Palù, il sindaco Farina: «Qui si sta bene, anche se nei piccoli comuni sono diminuiti i servizi»
Redazione
Nuovo appuntamento con “Tutti Amici – Uno di noi” su Radio Adige TV, la rubrica che dà voce ai sindaci del territorio. Ospite della puntata è stato Francesco Farina, sindaco di Palù, piccolo comune della Bassa veronese che, tra progetti, tradizioni e memoria storica, continua a costruire il proprio futuro senza dimenticare le radici.
Sindaco Farina, come si vive oggi a Palù?
A Palù si sta bene, anche se una volta si stava meglio. Il problema principale è quello dei servizi: nei piccoli comuni sono diminuiti molto. Per esempio siamo stati 12 anni senza bancomat e siamo riusciti a ripristinarlo solo qualche mese fa.
Nonostante questo, però, ci sono anche progetti importanti.
Sì, abbiamo realizzato un nuovo polo scolastico che comprende scuola primaria, asilo e nido. È stato un investimento importante, con un contributo di circa 2 milioni di euro su fondi europei. È stata un’avventura complessa, soprattutto per un piccolo comune, ma siamo riusciti a portarla a termine e la scuola è stata inaugurata lo scorso settembre. Si chiama “Polo scolastico del rispetto e della tolleranza”: un nome che vuole essere sia un messaggio che un monito, perché oggi sono valori fondamentali che rischiano di venire meno.
Parliamo anche di tradizioni e momenti di festa.
La sagra si svolge a metà maggio ed è un momento importante per il paese. Partecipano giovani, adulti e anziani, anche se ognuno vive la festa a modo suo. Però la manifestazione che unisce di più è il carnevale di Palù. Oggi non ci sono più i grandi carri di una volta, perché chi li costruisce spesso preferisce andare nei carnevali più grandi, ma resta una festa molto sentita. Il protagonista è il “re del minestrone” e si mangia di tutto: minestrone, gnocchi, porchetta, spiedo.
Una tradizione gastronomica importante.
Sì, in passato c’era anche il famoso ristorante della famiglia Pennacchioni, conosciuto soprattutto per le trippe. Negli anni ’60 e ’70 arrivavano persone da Verona per mangiarle. Oggi purtroppo le trattorie sono scomparse, ma resta il ricordo di una tradizione molto forte.
Parliamo anche del patrimonio storico.
Abbiamo una chiesa del 1100 molto importante. Negli anni ’50-’60 è stata costruita una nuova chiesa e quella antica è stata abbandonata, vandalizzata e depredata. Nel 2012 siamo riusciti a ottenere un contributo dal ministero e l’abbiamo restaurata completamente. Oggi è sede della biblioteca e viene utilizzata anche per eventi e consigli comunali. Durante i lavori sono state scoperte anche due tombe nella navata centrale, una di un parroco dell’Ottocento e una di una benefattrice della zona.
Un ricordo legato a Radio Adige?
Mi ricordo le prime radio libere, circa cinquant’anni fa. Io stesso collaboravo con una radio che si chiamava Onda Europa. Nel 1978 conducevo una trasmissione sui Mondiali di calcio in Argentina, andando in diretta di notte per seguire le partite. Erano tempi molto diversi, ma affascinanti.
E il calcio com’è cambiato?
In campo è cambiato relativamente poco, è più veloce e fisico. Ma fuori è cambiato tutto: negli anni ’60 e ’70 le società erano composte da poche figure, presidente, segretario e allenatore. Erano ambienti molto più ristretti, dove tutti si conoscevano e c’era anche amicizia.
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