Soccorso Alpino: il Veneto tra le regioni più colpite
Redazione
Attorno alle 13 di oggi una squadra del Soccorso alpino di Verona è intervenuta lungo il Sentiero del Pellegrino, sotto il Santuario della Madonna della Corona, per soccorrere un’escursionista di 65 anni rimasta ferita a una caviglia durante la discesa. L’episodio, concluso con il trasporto della donna in barella fino all’ambulanza, è solo l’ultimo di una lunga serie di interventi che continuano a impegnare le squadre di emergenza sulle montagne veronesi.
Un’attività che, negli ultimi anni, non accenna a diminuire. I dati del Soccorso alpino indicano infatti una pressione costante sul sistema di soccorso, con il Veneto tra le regioni più coinvolte a livello nazionale e con numerosi interventi concentrati proprio sui sentieri del Monte Baldo e della Lessinia, sempre più frequentati da escursionisti e turisti.
I numeri in Veneto e a Verona
Nel 2024, il Soccorso Alpino e Speleologico Veneto (SASV) ha infatti portato a termine 1.081 interventi, assistendo complessivamente 1.225 persone. Il bilancio delle vittime in regione è salito a 61 decessi, segnando un aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente.
Nel territorio veronese gli interventi si sono concentrati principalmente sui sentieri e sulle pareti della Lessinia e del Monte Baldo.
L’escursionismo è l’attività più soccorsa
Analizzando le attività svolte dagli utenti al momento dell’incidente, l’escursionismo domina la statistica con il 55,7% delle persone soccorse. Seguono:
- Sci in pista: 7,4%;
- Vie ferrate: 5,5% (in calo rispetto al 2023);
- Mountain bike ed e-bike: 4,5%;
- Parapendio: 2,3% (attività segnalata in forte sviluppo, specialmente nella fascia delle Prealpi Venete).
Il fenomeno degli escursionisti “stanchi” o impreparati
Un dato che preoccupa i tecnici è l’impennata di richieste d’aiuto da parte di persone illese. Si tratta di escursionisti che chiamano il 112 non per infortunio, ma per stanchezza, perdita di orientamento o sottovalutazione dei tempi del percorso. In Veneto, gli incidenti legati a incapacità, ritardi e mancanza di preparazione fisica rappresentano ormai il 30% dei casi totali. Le “cadute” e le “scivolate” restano comunque la causa principale (33,7%).
Si nota un aumento dei casi legati alla «mancata preparazione fisica e psicofisica, la perdita dell’orientamento e l’incapacità, i ritardi». Queste voci pesano ora per il 30% dei soccorsi complessivi, superando il 29,3% registrato nel 2023. Anche il “malore”, spesso collegato a una scarsa condizione fisica, è in aumento e si attesta all’11,8%. Restano invece molto alti, seppur in lieve calo, i dati su “cadute” e “scivolate”, che insieme rappresentano il 33,7% degli eventi totali.
Consigli per la sicurezza
Il CNSAS e il CAI, attraverso la campagna “Sicuri in montagna”, ricordano l’importanza della prevenzione. Ecco i punti fondamentali:
- Pianificazione: consultare sempre i bollettini meteo e quelli nivologici (AINEVA).
- Limiti personali: scegliere itinerari adatti alla propria preparazione fisica e tecnica.
- Attrezzatura: in inverno sono indispensabili ARTVA, pala e sonda, oltre a un abbigliamento adeguato e una lampada frontale.
- Tecnologia: app e intelligenza artificiale sono strumenti utili ma, come avverte il CNSAS, «non possono sostituire l’esperienza e la valutazione reale delle condizioni sul terreno».
In caso di emergenza, è necessario contattare il 112 fornendo indicazioni precise sulla posizione e sulla dinamica dell’evento per permettere un intervento rapido ed efficace.
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