Caso Bacanal, Ugolini: «Corretta la linea prudenziale del Comune di Verona»

di Alessandro Bonfante

| 27/02/2026
L'assessora del Comune di Verona commenta la pronuncia del Consiglio di Stato, parzialmente favorevole al Comitato Bacanal del Gnoco nel contenzioso con il Ministero della Cultura.

Bicchiere mezzo pieno e bicchiere mezzo vuoto. L’assessora del Comune di Verona alla Cultura, Marta Ugolini, commenta così la pronuncia del Consiglio di Stato, parzialmente favorevole al Comitato Bacanal del Gnoco nel contenzioso con il Ministero della Cultura: «Se da un lato la città può accogliere con sollievo la conferma del Consiglio di Stato circa il mantenimento dei contributi ministeriali per l’annualità 2023, che restano così a beneficio del territorio veronese, dall’altro permane un quadro di indeterminatezza per quanto riguarda l’annualità 2024».

La scelta del Comune di Verona, di non affidare al Comitato Bacanal del Gnoco l’organizzazione della sfilata del Venardi Gnocolar del 2026, trovava sostegno anche nelle osservazioni del Ministero. Per questo, secondo Ugolini, la scelta dell’Amministrazione Tommasi è comunque corretta: «Situazione [di indeterminatezza] il cui perdurare conferma la correttezza della linea prudenziale adottata dal Comune di Verona per l’edizione corrente del Venardi Gnocolar».

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Il Consiglio di Stato

Con la sentenza (n. 1556/2026) pubblicata il 27 febbraio, il Consiglio di Stato si è pronunciato sul braccio di ferro legale con il Ministero della Cultura che rischiava di mandare in dissesto le casse del Comitato Carnevale Bacanal del Gnoco.

Tutto era nato da un controllo del Ministero della Cultura. Roma aveva deciso di revocare i finanziamenti destinati ai Carnevali storici per le annualità 2023 e 2024. Il motivo era la scoperta di alcuni precedenti penali: un patteggiamento per bancarotta fraudolenta del rappresentante legale e vecchie condanne (ormai datate) per un membro del consiglio direttivo.

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La decisione riforma la precedente sentenza del TAR del Lazio impone al Ministero della Cultura di riesaminare la vicenda secondo criteri più rigorosi.

La sentenza annulla gli atti impugnati e dispone che il Ministero rieserciti il proprio potere nel rispetto dei principi indicati.

Per il 2023, la possibilità di chiedere indietro le somme appare oggi giuridicamente molto difficile.
Per il 2024, invece, il Ministero dovrà decidere nuovamente, ma con un’istruttoria più approfondita e senza poter applicare in modo automatico la clausola sul patteggiamento.

A questo link l’approfondimento sulla decisione del Consiglio di Stato.

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