Inchiesta Report su mafia e “pista nera”, Trevisi (PD): «Elementi inquietanti»
di Alessandro Bonfante
Il consigliere regionale del Veneto Gianpaolo Trevisi (Partito Democratico) esprime preoccupazione per il quadro delineato dalla trasmissione Rai “Report” nella puntata di domenica 4 gennaio 2026, in merito a presunti incontri e scambi fra ambienti mafiosi e della destra extra-parlamentare. In particolare, l’attenzione è sulla “strage di Capaci” che portò alla morte del giudice Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.
«La puntata di Report, andata in onda qualche sera fa, aggiunge elementi inquietanti a un quadro già segnato da troppe ombre. Le parole di un collaboratore di giustizia, che riferisce della presenza di un estremista di destra durante i sopralluoghi preparatori dell’attentato, chiamano in causa scenari che vanno oltre la matrice esclusivamente mafiosa. In particolare, il riferimento a Stefano Delle Chiaie impone di non voltarsi dall’altra parte» dichiara Trevisi, ex direttore della Scuola di Polizia di Peschiera del Garda.
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L’inchiesta di Report “La banalità del nero” è uscita solo poche ore prima della morte della sorella del giudice, Anna Falcone. «È recentemente scomparsa la sorella di Giovanni Falcone e unisco il mio ai tanti messaggi di cordoglio. La scomparsa della signora Anna ha drammaticamente riportato al centro dell’attenzione una ferita mai chiusa della nostra storia repubblicana. Un dolore che si rinnova per i familiari delle vittime e per tutto il Paese, a distanza di oltre trent’anni dalla strage di Capaci».
Il consigliere Trevisi puntualizza: «Come ex poliziotto e già direttore della Scuola di Polizia, e oggi come rappresentante delle istituzioni, ritengo che dichiarazioni di questo peso non possano essere liquidate come semplici suggestioni mediatiche. Meritano approfondimenti seri, verifiche puntuali e un impegno concreto affinché ogni tassello ancora mancante venga finalmente chiarito. La verità sulle stragi non è una concessione, ma un dovere dello Stato verso sé stesso e verso i suoi cittadini. La coincidenza temporale tra la trasmissione di Report e la scomparsa della sorella di Falcone rende tutto ancora più simbolico e doloroso. È il segno che il tempo passa, ma il bisogno di giustizia resta intatto. Senza una verità completa, non può esserci memoria condivisa né autentica pacificazione».
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«Ho avuto l’onore di conoscere bene e di guardare negli occhi Tina e Matilde Montinaro, i loro figli, Rosaria Schifani, Claudia Loi e tanti altri – conclude Trevisi – e, come dico sempre, sono persone che stanno scontando l’ergastolo del dolore: sarebbe sacrosanto dar loro almeno la verità. Giovanni, il figlio di Antonio Montinaro che, quando il padre saltò in aria a Capaci, aveva solo un anno e mezzo, ha tatuate sulla sua pelle tante stanghette quanti sono i giorni che visse con il padre: a quel tatuaggio l’Italia deve dare ancora una risposta».
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