Vannacci, Salvini «deluso». Per Zaia «ha preso atto di essere un corpo estraneo al partito»
Redazione
La rottura tra Roberto Vannacci e la Lega è ormai ufficiale. L’ex generale ha infatti comunicato a Matteo Salvini la decisione di lasciare il partito con cui era stato eletto al Parlamento europeo, chiudendo un rapporto segnato negli ultimi mesi da tensioni e divergenze politiche. Contestualmente, Vannacci ha annunciato lanascita di un nuovo movimento, “Futuro Nazionale”, confermando la volontà di intraprendere un percorso autonomo. Una scelta destinata ad avere ripercussioni anche negli equilibri interni del centrodestra, dove non si sono fatte attendere le prime reazioni, in particolare da Salvini stesso e dall’ex governatore del Veneto Luca Zaia.
Salvini: «Deluso e amareggiato»
Il leader leghista Matteo Salvini ha accolto la notizia con delusione: «Arrabbiato? No. Deluso e amareggiato. La Lega aveva accolto nella propria grande famiglia Vannacci quando aveva tutti contro ed era rimasto da solo: grandi giornali, opinionisti, politici, sinistra e benpensanti. Abbiamo spalancato le porte di tutte le nostre sedi e di Pontida, tanto a lui quanto ai suoi collaboratori più stretti. Gli abbiamo offerto l’opportunità di essere candidato con noi in ogni collegio alle elezioni europee, io come tanti altri leghisti l’ho votato e fatto votare, lo abbiamo proposto come vicepresidente del gruppo dei Patrioti in Europa, lo abbiamo nominato vicesegretario del nostro partito», scrive in un lungo post sui social.
«Volevamo fare un lungo cammino insieme, condividere battaglie, costruire. Da parte mia e di tanti, sempre massima disponibilità. Purtroppo, però, far parte di un partito, di una comunità, di una famiglia non significa solo ricevere, essere al centro di tutto, ottenere posti e candidature: è soprattutto lavoro, costruzione, sacrificio e, prima di tutto, lealtà. In questi mesi, invece, abbiamo vissuto polemiche, problemi, tensioni, simboli di possibili nuovi partiti e associazioni, attacchi a chi la Lega la vive e la ama da anni. Siamo abituati a pensare che parole come onore, disciplina e lealtà abbiano un significato preciso, specie per chi ha indossato una divisa», prosegue il vicepremier.
«Si dice, fin dai tempi dei romani, che un soldato non abbandona mai il proprio posto. Ma la storia purtroppo spesso si ripete: quanti ne abbiamo visti cambiare bandiera e partito, senza ovviamente lasciare il posto in Parlamento e tradendo voto e fiducia dei cittadini. Dispiace umanamente prima ancora che politicamente, ma andiamo avanti tranquilli per la nostra strada. Se è vero che nella vita tutti sono utili e nessuno è indispensabile, la Lega ci ha insegnato in questi anni, spesso sola contro tutti, che gli uomini passano, le idee restano. La forza e il destino di una comunità dipendono dal popolo e dalla truppa, non da re o generali. Liberi e forti. Senza paura».
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Zaia: «Vedremo quale sarà il potenziale di questa sua marcia che farà in solitaria»
Più tiepida la reazione di Zaia, riportata dall’Ansa. «Non sono sorpreso, non c’è nulla sotto il sole. È la conferma, vista la “lunga” carriera che ha avuto in Lega, meno di un anno, che ha preso atto di essere un corpo estraneo. Probabilmente aveva un altro progetto, non ha trovato il giusto substrato per farlo crescere, e oggi decide di camminare sulle sue gambe. Vedremo quale sarà il potenziale di questa sua marcia che farà in solitaria».
Sull’eventualità che Vannacci debba dimettersi da europarlamentare dopo aver lasciato la Lega, Zaia osserva che «è innegabile che quel seggio senza la Lega non l’avrebbe mai avuto».
«Direi – aggiunge – che il segretario è stato fin troppo inclusivo e comprensivo, dopodiché non conosco le dinamiche di questa sua dipartita, non so come sia nata. Però è pur vero che è un film di cui sapevamo quale sarebbe stata la fine. Vorrei sottolineare che questa grande militanza in Lega è durata meno di un anno, e che se Vannacci è quello di oggi può ringraziare solo il mio partito, che ha investito su di lui alle europee l’anno scorso e gli ha permesso di avere un seggio. Il nostro movimento – ha quindi commentato – è un movimento molto identitario, e l’identità non prescinde dal fatto che bisogna condividere fino in fondo le idee. Evidentemente fin dal primo istante abbiamo capito che le idee erano altre».
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