Dimissioni Soave. Centrodestra: «Clima avvelenato e comune paralizzato»

Redazione

| 14/01/2026
Lega e Verona Domani difendono il sindaco di San Bonifacio dopo le dimissioni: «Nessuna responsabilità personale, ma veleni interni. Stop al bilancio e scontro sull’ex ospedale hanno reso impossibile governare».

Le dimissioni del sindaco di San Bonifacio, Fulvio Soave, formalizzate ieri, martedì 13 gennaio, con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio comunale, al segretario generale e ai consiglieri, segnano l’epilogo di una crisi politica maturata nel tempo all’interno della maggioranza che guidava il Comune.

Fulvio Soave, sindaco di San Bonifacio
Fulvio Soave, sindaco di San Bonifacio

Una crisi che, secondo le forze politiche a lui più vicine, non può essere ricondotta alla figura del primo cittadino, ma a fratture interne e a contrapposizioni diventate insanabili. A sostenerlo è innanzitutto Paolo Borchia, segretario provinciale della Lega e capodelegazione al Parlamento europeo, che parla apertamente di un contesto dominato da «edificazioni, cubature e interessi immobiliari, obiettivi che hanno reso impossibile amministrare una comunità di queste dimensioni. La Lega ce l’ha messa tutta, Soave non ha colpe. Volevamo lasciare un segno per il futuro di San Bonifacio, ma il percorso è diventato una via crucis a causa di troppi che hanno anteposto interessi che nulla hanno a che fare con gli obiettivi su cui bisognava lavorare».

Una lettura che viene rafforzata dal gruppo Lega – Liga Veneta di San Bonifacio, che definisce le dimissioni una scelta «dolorosa ma inevitabile, maturata in un clima politico avvelenato e in presenza di comportamenti ritenuti lontani dall’interesse dei cittadini».

Nel mirino finiscono episodi concreti che, secondo la Lega, avrebbero paralizzato l’azione amministrativa: l’uso strumentale di mozioni e interrogazioni, il mancato voto su una variazione di bilancio ritenuta fondamentale per intervenire sul degrado dell’area dell’ex ospedale e, soprattutto, la scelta di far mancare il numero legale in Consiglio comunale, impedendo l’approvazione del bilancio di previsione. Un passaggio giudicato «grave e irresponsabile», con effetti diretti sulla governabilità dell’ente.

In questo contesto, il partito rivendica il sostegno leale garantito al sindaco dal vicesindaco Roberto Turri e dalle consigliere Consuelo Ciman e Sabrina Felicioni, indicati come l’unico fronte di coerenza e responsabilità politica all’interno della maggioranza.

Solidarietà a Soave arriva anche dal gruppo civico Verona Domani. Il presidente Matteo Gasparato parla di un amministratore «serio, onesto e preparato che ha pagato divisioni interne e interessi poco chiari», citando in particolare la vicenda dell’ex ospedale. Secondo Gasparato, le dimissioni rappresentano un «atto di generosità» e non una sconfitta politica personale.

Nel suo intervento, Verona Domani ricostruisce anche il quadro politico più ampio: dopo dieci anni di amministrazioni di centrosinistra, Soave era riuscito a compattare il centrodestra locale, una compattezza risultata vincente alle elezioni del 2023 ma progressivamente venuta meno negli ultimi mesi. Un deterioramento dei rapporti interni che ha portato alla crisi attuale.

Resta ora aperta la fase più incerta. Da un lato, la Lega – Liga Veneta promette di «tornare presto a lavorare per il paese», rivendicando uomini e donne pronti a impegnarsi per San Bonifacio; dall’altro, Verona Domani auspica che le dimissioni non siano definitive e che Soave possa continuare a giocare un ruolo centrale, anche in vista di una possibile nuova tornata elettorale.

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