Stefani al Consiglio regionale: «L’autonomia non limita la libertà ma la moltiplica»

Redazione

| 03/02/2026
Il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, ha ribadito i progressi della costruzione dell’autonomia differenziata, sottolineando che in queste settimane ha mantenuto importanti interlocuzioni con l’Esecutivo.

«Più si avvicina il decisore al territorio migliori saranno le decisioni politiche; questo significa autonomia. È una risposta alle esigenze di prossimità. L’autonomia differenziata è un percorso che deve continuare e deve poter contare su un grande lavoro di filiera istituzionale. Nuovi tasselli in questo lavoro si ottengono anche con la sinergia tra i rappresentanti nei vari livelli istituzionali. Il Veneto deve imparare a fare squadra e portare a casa risultai in maniera sinergica tra rappresentanti regionali, parlamentari e membri del Governo. Ci vuole forse tempo e impegno ma così la realizzazione dell’autonomia avrà un’accelerazione».

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È stato chiaro parlando al Consiglio Regionale il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, nel ribadire che la costruzione dell’autonomia differenziata continua con slancio, sottolineando che in queste settimane ha mantenuto importanti interlocuzioni con l’Esecutivo. Nell’occasione ha anche ripercorso le tappe più recenti del processo come l’avvio del percorso di individuazione dei LEP che «non era mai stato affrontato dalla riforma del titolo V del 2001» e l’approvazione della legge quadro che ha seguito da relatore in aula come parlamentare.

«Oggi andiamo verso la definizione di un’intesa superando anche il passaggio della pre-intesa – ha spiegato -. Lo schema di intesa dovrà avere il parere della conferenza unificata delle Camere per poi passare alla fase definitiva. Le interlocuzioni di questi giorni si concentrano sulle tre materie non lep: Protezione civile, Professioni e Previdenza complementare e integrativa. Inoltre, si lavora su una materia lea: la tutela della salute in coordinamento con la tutela della finanza pubblica».

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Riguardo a quest’ultima, Stefani ha detto: «L’autonomia differenziata in questo ambito consente la possibilità di garantire al nostro territorio maggiori risorse soprattutto per quanto riguarda l’impiego dei risparmi dal fondo sanitario nazionale per poterli rinvestire in Veneto. Significa sbloccare oltre 17 milioni di euro per favorire una programmazione più tempestiva ed efficiente negli interventi di ammodernamento edilizio e tecnologico. Troppo spesso le assegnazioni di risorse sono avvenute magari in ritardo rispetto alla programmazione creando non solo difficoltà ma anche il rischio di soluzioni anacronistiche che non tenevano più conto delle esigenze reali del momento. Inoltre, potrebbero essere individuati enti intermedi in funzione della riorganizzazione istituzionale delle aziende sanitarie. Ad esempio, enti specialisti per le materie ad alta standardizzazione. Come il controllo di gestione, le risorse umane, l’aggiornamento tecnologico, lo sviluppo di competenze. Tutto ciò significa risparmi di spesa per le regioni virtuose».

In tema di Protezione Civile ha aggiunto: «Oltre alle ordinanze in deroga che consentirebbero che il Presidente di Regione o un suo delegato possa diventare commissario per emergenze di carattere nazionale, non è da sottovalutare la possibilità che si prospetterebbe con l’Autonomia differenziata di superare i vincoli nell’assunzione del personale dedicato alle emergenze oltre a una contabilità dedicata e speciale per l’acquisto di mezzi e strumentazione».

Stefani ha aggiunto parlando di Professioni: «L’autonomia permetterebbe di aggiornare gli elenchi e prevedere anche nuove professioni. Nel Veneto oggi sono stimati oltre 20mila operatori economici senza una qualifica professionale adeguata». Proseguendo poi sulla Previdenza complementare integrativa. «L’autonomia prevista non solo consente la promozione della materia che è sempre più realtà anche nei welfare aziendali ma anche di finanziare specifici fondi e disciplinarli. La Regione potrebbe acquisire la rappresentanza negoziale a beneficio dei suoi dipendenti e quelli del servizio sanitario regionale».

«Il filo rosso di tutto questo è l’adattamento alle specificità del nostro territorio, alle sue esigenze – ha concluso il Presidente -. Per questo non va dimenticata anche la facoltà di autonomia orizzontale della Regione che, come già prevede la Costituzione, con legge regionale può ratificare intese con altre regioni su materie di competenza regionale e stipularne con Stati e realtà territoriale al loro interno. Dobbiamo interagire perché l’autonomia ci consenta di essere protagonisti non solo nel paese ma anche in Europa e nel Mondo. Questa è la sfida che abbiamo davanti. Le competenze che otterremo non spaccano l’Italia ma consentono di meglio assolvere il ruolo di amministratore regionale e locale. Come diceva Madison, “le autonomie territoriali non limitano le libertà ma le moltiplicano”».

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