Paolo Borchia (Lega): «Vannacci? Si va avanti senza drammi»

di Alessandro Bonfante

| 05/02/2026
Nella nuova puntata di “D Giovedì”, in onda “Un quarto d’ora con… Paolo Borchia”, capodelegazione della Lega al Parlamento Europeo e segretario provinciale del partito.

Dalla politica europea alle amministrative veronesi, passando per la rottura con Roberto Vannacci, i trattati commerciali internazionali e le grandi riforme su giustizia e autonomia. Nella nuova puntata di D Giovedì, il format “Un quarto d’ora con…” ospita negli studi di Verona Network Paolo Borchia, europarlamentare, capo delegazione della Lega a Bruxelles e segretario provinciale del Carroccio.

Un’intervista a tutto campo, che parte dall’attualità politica più calda e arriva fino al futuro di Verona, con lo sguardo già rivolto alle amministrative del 2027.

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Guarda l’intervista con Paolo Borchia

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Una sintesi dell’intervista

Partiamo dalla notizia della settimana: Roberto Vannacci esce dalla Lega e lancia “Futuro nazionale”. È rimasto stupito?

«Stupito fino a un certo punto. Non nascondo una certa delusione e un certo dispiacere, perché il generale ha ottenuto un risultato personale molto importante alle ultime elezioni europee, ma se parliamo di 550mila preferenze in tutta Italia significa che c’è stato un partito che l’ha candidato, che gli ha dato la possibilità di correre in tutti i collegi. Non è una possibilità che hanno tutti. L’elettorato, in gran parte elettorato Lega, ha dato fiducia a un rappresentante che dopo poco più di un anno ha abbandonato la nave. Dispiace, ma si va avanti senza fare drammi. Mi auguro solo che questo non diventi un regalo a una sinistra che a livello nazionale è in difficoltà e fatica a fare opposizione. I regali di Natale sono già passati».

Che ricadute può avere questa scelta in Veneto e nel Veronese?

«Attendiamo di capire cosa succederà nei prossimi giorni. Ho avuto anche qualche chiamata da iscritti al “Mondo al contrario” che, una volta conosciuto l’ambiente della Lega veronese, hanno deciso di rimanere nella Lega. Questo dimostra che quando si lavora con serietà e si cercano di dare risposte al territorio, quella resta la ricetta migliore. In questa fase è meglio concentrarsi sulle cose serie e meno sul gossip politico».

Restiamo a Bruxelles: Mercosur e accordi commerciali dividono. Qual è la posizione della Lega?

«Sono accordi che negli ultimi anni hanno penalizzato diversi settori. Dal 2009 la politica commerciale è competenza dell’Unione europea e non più degli Stati membri: questo crea tensioni tra interessi diversi. Sul Mercosur abbiamo visto il mondo dell’industria spingere, mentre l’agricoltura è molto più preoccupata. Non è giusto che sia sempre l’agricoltura a essere massacrata da questi trattati, soprattutto in assenza di reciprocità sugli standard produttivi».

C’è anche il referendum sulla giustizia…

«Voterò sì convintamente. La Lega farà partire una campagna informativa per promuovere il sì. È un’occasione importante per riformare la giustizia, limitare lo strapotere delle correnti, separare le funzioni di carriera e chiarire i ruoli. Non è un voto a favore o contro il governo: è una riforma che merita attenzione e consapevolezza».

E l’autonomia, grande bandiera della Lega?

«È una riforma epocale, con tantissimi nemici. Era chiaro fin dall’inizio che i tempi sarebbero stati lunghi. C’è chi cerca di fare disinformazione per scoraggiare la spinta dal basso, ma il mandato popolare del referendum del 2017 è stato forte e bipartisan. La presenza di Roberto Calderoli a Roma e di Alberto Stefani in Veneto sono garanzie per arrivare al traguardo».

Veniamo al territorio: Verona tornerà al voto nel 2027. Il centrodestra sarà unito?

«La Lega sta lavorando per arrivare a questo obiettivo. È una fase di confronto tra segreterie e soprattutto di ascolto delle categorie economiche. I nomi interessano fino a un certo punto: prima dobbiamo capire cosa vogliamo dalla Verona del futuro».

Quali sono le priorità per la città?

«C’è una forte esigenza di migliorare la sicurezza, perché sicurezza fa rima con libertà. Serve decoro, pulizia, un centro vivo che non diventi un dormitorio. Poi la mobilità, le infrastrutture, l’aeroporto Catullo che va valorizzato e reso all’altezza delle Olimpiadi. E infine la cultura, che può diventare un grande volano economico: quando il sistema Verona funziona, ne beneficia tutto il territorio».

Chiudiamo con le Olimpiadi: Verona sarà protagonista. Il suo sport invernale preferito?

«Aspetto con curiosità il curling, lo ammetto. A parte le battute, dobbiamo essere orgogliosi che una manifestazione così importante arrivi sui nostri territori. Verona sarà vista in tutto il mondo e non dobbiamo mai stancarci di promuoverla».

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