Ospedale di Legnago, il sindaco Longhi: «Nel 2027 la prima pietra»

di Alessandro Bonfante

| 13/04/2026
Negli studi di Verona Network, per il format "Un quarto d'ora con...", l'intervista Paolo Longhi, sindaco di Legnago.

Paolo Longhi, sindaco di Legnago, guida quella che chiama «capitale della Bassa» in una fase di crescita demografica e rigenerazione urbana. Ospite di “D Giovedì” su Radio Adige TV, nel format “Un quarto d’ora con” ha analizzato i principali dossier del territorio: dal recupero dell’ex caserma Rebora al maxi-investimento per il nuovo ospedale Mater Salutis, fino ai temi della sicurezza e delle infrastrutture.

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Guarda l’intervista a Paolo Longhi

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Una sintesi dell’intervista

Partiamo dalle ultime novità: a Legnago si appresta a chiudersi un capitolo lungo decenni riguardante l’ex caserma Rebora, uno stabile in disuso e diroccato in pieno centro. Quali sono le prospettive?

È un immobile inutilizzato da decenni. Fu una caserma negli anni ’30, poi con i bombardamenti e la fine della guerra venne riutilizzato dal Comune per usi impropri, tra cui quelli scolastici. Per anni l’abbiamo richiesto allo Stato e finalmente siamo arrivati al punto di svolta. Abbiamo affidato un parere all’Avvocatura di Stato e sembra ci sia l’opportunità di trovare un punto d’intesa tra l’amministrazione comunale e quella militare. Se così sarà, dopo ottant’anni metteremo la parola fine a un diverbio e il Comune potrà riottenere l’immobile per abbatterlo. Almeno non avremo più questa bruttura nel centro di Legnago.

Dalle vecchie infrastrutture a quelle nuove per i giovani: nel futuro prossimo ci sono una scuola media e un asilo nido. A che punto siamo?

Sono molto soddisfatto: si sono buttati i semi nella precedente amministrazione per realizzare scuole belle, nuove e sicure. A Porto di Legnago la nuova scuola media “Cavalcaselle” potrà essere inaugurata a breve; resteranno poi alcuni lavori per il collegamento con i parcheggi. Per quanto riguarda l’asilo a San Pietro di Legnago, è stato realizzato a tempo di record: una struttura in legno performante pronta nel giro di qualche mese grazie anche ai contributi del PNRR. Dovremmo inaugurarla tra la fine della primavera e l’inizio dell’estate.

Parliamo di viabilità. La passerella sul ponte Principe Umberto è stata chiusa dopo una perizia che segnalava gravi corrosioni. Cosa sta succedendo a quella struttura?

Accade ciò che purtroppo vediamo spesso con le infrastrutture moderne: esistono ruderi romani di centinaia di anni ancora funzionali, e poi ci sono opere fatte appena vent’anni fa che sono già al capolinea. È il caso della passerella realizzata nel 2004, dove la mancanza di zincatura ci costringe oggi a rifarla completamente. Questa amministrazione si caratterizzerà proprio per la manutenzione straordinaria dell’esistente. Solo per la messa in sicurezza del terzo pilone in alveo, che sta sotto quella passerella, l’anno scorso abbiamo speso oltre 1,5 milioni di euro. I lavori dovranno partire a giugno perché l’ARPAV non ci consente di intervenire prima per problemi legati al ripopolamento ittico. Il ponte resta un’arteria fondamentale per unire i due brani della città divisi dall’Adige.

L’ospedale Mater Salutis sta per affrontare una ricostruzione completa. Cosa rappresenta per la città?

