Gianpaolo Trevisi: «Si può fare opposizione senza essere distruttivi»

di Alessandro Bonfante

| 22/01/2026
Nella nuova puntata di “D Giovedì”, in onda “Un quarto d’ora con… Gianpaolo Trevisi”, consigliere regionale del PD e neo-eletto presidente della Quarta Commissione a Venezia.

Nella nuova puntata di D Giovedì, il format del giovedì sera alle 21 su Radio Adige Tv, gli studi di Verona Network ospitano Un quarto d’ora con… Gianpaolo Trevisi, consigliere regionale del Partito Democratico e neo-eletto presidente della Quarta Commissione a Venezia.

Trevisi è stato eletto per la prima volta a Palazzo Ferro Fini dopo una lunga carriera nella Polizia di Stato. Oltre novemila preferenze personali e la nomina a presidente della commissione che si occupa di legalità segnano il suo ingresso nella politica regionale.

Sicurezza, legalità, formazione della polizia locale, riforma della giustizia e futuro di Verona sono i temi al centro del confronto negli studi di Verona Network.

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Guarda l’intervista con Gianpaolo Trevisi

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Una sintesi dell’intervista

Dopo l’elezione in Consiglio regionale, quali sono state le prime sensazioni?
«Nei primi giorni non me ne rendevo conto. Per me era un’esperienza completamente nuova. Un amico dice che la vita è un boomerang e probabilmente torna indietro quello che uno ha lanciato. Le circa 9.500 persone che hanno scritto Trevisi sono persone che mi conoscevano da anni e questo mi ha riempito di gioia e soddisfazione».

Oltre all’elezione, è arrivata anche la presidenza della Quarta Commissione consiliare. Che ruolo è?
«Anche per me è tutto nuovo. La presidenza, da regolamento, spetta all’opposizione, ma sono stato scelto senza dubbi all’interno del gruppo di minoranza e con voti arrivati anche dalla maggioranza. Questo mi ha fatto piacere: riconoscono in me una persona che su legalità e sicurezza può dire la propria, anche grazie ai miei oltre trent’anni di Polizia. La commissione valuta gli effetti delle politiche regionali: se hanno funzionato, se possono essere migliorate. Ma c’è anche la promozione della legalità, su cui punto molto. Vorrei portare la commissione fuori dal palazzo della Regione, soprattutto verso i giovani, per riavvicinarli alla politica e al voto».

Da consigliere di opposizione, che clima ha trovato in Consiglio regionale?
«Molto positivo. Il discorso iniziale del presidente Stefani mi è piaciuto e ha posto buone basi. Nel Partito Democratico c’è un gruppo valido, con persone esperte e giovani. L’idea è fare un’opposizione non distruttiva, ma collaborativa per il bene del Veneto e dei veneti».

La sicurezza è un tema centrale. Lei contesta il concetto di “percezione della sicurezza”. Perché?
«Cito Franco Gabrielli: se una persona anziana ha paura di uscire la sera, o un genitore ha paura di far uscire i figli, quella non è percezione, è insicurezza reale. Toglierei proprio la parola “percezione”. La sicurezza va garantita a tutti, perché essere più sicuri vuol dire essere più liberi».

Spesso il dibattito si concentra sui reati di strada. Ma c’è anche altro.
«Certo. I reati di strada e le baby gang creano paura, ma esistono reati molto più gravi che non fanno rumore: le infiltrazioni mafiose che investono milioni di euro nel nostro territorio. Non bisogna guardare solo alla microcriminalità, il problema è molto più ampio».

La Regione non ha competenze dirette sulla sicurezza. Cosa può fare allora?
«Si può lavorare sulla formazione. Ho presentato una mozione per rilanciare la scuola regionale di polizia locale. Oggi molti agenti vengono messi in strada senza una formazione strutturata. Una preparazione adeguata rende gli operatori più sicuri e, di conseguenza, anche i cittadini».

C’è anche un problema di organici nelle forze di polizia?
«Sì, dovuto a scelte di anni fa. I corsi non compensano nemmeno i pensionamenti. Servirebbe almeno garantire il turnover e migliorare l’organizzazione: ad esempio, liberare agenti oggi impiegati in attività amministrative per portarli sul territorio».

Lei è intervenuto anche sulla riforma della giustizia e sul referendum. Perché è per il “no”?
«Non credo nel sorteggio dei magistrati né nella separazione delle carriere come soluzione ai problemi. I veri nodi della giustizia sono organici, mezzi e digitalizzazione. Dire che questa riforma risolverà tutto è falso e la gente va informata correttamente».

Parliamo di Verona: perché sostiene l’idea della città metropolitana?
«I vantaggi sono oggettivi. Verona, per posizione geografica, turismo ed economia, merita questo riconoscimento. Servirebbe uno sforzo trasversale della politica, senza bandiere. Con le Olimpiadi e le Paralimpiadi, Verona è sempre più centrale anche a livello nazionale».

Guardando alle amministrative del 2027, il centrosinistra può restare unito?
«Credo di sì. Il sindaco Tommasi ha detto che si ricandiderà e penso che la coalizione resterà compatta. Con un centrodestra unito sarà una sfida difficile, ma sarà una bella sfida».

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