Nome e foto del vandalo? No, perché la giustizia non è una bacheca di Facebook
di Alessandro Bonfante
Alcuni dei commenti più violenti e beceri li abbiamo cancellati. Tanti altri vanno dal «Dovrebbe pulire con la lingua” a violenza verbale e minacce di ipotetiche botte. La vicenda del 26enne che ha vandalizzato i leoni stilofori di San Zeno e altri monumenti a Verona ha agitato i leoni da tastiera sui vari canali social in cui abbiamo pubblicato le immagini diffuse dalla Polizia di Stato.
Gli investigatori della Digos infatti hanno individuato e denunciato in pochi giorni il vandalo, nato a Brescia, ma cresciuto e residente a Verona, e già autore in passato di diversi imbrattamenti anche in altre province. È inoltre noto alle forze di polizia per resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento.
Insomma un vandalo fatto e finito. Anzi, sarebbe sempre meglio dire “presunto vandalo“, perché fino all’esito di giudizio con sentenza irrevocabile è da ritenersi innocente.
Perché per fortuna la giustizia non funziona a colpi di click, e uno Stato di diritto non si regge sull’umiliazione pubblica. E nemmeno sulla legge del taglione.
E allora proviamo a discutere del perché non pubblicare foto e nome (qualora li avessimo) non è buonismo.
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Non è ancora colpevole. Punto.
Finché non c’è una sentenza definitiva, quella persona è al massimo indagata o imputata, non colpevole. Per quanto sia stato denunciato e le prove possano essere o sembrare schiaccianti.
Non è un cavillo: è la presunzione di innocenza, uno dei pilastri della democrazia. Senza, domani potrebbe toccare a chiunque di noi.
La gogna non ripulisce i monumenti
Anche se fosse possibile, pubblicare foto e nome non restituisce dignità a una statua, né cancella una scritta da un muro storico. Serve solo a una cosa: soddisfare la voglia di linciaggio digitale.
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La rabbia non è un criterio giornalistico
Un giornale non è un tribunale popolare. Il nostro compito è informare, non mettere alla berlina. Dire che cosa è successo, quali danni sono stati fatti, quali reati si ipotizzano è informazione. Dire chi è, mostrando volto e nome prima di una condanna, è spettacolo punitivo. Non è interesse pubblico. È curiosità morbosa.
Le pene le decide la legge, non i commenti
Chi sbaglia deve pagare. Ma secondo la legge, non secondo il numero di condivisioni. Esistono sanzioni, processi, condanne. Esiste lo Stato. La scorciatoia della gogna è facile, ma è anche pericolosa.
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