Addio a Cesare Castellotti, storico volto di 90° Minuto
Redazione
Il giornalismo sportivo italiano piange la scomparsa di Cesare Castellotti, morto all’età di 86 anni. Volto simbolo di una televisione che non c’è più, Castellotti è stato per decenni uno dei pilastri di 90° Minuto, la storica trasmissione domenicale ideata e condotta da Paolo Valenti. Collegato dalla sede Rai di Torino, ha raccontato con garbo e precisione le vicende di Juventus e Torino, diventando un appuntamento fisso per milioni di telespettatori.
Entrato nella redazione del programma nel 1976, Castellotti fu testimone diretto di momenti leggendari del calcio italiano, a partire dall’ultimo scudetto del Torino, conquistato proprio nell’anno del suo debutto. Negli anni successivi documentò i trionfi nazionali ed europei della Juventus guidata da Giovanni Trapattoni, portando ai microfoni campioni come Michel Platini, Gaetano Scirea, Dino Zoff e Paolo Rossi. Un racconto che accompagnò l’età d’oro della trasmissione tra gli anni Settanta, Ottanta e i primi Novanta.
Il suo stile misurato e mai urlato, lontano dagli eccessi della cronaca contemporanea, ha rappresentato il marchio distintivo di una stagione irripetibile del racconto sportivo televisivo, fatta di immagini attese e parole essenziali.
Una vita tra sport, Olimpiadi e ironia
La carriera di Castellotti non si è limitata a 90° Minuto. In RAI ha ricoperto per circa vent’anni il ruolo di caposervizio del nucleo sportivo della sede torinese, lavorando anche per il telegiornale. Nel corso della sua attività ha seguito cinque Olimpiadi e sei Mondiali di calcio, oltre a raccontare eventi di basket e pallavolo.
Colleghi e amici, tra cui Carlo Nesti, lo hanno ricordato come un «grande e nobile professionista», sottolineandone l’eleganza e le passioni personali, dal golf al Brasile. Castellotti era entrato nell’immaginario collettivo anche grazie alla cultura pop: la sua figura ispirò la celebre imitazione di Gianduja Vettorello, realizzata da Teo Teocoli a Mai dire Gol, omaggio che il giornalista aveva sempre accolto con ironia.
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