C’è una rigenerazione che si inserisce in un momento di crescita per la città: dopo 35 anni siamo in aumento demografico, non solo per gli stranieri ma per una popolazione anziana che vive più a lungo e per gli spostamenti dai paesi vicini verso quella che è la cosiddetta «capitale della Bassa». L’investimento di Stato e Regione sul nostro ospedale è tra i più importanti nel sistema veneto: trecento milioni di euro per la demolizione e ricostruzione del nuovo nosocomio. Siamo in rampa di lancio: ho incontrato il direttore generale dell’ULSS 9, Pietro Girardi, che è un gradito ritorno a Legnago. Se non ci saranno intoppi o ricorsi, nel 2027 vedremo la posa della prima pietra. A giugno inaugureremo anche la “Casa della Comunità” per le prime cure e la medicina del territorio. Inoltre, questo mese entrerà in funzione un nuovo macchinario per la medicina nucleare da 800mila euro.

Anche sul fronte del sociale Legnago e i comuni limitrofi hanno accelerato sulla rivoluzione degli ATS. Qual è la strategia?

Il nostro ambito territoriale sociale (ATS) è tra i più pronti. Abbiamo trovato la sintesi tra tutti i comuni del bacino immaginando di costituire un consorzio, la forma più pubblica possibile. La sede amministrativa sarà a Legnago e ci sarà un incremento degli investimenti. Sociale significa dare risposte a tutte le fasce d’età e su questo il nostro territorio ha fatto bene a guardare unito verso un unico obiettivo.

C’è poi il tema del commissariato di Polizia, un presidio molto atteso per la pianura veronese. A che punto è la “squadra” dei sindaci?

Diamo per scontato che si farà. La cosa che più mi è piaciuta è che abbiamo formato una squadra compatta tra i sindaci della bassa, o della «pianura di oggi» come piace dire a me. Lo Stato farà la sua parte dalla primavera del 2027, ma noi come Comune di Legnago abbiamo già messo a disposizione del Provveditorato 300mila euro per la progettazione. Molti altri comuni, coordinati dalla Provincia, hanno messo a disposizione 2 euro per abitante. È un esempio di grande fratellanza tra sindaci, indipendentemente dal colore politico, per risolvere i problemi concreti della gente.

Sui rifiuti la situazione è complessa. Parliamo della discarica di Torretta di Legnago: qual è il suo futuro?

I rifiuti da qualche parte dobbiamo metterli e Torretta recepisce solo il secco (RUR). Il problema è che siamo all’ultimo atto: dal 1998 l’Unione Europea chiede di preferire gli inceneritori alle discariche. Impianti che però sono stati fatti a Vicenza, Venezia o Padova, mentre la provincia di Verona ne è priva. Se quest’anno non arriva il via libera della Regione per la rimodulazione morfologica, finirà l’unico impianto pubblico di una certa dimensione per il secco. Senza impianti pubblici avremo sempre il petrolio ma ci mancheranno le raffinerie. Ricordo agli amici ambientalisti che “pubblico” significa più certezze e sicurezza.

Il centro natatorio ha avuto recentemente dei problemi gestionali. Come pensate di risolverli?

Dico sempre che l’ottimo è nemico del buono. Quando si fa un contratto eccessivamente a vantaggio del Comune, i nodi tornano al pettine. Il contratto prevedeva che il privato facesse oltre 2 milioni di lavori senza contributi comunali e con tutte le manutenzioni a suo carico. L’aumento dei costi e la disaffezione post-Covid mettono a rischio la gestione. Affronteremo il tema in Consiglio comunale, tutti insieme e senza barriere ideologiche, per trovare la soluzione migliore.

Sindaco, lei ha completato tutto il “cursus honorum” nell’amministrazione di Legnago. Chi glielo fa fare di affrontare un impegno così gravoso?

Me lo sono chiesto tante volte anch’io. Sono impegnato da molti anni e mi mancava solo questa “figurina”. Legnago è il comune dove sono nato, mi sento legato alla comunità e cerco di lasciare un segno positivo per mio figlio e per la gente che ama questa città. Non c’è motivo diverso dalla passione per la politica e per la buona amministrazione. Fare il sindaco nella bassa è diventato complicato: non abbiamo grandi interessi edilizi o speculazioni urbanistiche, ma abbiamo una cittadina da difendere e occorre impegnarsi per lasciare qualcosa di aggiunto rispetto a chi è venuto prima di noi.

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