Impegnative priorità B in Veneto: Bigon (PD) annuncia un’interrogazione

Redazione

| 29/12/2025
Secondo la consigliera regionale, la limitazione a soli 20 giorni della validità delle impegnative per visite specialistiche “B” «È un passo indietro grave nell’accesso alle cure per i cittadini».

La consigliera regionale del Veneto Anna Maria Bigon (Partito Democratico) annuncia un’interrogazione sul recente decreto dell’Area Socio-Sanitaria della Regione Veneto che limita a soli 20 giorni la validità delle impegnative del SSR con priorità B.

«Provvederò al più presto con il deposito di una interrogazione. Sostenere, più o meno esplicitamente, che la mancata prenotazione immediata significhi assenza di urgenza, mette in discussione la valutazione clinica del medico, che ha già stabilito una priorità sulla base di una visita e di una diagnosi, e introduce un ulteriore paletto di ingresso al servizio sanitario pubblico».

Continua Bigon: «È un passo indietro grave nell’accesso alle cure per i cittadini» continua Bigon. «Non è accettabile che, invece di potenziare i servizi e migliorare l’efficienza dei CUP, si scarichino ancora una volta le inefficienze del sistema sui pazienti e sui medici di base».

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La consigliera mette in evidenza un possibile paradosso: «Se il cittadino non riesce a prenotare perché il CUP non prende in carico la richiesta, perché la lista risulta chiusa, o perché viene invitato a richiamare, l’impegnativa scade e deve essere rifatta. Il risultato? Un ulteriore carico burocratico sui medici di famiglia, già allo stremo, e un danno per il cittadino che vede ridotto il proprio diritto alla tutela della salute».

«Non possiamo ignorare, inoltre – aggiunge Bigon – le conseguenze sul sistema nel suo complesso: chi non riesce a prenotare in tempo sarà spinto a rivolgersi al Pronto Soccorso, pagando anche il ticket, contribuendo a sovraccaricare strutture già sotto pressione e ottenendo, paradossalmente, un peggioramento della presa in carico».

«Questa misura non ha nulla a che fare con l’efficienza. È invece un ulteriore ostacolo che rischia di disincentivare l’utilizzo del servizio sanitario pubblico, spingendo i cittadini verso il privato o verso percorsi più costosi e meno appropriati. È un segnale sbagliato, ingiusto e pericoloso» sottolinea la consigliera dem.

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«Per questi motivi chiedo formalmente alla Regione Veneto di revocare immediatamente il provvedimento e di aprire un confronto serio con i professionisti sanitari, i Sindaci e le rappresentanze dei cittadini, per individuare soluzioni reali al problema delle liste d’attesa: potenziamento del personale CUP, ampliamento dell’offerta, utilizzo efficiente delle agende e programmazione trasparente» è la richiesta.

«La tutela del diritto alla salute non può essere piegata a misure che penalizzano i cittadini e medicalizzano la burocrazia. La Regione dimostri responsabilità: ascolti, corregga la rotta e torni a mettere al centro la persona» conclude Bigon.

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