A Verona un progetto di ricerca sugli sport paralimpici invernali

Redazione

| 16/03/2026
Presentato a Verona un progetto scientifico su sport paralimpici invernali promosso dalla Fondazione Giuseppe Manni e dall’Università di Verona. L’iniziativa punta a migliorare accessibilità, ricerca e inclusione.

È stato presentato venerdì il progetto dedicato agli sport paralimpici invernali, nel contesto delle iniziative legate ai XIV Giochi Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026, organizzato dalla Fondazione Giuseppe Manni, in collaborazione con l’Università di Verona e con il patrocinio del Comune di Verona.

Il progetto di ricerca, coordinato dal Prof. Federico Schena del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona, rappresenta un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni, mondo accademico e territorio con l’obiettivo di promuovere l’accessibilità alla pratica sportiva per le persone con disabilità e di approfondire, attraverso evidenze scientifiche, gli aspetti biomeccanici, fisiologici e prestativi delle discipline paralimpiche.

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«Questa è davvero un’attività di ricerca e di conoscenza molto importante,- ha commentato l’assessora alle Politiche educative e scolastiche Elisa La Paglia – che ci permetterà di attivarci sempre di più per la salute dei cittadini e delle cittadine, anche quando la fisicità ci porta verso percorsi sportivi diversi, come nel caso dello sport paralimpico. Anche questa è la legacy, anche se immateriale, che ci lasciano le Paralimpiadi. L’impegno del Comune è quello di tradurre questo lavoro in azioni concrete, portandolo sui temi dell’equità, dell’inclusione – anche scolastica – e del benessere per tutte e per tutti».

«Grazie al sostegno della Fondazione Giuseppe Manni – ha aggiunto Daniel Elber, consigliere della Fondazione Giuseppe Manni ETS – è stato sviluppato un programma integrato di ricerca, formazione e divulgazione che ha coinvolto ricercatori, atleti e realtà sportive del territorio, contribuendo a rafforzare il ruolo di Verona come luogo di riferimento per la promozione dei valori dello sport, dell’inclusione e dell’innovazione scientifica».

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Secondo i dati ISTAT, infatti, solo il 14,4% delle persone con disabilità pratica attività fisica e appena il 9,1% pratica sport, rispetto al 36,6% delle persone senza disabilità, evidenziando la necessità di continuare a investire in ricerca, accessibilità e sensibilizzazione.

«I dati ci ricordano però che l’accesso alla pratica sportiva per le persone con disabilità è ancora limitato. Per questo è fondamentale – ha spiegato la consigliera comunale Annamaria Molino, vicepresidente della associazione Rete Citta Sane dell’Oms – continuare a investire in ricerca, accessibilità e opportunità. Proprio per questo iniziative come questa si inseriscono pienamente nelle finalità della Rete Città Sane, che promuove politiche urbane capaci di migliorare la salute e la qualità della vita delle persone, ridurre le disuguaglianze e favorire comunità più inclusive».

Come hanno spiegato Mirta Fiorio, professoressa ordinaria di Neuropsicologia e Neuroscienze Cognitive del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento dell’Università di Verona e Valentina Cavedon, ricercatrice dello stesso Dipartimento impegnata nelle attività scientifiche del progetto, le attività di ricerca hanno «riguardato diversi ambiti dello sport paralimpico, tra cui l’analisi biomeccanica del gesto sportivo nello sci di fondo paralimpico (cross-country sit skiing), la valutazione della composizione corporea e dello stato di salute degli atleti, lo studio dei sistemi di classificazione sportiva e lo sviluppo di strumenti tecnologici per la simulazione dell’allenamento e il monitoraggio delle prestazioni in laboratorio. Il progetto ha inoltre favorito lo sviluppo di collaborazioni con associazioni sportive e iniziative di divulgazione scientifica rivolte al territorio».

Parallelamente alle attività di ricerca, il programma ha promosso momenti di incontro, eventi divulgativi e attività di supporto agli atleti con disabilità, contribuendo alla diffusione della cultura dello sport paralimpico e all’integrazione tra ricerca scientifica e pratica sportiva.

L’atleta paralimpico veronese Manuel Pozzerle, para-snowboarder e medaglia d’argento nello snowboard cross alle Paralimpiadi Invernali di PyeongChang 2018, ha portato la propria testimonianza sul valore dello sport paralimpico e sul rapporto tra ricerca scientifica e pratica sportiva.

«La ricerca è fondamentale, nello sport come nella vita. Senza ricerca – ha sottolineato Pozzerle – io oggi non avrei una protesi che mi permette di guidare, allacciarmi le scarpe o allenarmi, e molti miei colleghi non potrebbero camminare, correre o gareggiare. Significa sperimentare, sbagliare, adattarsi e cercare continuamente soluzioni nuove. Anche nel mio percorso, insieme a tecnici e professionisti, abbiamo fatto ricerca per trovare ciò che funzionava meglio per me. Se vogliamo migliorare davvero, nello sport e nella società, questa è l’unica strada possibile».

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