Addio a Cesare Castellotti, storico volto di 90° Minuto

Redazione

| 05/02/2026
Il giornalista Rai ci ha lasciato all’età di 86 anni. Per decenni ha raccontato Juventus e Torino dalla sede Rai del capoluogo piemontese.

Il giornalismo sportivo italiano piange la scomparsa di Cesare Castellotti, morto all’età di 86 anni. Volto simbolo di una televisione che non c’è più, Castellotti è stato per decenni uno dei pilastri di 90° Minuto, la storica trasmissione domenicale ideata e condotta da Paolo Valenti. Collegato dalla sede Rai di Torino, ha raccontato con garbo e precisione le vicende di Juventus e Torino, diventando un appuntamento fisso per milioni di telespettatori.

Entrato nella redazione del programma nel 1976, Castellotti fu testimone diretto di momenti leggendari del calcio italiano, a partire dall’ultimo scudetto del Torino, conquistato proprio nell’anno del suo debutto. Negli anni successivi documentò i trionfi nazionali ed europei della Juventus guidata da Giovanni Trapattoni, portando ai microfoni campioni come Michel Platini, Gaetano Scirea, Dino Zoff e Paolo Rossi. Un racconto che accompagnò l’età d’oro della trasmissione tra gli anni Settanta, Ottanta e i primi Novanta.

Il suo stile misurato e mai urlato, lontano dagli eccessi della cronaca contemporanea, ha rappresentato il marchio distintivo di una stagione irripetibile del racconto sportivo televisivo, fatta di immagini attese e parole essenziali.

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Una vita tra sport, Olimpiadi e ironia

La carriera di Castellotti non si è limitata a 90° Minuto. In RAI ha ricoperto per circa vent’anni il ruolo di caposervizio del nucleo sportivo della sede torinese, lavorando anche per il telegiornale. Nel corso della sua attività ha seguito cinque Olimpiadi e sei Mondiali di calcio, oltre a raccontare eventi di basket e pallavolo.

Colleghi e amici, tra cui Carlo Nesti, lo hanno ricordato come un «grande e nobile professionista», sottolineandone l’eleganza e le passioni personali, dal golf al Brasile. Castellotti era entrato nell’immaginario collettivo anche grazie alla cultura pop: la sua figura ispirò la celebre imitazione di Gianduja Vettorello, realizzata da Teo Teocoli a Mai dire Gol, omaggio che il giornalista aveva sempre accolto con ironia.

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