Inquilini sfrattati da un Fondo “etico”: «Comprate o andatevene»
Redazione
Le lettere sono arrivate scaglionate a partire da giugno 2025, riportando scadenze diverse, distribuite sull’arco di un anno circa, da giugno 2026 ad aprile 2027. Tutte accomunate da un’unica richiesta: riconsegnare l’appartamento entro la data indicata.
È così che una quarantina di famiglie del condominio “Il Borgo”, il primo esperimento di social housing della città di Verona, situato in via Bruto Poggiani, ad un passo da Fiera, ex Magazzini Generali e Parco di Santa Teresa, si trovano a vivere uno stato di profonda angoscia per la prospettiva di dover lasciare la casa assegnata dal Fondo ‘etico’ “Veneto Casa”, in cui abitano da anni, senza avere idea di dove cercare una sistemazione alternativa e senza sapere il perché devono andarsene: la scadenza del Fondo è infatti fissata al 2035.
IL BORGO
Il Borgo non è un condominio qualsiasi, ma il primo social housing della città di Verona, con tanto di gestore condominiale sociale che in questi anni ha contribuito a varie iniziative come l’orto di condominio, la biblioteca di quartiere, una sala d’incontro che viene usata anche da altri abitanti del quartiere.
“VENETO CASA”
La progettualità nasce tra il 2008 e il 2010, sulle ceneri del Prusst di Verona, il piano di riqualificazione della Zai storica, comprendente, tra le altre realizzazioni, un centinaio di appartamenti (ex lotto Marani) da adibire al 40% ad edilizia convenzionata. A seguito di un grande risiko immobiliare l’immobile, ancora in costruzione, venne acquisito dal Fondo immobiliare etico “Veneto Casa” costituito nel 2009 con un apporto finanziario di oltre 99 milioni di euro provenienti da diversi soggetti tra cui: Regione Veneto, Fondazione Cariparo e Cassa Depositi e Prestiti.
INVESTIRE SGR
Padrone di casa è la società Investire Sgr, emanazione di Cassa Depositi e Prestiti. In totale il complesso è costituito da 77 appartamenti, 9 negozi e 7 uffici. Tra gli alloggi se ne contano alcuni sfitti da circa 2 anni.
La durata del fondo, fissata per il 2035, indica che la missione sociale dello stesso non è ancora conclusa, sebbene alcuni documenti riportino una durata inferiore, pari e 20 anni, e altri ancora, di 15. Eppure, le lettere di “sfratto” (tecnicamente si tratta di “disdette con preavviso”) recapitate agli inquilini, unitamente alla impossibilità di stabilire un dialogo con il gestore, suggeriscono la volontà di mettere anzitempo fine a questa esperienza per trasformare Il Borgo in qualcosa di diverso. Ma in che cosa?
«Nessuno lo sa – spiega Alba Ballerini, portavoce del comitato che raccoglie circa 22 condomini – ma non è un mistero che la zona sia appetibile per residenze studentesche, affitti brevi o altri investimenti di natura commerciale. La nostra richiesta è di capire che cosa ne sarà dei soggetti deboli che abitano qui, anziani in primis, disabili, ma anche giovani famiglie con lavori precari e redditi incostanti. Abbiamo avviato delle interlocuzioni con Comune e Regione ma finora nessuno ci ha risposto, mentre il termine delle prime uscite (giugno 2026) si avvicina a passi da gigante».
A mo’ di beffa, come spiegano gli inquilini, è arrivata proprio in questi giorni una proposta di acquisto degli alloggi, ma il prezzo praticato (circa 2.700 euro al metro quadrato secondo i calcoli del Comitato, praticamente un prezzo di mercato superiore perfino alla valutazione del 2010 che era di 2.408 euro) e il termine prefissato (60 giorni per decidere) la rendono inavvicinabile alla quasi totalità degli inquilini, specialmente gli anziani e i precari che non possono nemmeno accedere ai mutui bancari.
Le richieste del condominio Il Borgo sono appoggiate dallo Spi Cgil Verona il cui segretario generale Adriano Filice afferma: «Come Spi Cgil siamo vicini e solidali alle anziane e agli anziani, alle lavoratrici e ai lavoratori che abitano in questo complesso residenziale. La loro vertenza si inserisce in un contesto più generale di grave crisi abitativa che attende un intervento forte delle istituzioni a partire dal governo. Crediamo sia inaccettabile che un gestore di risorse pubbliche, riunite per specifiche finalità sociali, adotti una condotta simile nei confronti di qualsiasi cittadino, tanto più se fragile. Ci richiamiamo pertanto con forza alle responsabilità di tutte le istituzioni per fare immediata chiarezza e fornire alle famiglie il sostegno necessario».
A seguire la vicenda e fornire supporto è anche il sindacato degli inquilini Sunia Cgil Verona, la cui segretaria generale Lorisa Vaccari spiega: «Come sindacato inquilini seguiamo da mesi l’evoluzione della situazione. Già dall’arrivo della prima disdetta abbiamo coinvolto la nostra struttura regionale per sollecitare una chiara presa di responsabilità da parte delle Regione Veneto promotrice del progetto, finanziato con risorse pubbliche, con scadenza 2035, sottolineando, tra l’altro, che qui non ci sono situazioni di morosità, tutti pagano il canone e le spese condominiali. Ci ha pertanto sorpreso e amareggiato l’indifferenza e la latitanza dimostrata dalle Pubbliche Amministrazioni regionale e comunale che hanno una responsabilità diretta sia dal punto di vista politico sulla gestione e programmazione locativa territoriale, sia dal punto di vista morale nei confronti delle persone messe in grave difficoltà dalla decisione del Fondo. Da tempo il mercato delle locazioni non è in grado di dare risposte adeguate né sul versante privato né su quello pubblico. È inaccettabile lasciare decine di nuclei familiari abbandonati nella totale incertezza, specialmente se parliamo di un housing sociale».
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