Referendum giustizia, si scaldano le campagne per il “Sì” e il “No” a Verona
di Alessandro Bonfante
Fissate le date per il referendum costituzionale sulla giustizia e per le elezioni suppletive che integreranno la Camera dei deputati: si voterà domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026. Le campagne referendarie per il “Sì” e per il “No” sono ormai iniziate.
Fra altre questioni, a partire dalla sicurezza, parliamo anche del tema referendum con il consigliere regionale del Partito Democratico Gianpaolo Trevisi nella nuova puntata di D Giovedì, in onda questa, giovedì 22 gennaio, alle 21 su Radio Adige Tv, e a seguire disponibile sui nostri canali.
«Non credo nel sorteggio dei magistrati né nella separazione delle carriere come soluzione ai problemi. I veri nodi della giustizia sono organici, mezzi e digitalizzazione» ha detto Trevisi. «Dire che questa riforma risolverà tutto è falso e la gente va informata correttamente».
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Camere penali per il sì
Durante un banchetto informativo in zona Borgo Trento, abbiamo incontrato alcuni avvocati del Comitato Camere Penali per il Sì, che hanno illustrato le ragioni del loro sostegno al referendum sulla giustizia. Abbiamo mostrato le loro interviste anche a Trevisi durante l’intervista.
Secondo l’avvocato Marcello Manzato, la riforma rappresenta un passaggio necessario per allineare l’Italia agli standard europei: «Uniformare la nostra Italia a tutte le altre democrazie europee, con tre ruoli ben distinti tra giudice, pubblico ministero e difesa». Una distinzione che, a suo avviso, rafforza le garanzie del giusto processo.
Sulla stessa linea Paolo Caserta, che richiama lo spirito della riforma del codice di procedura penale del 1988: «Diventa lineare, consequenziale e coerente che ci siano tre figure di riferimento fondamentali, giudice, accusa e difesa, separate tra di loro».
Per Filippo Vicentini, il dibattito dovrebbe restare lontano da letture politiche: «Non è una questione politica, ma di civiltà giuridica». Vicentini ha inoltre chiarito che la riforma non prevede alcuna subordinazione del pubblico ministero all’esecutivo, tema che semmai richiederebbe un diverso intervento costituzionale. Sul CSM, infine, ha sottolineato come il sorteggio dei componenti rappresenterebbe una garanzia di corretto esercizio del potere.
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“Società Civile per il NO”
Questa mattina, inoltre, si è presentato il Comitato veronese “Società Civile per il NO al Referendum costituzionale”. Con l’adesione di sindacati, associazioni, giuristi, cittadini, il Comitato nasce «per informare la cittadinanza sui pericoli insiti nella riforma costituzionale della magistratura approvata dal Governo (cosiddetta Legge Nordio), con particolare riferimento alla separazione delle carriere e al rischio di sottomissione dell’ordine giudiziario al potere esecutivo».

«Anche Verona si mobilita per respingere una riforma che nulla ha a che vedere con il buon andamento della giustizia e le garanzie dei cittadini, ma punta piuttosto a indebolire i controlli di legalità su chi esercita il potere, come mostrano, del resto, molti dei provvedimenti già presi per legge ordinaria, a partire dall’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, la riscrittura del reato di traffico di influenze, la stretta sulle intercettazioni e via elencando. Per questo diciamo che il “NO” al referendum confermativo è un voto a difesa della Giustizia, della Costituzione, della Democrazia” sottolineano dal Comitato.
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