“BeYond Barrier”, la scultura olimpica dei cinque continenti conquista Piazza Bra
di Matteo Scolari
Verona accende i riflettori sui valori di inclusione, pace e cooperazione dello sport. È stata inaugurata questa mattina in Piazza Bra la scultura BeYond Barrier, nuova icona cittadina dedicata alle Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali Milano Cortina 2026.

Davanti allo scenario senza tempo dell’Arena di Verona, l’opera rilegge in chiave contemporanea i Cinque Cerchi Olimpici, trasformandoli in un ponte simbolico tra passato e futuro, tradizione e arte contemporanea. Un segno forte, pensato per restare, che lega la città scaligera alla legacy dei Giochi.

A raccontare la genesi del progetto è il sindaco Damiano Tommasi, che ha voluto “rendere perpetuo qualcosa di momentaneo”, scegliendo la pietra e il marmo come materiali simbolo di durata e identità. Un’idea nata anche dal profondo legame di Verona con la lavorazione lapidea, riconosciuta nel mondo grazie a Marmomac, la più importante fiera internazionale del settore. BeYond Barrier è infatti un’opera unica nella storia olimpica: i cinque cerchi non solo riproducono i colori ufficiali dei Giochi, ma sono realizzati con marmi provenienti dai cinque continenti.

Firmata dallo scultore veronese Federico Ferrarini, l’opera si sviluppa su una base in Marmo Rosso Verona, con una struttura centrale che richiama la forza della terra scaligera. Il basamento è sormontato da due ali in Pietra di Prun – la stessa dell’Arena – asimmetriche e cariche di significato: una più piccola e “spezzata”, simbolo di sostegno, accoglienza e solidarietà; l’altra slanciata verso l’alto, metafora di ambizione, crescita e superamento dei limiti. Sopra, i Cinque Cerchi in Indian Green, Nero Zimbabwe, Azul Macauba, Rosso Pilbara e Giallo Reale completano il racconto di un’umanità che si unisce oltre le barriere.

«Questo progetto dimostra quanto il lavoro di squadra, valore fondante dello spirito olimpico, possa trasformare un’idea complessa in qualcosa di duraturo», ha spiegato Ferrarini, sottolineando come le sfide tecniche siano diventate parte integrante della storia dell’opera.

Soddisfazione anche dal mondo istituzionale ed economico. Federico Bricolo, presidente di Veronafiere, ha evidenziato il richiamo a una storia millenaria della pietra naturale, mentre Jacopo Mazzetti, per la Fondazione Milano Cortina 2026, ha parlato di un segno capace di unire popoli e continenti, lasciando un’eredità concreta ai territori.

A dare voce allo spirito paralimpico è stato l’atleta plurimedagliato Carlo Piccoli, che ha ricordato come le Paralimpiadi sappiano andare oltre la disabilità, mettendo al centro talento, determinazione e umanità. A rappresentare gli atleti e le atlete olimpiche, in piazza c’era la veronese Anna Polinari, che punta dritta alla partecipazione ai prossimi Giochi estivi di Los Angeles del 2028.
Realizzata con il contributo di VeronaFiere, Verona Stone District, iStone SA e Flower Gloves, BeYond Barrier si candida a diventare uno dei nuovi simboli della città: un’opera da vivere, fotografare e ricordare, con l’Arena alle spalle e i Cinque Cerchi a raccontare che lo sport – come l’arte – non conosce confini.
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