Asili nido a rischio, il sindacato: «Servono più investimenti e prevenzione»
Redazione
«La comunità è profondamente sconcertata per quanto accaduto in un asilo nido della nostra città – dichiara Giusy Campisi, segretaria provinciale UIL FPL Verona -. Le notizie relative a maltrattamenti ai danni di minori hanno generato rabbia e preoccupazione, ma impongono anche una riflessione seria sulle condizioni in cui operano i servizi educativi».
Campisi fa riferimento a quanto emerso qualche giorno fa dalle indagini dei Carabinieri di Verona in merito a maltrattamenti perpetrati in un asilo nido della città. La struttura, nel quartiere Filippini, è stata messa sotto sequestro. Cinque educatrici sono state interdette alla professione per un anno.
«Ciò che preoccupa ancora di più – prosegue la segretaria provinciale – è che non sembriamo di fronte al comportamento isolato di una singola persona, ma a una dinamica di gruppo. Dinamiche psicologiche e relazionali che hanno portato chi lavora con i bambini a fare l’opposto di ciò per cui ha studiato e scelto questa professione: tutelare i piccoli, accompagnarli in un percorso educativo sereno, aiutarli a vivere con fiducia il distacco dai genitori in una fase di vita delicatissima. Quando comportamenti sbagliati diventano normalità, quando mancano riferimenti, regole e controlli efficaci, è doveroso chiedersi come sia stato possibile arrivare a questo punto. Questa domanda non può restare senza risposta».
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«I sistemi di videosorveglianza e gli strumenti di deterrenza possono essere utili, ma non risolvono le cause profonde del problema. Pensare che bastino le telecamere significa intervenire solo sugli effetti. La prevenzione vera si costruisce prima, investendo sulle persone e sull’organizzazione del lavoro. Oggi molti servizi per l’infanzia lavorano con organici ridotti, carichi emotivi elevati e supporti professionali insufficienti. Questa situazione espone operatori e utenti a rischi che non possono essere ignorati».
«Serve un investimento strutturale nella formazione continua e specifica del personale – ribadisce Gabriele Campagnola responsabile del Terzo Settore UIL FPL Verona -, con percorsi obbligatori su gestione dello stress, dinamiche relazionali, gestione dei conflitti e presa in carico delle situazioni di fragilità. Il lavoro educativo è complesso e ad alta intensità emotiva: richiede competenze aggiornate e sostegno costante. È indispensabile garantire supporto psicologico e supervisione professionale periodica agli operatori, attraverso figure qualificate, per offrire spazi di confronto e rielaborazione del carico emotivo. La qualità della cura passa anche dal benessere di chi la eroga».
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«Occorre inoltre monitorare in modo oggettivo il clima lavorativo e l’organizzazione dei servizi, con strumenti capaci di rilevare livelli di stress e burnout. La prevenzione deve diventare parte integrante della gestione, non un intervento occasionale. Un nodo centrale resta la carenza di personale. Il rispetto dei rapporti numerici operatore/utente è una garanzia di sicurezza, non un adempimento formale. Quando il personale è insufficiente, aumenta la pressione sugli operatori e si riduce la qualità dell’assistenza. La tutela dei minori non può essere affidata a misure simboliche né subordinata a logiche di risparmio. Servono investimenti, controlli reali e scelte organizzative coerenti», aggiunge.
«Mettere in sicurezza i servizi educativi – conclude Campisi – significa mettere nelle giuste condizioni chi ci lavora ogni giorno. La protezione dei bambini si realizza rafforzando il sistema, non scaricando la responsabilità solo sui singoli».
Parleremo di questo delicato tema anche nella nuova puntata di “D Giovedì“, in onda giovedì 19 febbraio 2026 alle 21 su Radio Adige Tv.
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