Visitare un museo migliora la salute mentale: lo dice la scienza
Redazione
A confermare il ruolo che i musei possono svolgere nel promuovere il benessere psicologico e nel migliorare le condizioni psichiche della popolazione generale, giungono i risultati del progetto MINERVA (Museo, Innovazione, Neuroscienze: Effetti Reattivi e reazioni psichiche al Valore Artistico) promosso lo scorso anno, insieme al Centro OMS per la ricerca in Salute Mentale dell’Università di Verona, dal museo di Palazzo Maffei a Verona, che nel monumentale edificio di Piazza delle Erbe espone una collezione d’arte antica, moderna e contemporanea di oltre 700 opere, riunita dall’imprenditore Luigi Carlon con i grandi nomi dell’arte italiana e internazionale: Picasso, Hokusai, Magritte, Kandinsky, Dürer, Canova, Braque, Ernst, de Chirico e tanti altri.
Lo studio – condotto tra maggio e novembre 2024 a Palazzo Maffei – ha evidenziato miglioramenti significativi nel benessere psicologico dei partecipanti a un’iniziativa museale strutturata: è emersa una riduzione del disagio psicologico, dei sintomi depressivi e d’ansia, dimostrando che «la fruizione dell’arte all’interno dei musei può essere un approccio innovativo ed efficace per la promozione della salute mentale nella popolazione generale».
Sulla rivista scientifica “Frontiers in Psychology” è stato recentemente pubblicato lo studio “From art to mental health: exploring the impact of a museum-based intervention on psychological well-being” coordinato dalla prof.ssa Michela Nosè insieme al gruppo del Centro OMS per la Ricerca sulla Salute Mentale del Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento, Università di Verona, e da Vanessa Carlon direttrice di Palazzo Maffei con le sue collaboratrici.

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Si tratta di uno studio prospettico, condotto su 103 partecipanti a un percorso museale strutturato in tre sessioni (tre visite guidate tematiche, a distanza di una settimana l’una dall’altra), con valutazioni prima e dopo il percorso tramite questionari validati a livello internazionale, utilizzati per misurare il benessere psicologico, il disagio psichico e i sintomi di ansia e depressione.
Nello specifico i partecipanti che hanno aderito allo studio erano prevalentemente donne (82,5%), con un’età media di 53 anni.
Nel campione, il 43% era sposato, il 63% aveva figli e si trovava in diverse situazioni lavorative. Nel complesso, un campione eterogeneo, rappresentativo di diverse caratteristiche sociodemografiche anche se tendenzialmente con un elevato grado di istruzione (più della metà possedeva una laurea magistrale).
Come riportato nella ricerca pubblicata e nelle relative tabelle, il campione, in media, prima dell’inizio del percorso museale aveva riportato un significativo distress psicologico nel 67% dei casi, con lieve ansia in quasi la metà dei partecipanti e sintomi depressivi di varia gravità, associati a livelli medio-bassi di benessere psicologico in quasi due terzi del campione.
Al termine del percorso, la percentuale di partecipanti con distress psicologico è diminuita dal 67 al 56%; i partecipanti con ansia moderata o grave sono passati dal 13,6% al 6,8% e la percentuale con depressione moderata-grave è scesa dall’8,8 al 4,8%. Il benessere psicologico è aumentato da 13,88 a 15,88 e la percentuale di partecipanti che ha dichiarato un elevato benessere è aumentata dal 34% prima delle tre visite guidate al 50% al termine delle stesse. Inoltre, considerando l’età, gli effetti positivi più significativi sono stati osservati negli individui di età compresa tra 41 e 60 anni.
Accanto agli aspetti clinici, lo studio documenta anche un’altissima accettabilità dell’intervento museale, misurata anch’essa con uno strumento psicometrico: tra l’89 e il 98% dei partecipanti ha espresso soddisfazione, interesse e facilità di fruizione del percorso.

«Lo studio – si conclude nel paper pubblicato – dimostra il potenziale delle istituzioni culturali come contesti per interventi di salute pubblica, evidenziando il valore dell’integrazione delle esperienze culturali nelle strategie di promozione della salute mentale. I musei offrono spazi unici per l’apprendimento, la riflessione e la connessione emotiva, che possono contribuire a migliorare la salute mentale in diverse popolazioni».
Il valore del progetto MINERVA trova infine ulteriore riconoscimento a livello europeo. Nel recente documento della Commissione Europea “Culture and Health. Time to act”, dedicato al ruolo delle arti per la salute, il progetto è stato citato come un modello di buona pratica, risultando l’unica iniziativa italiana menzionata. Una conferma prestigiosa della qualità del lavoro svolto e del potenziale di questo approccio.
«Questi dati confermano che l’arte può rappresentare una risorsa concreta per la salute pubblica – spiega la prof.ssa Nosè -. Il progetto MINERVA apre una prospettiva di ricerca innovativa che unisce cultura e salute con basi scientifiche solide. Il nostro impegno è proseguire con studi più ampi e con disegni di studio randomizzati, rafforzando la collaborazione tra istituzioni culturali e sanitarie, così da tradurre questo potenziale in politiche stabili di promozione del benessere».
«”Noi crediamo nell’arte” è una delle frasi che abbiamo posto sulle pareti alla fine del percorso di Palazzo Maffei – commenta Vanessa Carlon -. Crediamo fermamente nel potere dell’arte, nella sua forza terapeutica come nella sua valenza formativa e di crescita personale. Grazie al progetto MINERVA sono stati raccolti ulteriori dati a supporto di questa visione: la stessa che ha spinto mio padre a far nascere Palazzo Maffei a che ci guida ogni giorno nel promuovere iniziative educative, di inclusione e a sostegno delle fragilità. Un ruolo sociale del museo che va di pari passo con quello culturale e sul quale è opportuna un’ampia riflessione».
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