su Radio Adige TV.

Pasini traccia un bilancio dell’attività amministrativa nel suo comune, partendo però da un evento fortemente simbolico per la comunità nogarese: la demolizione della vecchia chiesa parrocchiale, che lascerà il posto a un edificio più moderno e funzionale.

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Guarda l’intervista a Flavio Pasini

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Una sintesi dell’intervista

Sindaco, lei è già stato nostro ospite come Presidente della Provincia, ma oggi ci focalizziamo su Nogara. Partirei da una novità importante: i lavori per la nuova chiesa. La comunità ha condiviso un momento di preghiera prima della demolizione del vecchio edificio e ora il cantiere è partito. È un segno importante per il paese, vero?

Direi di sì. Quella chiesa aveva quasi settant’anni; ormai la vedremo così solo nelle fotografie. Io, come molti concittadini, sono nato con quell’edificio: poteva piacere o meno, ma era la nostra chiesa, il luogo in cui la comunità si riconosceva. Lì sono custoditi i ricordi di tutti noi, dai momenti d’infanzia ai matrimoni, fino ai funerali. Era il posto simbolo. Ora è stata rasa al suolo per problemi strutturali insormontabili, ma sorgerà una nuova chiesa. Sarà un edificio che acquisirà la sua storicità nel tempo e resterà il centro della vita comunitaria. Abbiamo preso accordi precisi con i parroci e con il Vescovo per fare in modo che questo luogo di culto, seppur più piccolo perché i tempi sono cambiati, offra maggiori possibilità ai giovani, diventando un punto di riferimento formativo per il loro tempo libero.

Oltre alle esigenze spirituali, ci sono quelle pratiche. A Nogara c’è una risorsa fondamentale: la Casa di Comunità. Di cosa si tratta esattamente e come funziona?

La Casa di Comunità sorge sull’area dell’ex ospedale Stellini. Vedere quella struttura deperire anno dopo anno, dopo che per decenni era stata un punto di riferimento per le acuzie e le nascite, è stato un colpo al cuore. Tuttavia, con lo spirito di voler costruire un futuro migliore, siamo riusciti a salvarla. La struttura è stata adeguata sismicamente e una parte di essa ha ospitato la REMS regionale. Ora, con un investimento di 12 milioni di euro, la REMS avrà una nuova sede staccata e l’ex ospedale ospiterà l’Ospedale di Comunità, la Casa di Comunità e i medici di base. È una scommessa per la Regione Veneto: unire il sociale e l’ospedaliero. All’interno i cittadini troveranno ambulatori, medici e assistenti sociali. L’Ospedale di Comunità, al piano superiore con circa 20-24 posti letto, servirà a chi, dopo un’operazione, non ha assistenza a casa e ha bisogno di due o tre settimane per rimettersi in sesto prima di tornare alla vita quotidiana.

Cambiando argomento, l’estate scorsa trenta sindaci della Pianura Veronese hanno firmato una lettera indirizzata al Governo per chiedere più sicurezza, segnalando episodi di violenza, vandalismo e caporalato. Da quel grido d’aiuto si è sbloccato qualcosa?

Quella firma, avvenuta nella sala consiliare di Nogara, è stata un momento importante. L’idea è partita da Legnago e Cerea e ha coinvolto tutto il territorio. Da soli, noi sindaci possiamo fare tanto, ma su un territorio così vasto si rischia di incidere poco. Lavorare in squadra, una lezione che abbiamo imparato durante il Covid, ci facilita. Questo “fare rete” porterà nei prossimi mesi all’avvio del progetto per il nuovo commissariato a Legnago. Non ci interessa solo la struttura, ma avere più personale sul territorio. Verona e provincia hanno un’unica Questura, spesso sovraffollata; altre città simili hanno più commissariati. Come sindaci abbiamo deciso di mettere a disposizione risorse per il progetto proprio per ottenere in cambio maggiore sicurezza.

Molti suoi colleghi lamentano il peso della burocrazia italiana. C’è un modo per migliorare la situazione o dobbiamo rassegnarci?

Noi non ci arrendiamo mai, ma dobbiamo fare i conti con la realtà: è impensabile realizzare un’opera pubblica in poco tempo. Purtroppo, tra “lacci e lacciuoli”, anche per una semplice strada servono tre o quattro anni. Oltre alla burocrazia, oggi soffriamo per la carenza di personale. Colgo l’occasione per lanciare un appello: la Pubblica Amministrazione ha bisogno di professionisti e tecnici. I giovani preparati che hanno voglia di mettersi in gioco troveranno sicuramente lavoro da noi. Abbiamo bisogno del loro entusiasmo per accelerare i tempi di realizzazione delle opere.

A proposito di opere, cosa c’è attualmente in cantiere a Nogara?

Abbiamo molti cantieri aperti, dai parchi comunali in centro a quelli in periferia. Ma l’opera su cui stiamo lavorando da anni, con un percorso burocratico complicato ma che sono fiducioso di portare a casa, è la nuova tangenziale. Dobbiamo liberare il centro di Nogara dal traffico pesante. Cinquant’anni fa l’incrocio tra le due statali era il vanto del paese, oggi è una penalizzazione a causa degli innumerevoli camion. Progettare un’arteria simile oggi è difficile: i costi delle materie prime, come asfalto e cemento, sono aumentati del 30% dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Non possiamo permetterci di sbagliare: serve un progetto ragionato che coinvolga tutto il territorio.

Per chiudere, tra difficoltà amministrative e cittadini che chiedono risposte immediate, chi glielo ha fatto fare di fare il sindaco?

È una domanda che potreste fare a ogni mio collega. Si parte con lo spirito di volersi mettere in gioco per migliorare le cose. Non bisogna farsi prendere dallo sconforto. Ci sono momenti positivi e altri negativi, ma bisogna mantenere una linea. Non dobbiamo mai pensare «chi me l’ha fatto fare», ma andare avanti con positività. Spesso ci uniamo tra sindaci proprio per questo: ogni sindaco, nel momento della decisione, è solo. E se un sindaco non decide, non è un sindaco. Avere il conforto di altri colleghi che vivono le stesse problematiche è fondamentale per tutti noi.

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