Rizza, avviato il percorso di aggregazione al Comune di Villafranca
Redazione
La frazione della Rizza, territorio urbanisticamente compatto ma amministrativamente diviso tra tre comuni, compie un passo decisivo verso una possibile riunificazione. Il Consiglio comunale di Verona ha infatti approvato la proposta di deliberazione n. 12/2026 che avvia il percorso per l’aggregazione della frazione al Comune di Villafranca di Verona. Il provvedimento è passato con 21 voti favorevoli, 2 astenuti e 5 non espressi, aprendo ufficialmente l’iter che potrebbe portare a un referendum tra i residenti.
La questione della Rizza rappresenta da anni un’anomalia amministrativa. Pur essendo percepita come un unico quartiere, la frazione è suddivisa tra tre comuni: Verona, Castel d’Azzano e Villafranca di Verona. Una frammentazione che coinvolge circa 2.400 abitanti – 415 nel territorio veronese, 792 a Castel d’Azzano e 1.189 a Villafranca – e che, secondo l’amministrazione, ha generato criticità crescenti, soprattutto nel periodo successivo alla pandemia.
Come ha spiegato l’assessore al Decentramento Federico Benini, «l’obiettivo è rispondere a un’esigenza che nasce direttamente dal territorio: quella di una comunità che si riconosce come unitaria, ma che si trova divisa sul piano amministrativo. In questo senso, il percorso avviato rappresenta un tentativo di semplificazione e razionalizzazione, oltre che di maggiore coerenza nella gestione dei servizi».
Un elemento chiave a sostegno della proposta è rappresentato dalla consultazione locale svolta nel 2023. In quell’occasione hanno partecipato 1.139 cittadini, circa la metà dei residenti, e il risultato ha evidenziato un orientamento netto: 678 preferenze per Villafranca, 412 per Castel d’Azzano e appena 42 per Verona. Un dato che, pur non avendo valore vincolante, ha fornito un’indicazione chiara delle intenzioni della popolazione.
Sulla base di questi risultati, il Consiglio ha dato il via alla richiesta formale alla Regione Veneto, da presentare entro il 30 aprile 2026. Questo passaggio è indispensabile per arrivare al referendum, che sarà il momento decisivo per sancire – o eventualmente respingere – il cambiamento dei confini amministrativi.
Dal punto di vista istituzionale, l’operazione non comporterebbe conseguenze rilevanti per il Comune di Verona, che resterebbe comunque sopra la soglia dei 250.000 abitanti, né altererebbe gli equilibri della quinta circoscrizione.
Il dibattito in Consiglio comunale ha però evidenziato sensibilità diverse. Fabio Segattini, consigliere del Partito Democratico, ha sottolineato come la richiesta sia «comprensibile perché nasce dal basso, pur richiamando l’attenzione sulla necessità di tutelare le aree agricole e gli interessi strategici di Verona, soprattutto in vista di future trasformazioni infrastrutturali».
Più critica la posizione della consigliera Carla Padovani di Verona PER, che ha espresso perplessità «sia per i circa 400 residenti veronesi coinvolti sia per il tema, più generale, della perdita – seppur limitata – di territorio e popolazione per il capoluogo, che va valutata con attenzione».
Di segno favorevole, invece, l’intervento del consigliere PD Alberto Falezza, che ha evidenziato che «come gruppo abbiamo condiviso il percorso anche con i territori coinvolti, in un’ottica di coordinamento. Il sondaggio del 2023, pur con i suoi limiti, ha espresso un orientamento chiaro dei cittadini. Per questo sosteniamo la delibera come passaggio coerente con quanto emerso».
A chiudere il confronto è stato un altro consigliere PD, Antonio Benetti, che ha invitato alla prudenza: «Questa delibera rappresenta un passaggio delicato e non possiamo dare per scontata la volontà dei cittadini, che si esprimeranno solo con il referendum. Oggi la proposta appare squilibrata, con Verona che cede oltre 70 ettari a fronte di 415 abitanti. Serve quindi una revisione più equa e razionale prima di arrivare alla decisione finale».
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