Otto ore di attesa al Pronto Soccorso di Verona. CISL FP: «Non è un vanto»

Redazione

| 04/12/2025
I dati Agenas sull’AOUI di Verona preoccupano CISL FP: quasi un paziente su cinque resta in pronto soccorso oltre otto ore, un segnale di crisi che richiede scelte politiche e risorse immediate.

CISL FP Verona esprime forte preoccupazione rispetto ai dati Agenas sui pronto soccorso italiani. Secondo l’elaborazione, l’AOUI di Verona viene descritta come “meno peggio” rispetto ad altre strutture: «Ma davvero possiamo consolarci con questo? Parlare di fascia media di criticità significa ammettere che il 17,5% dei pazienti resta in pronto soccorso oltre 8 ore prima di ricevere una risposta. Otto ore non sono un dettaglio: sono una notte intera, un tempo che può trasformare un’urgenza in rischio, una sofferenza in abbandono» spiega il segretario generale di CISL FP Verona, Giovanni Zanini.

«È vero che Verona registra un tasso di abbandono relativamente basso (1,9%), ma questo non cancella la realtà: chi non abbandona resta bloccato per ore in attesa. Non è efficienza, è resistenza dei cittadini. Non è un merito, è un segnale di quanto la popolazione sia costretta a sopportare disagi enormi pur di ricevere cure» continua Zanini.

Il confronto con Padova, dove solo il 2,9% dei pazienti supera le 8 ore, dimostra che il problema non è inevitabile: «è organizzativo, strutturale, legato a risorse e scelte. Parlare di “buona performance” mentre quasi un paziente su cinque resta intrappolato in attese interminabili significa minimizzare una crisi che tocca la dignità delle persone. La verità è che otto ore di attesa non possono essere considerate un successo. Sono il segno di un sistema sotto pressione, di organici insufficienti, di una rete territoriale che non riesce a filtrare e gestire i bisogni di salute. Consolarsi con il “meno peggio” significa accettare la mediocrità, quando invece servono investimenti, assunzioni e un ripensamento radicale dell’accoglienza sanitaria».

CISL FP Verona ribadisce che «la dignità dei cittadini non può essere misurata in ore di attesa. Otto ore non sono un vanto, ma un campanello d’allarme che deve spingere Regione e Governo ad agire subito».

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