Sacello rupestre dei SS. Nazaro e Celso: completata la messa in sicurezza sismica

Redazione

| 28/11/2025
Restaurato e consolidato il raro sacello paleocristiano di Veronetta, ora pronto a diventare accessibile attraverso nuovi percorsi di visita. L’intervento è stato finanziato con 500 mila euro del PNRR.

Consolidato e messo in sicurezza il sacello dei SS. Nazaro e Celso, rarissima testimonianza di architettura sacra rupestre paleocristiana veneta, presente a Veronetta, in via Rismondo 10, accanto all’Istituto IPSIA Giorgi.

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Il completamento dei lavori di messa in sicurezza sismica del luogo sono statti illustrati ieri mattina, durante un sopralluogo, dal Direttore Lavori, Arch. Massimo Donisi e dalla R.U.P della Direzione Edilizia Monumentale del Comune di Verona, arch. Viviana Tagetto, alla presenza della vicesindaca e assessora ai Beni Culturali, Barbara Bissoli, della Dirigente dell’Edilizia Monumentale, arch. Raffaella Gianello, e dell’arch. Silvia Dandria della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Verona.

L’intervento è stato effettuato dal Comune grazie a fondi dell’Unione Europea NextGenerationEU nell’ambito del PNRR – M1C3 – Inv. 2.4  “Sicurezza sismica nei luoghi di culto, restauro del patrimonio culturale del Fondo Edifici di Culto (FEC) e siti di ricovero per le opere d’arte (Recovery Art)” per un importo complessivo di euro 500mila euro.

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«Con l’intervento per la messa in sicurezza sismica del sacello rupestre dei Santi Nazaro e Celso, sito a breve distanza dalla omonima Chiesa, preziosissima testimonianza veneta di architettura sacra rupestre paleocristiana, viene reso visitabile un ulteriore importante tassello del ricco patrimonio storico–culturale della Città – dichiara la vicesindaca e assessora ai Beni Culturali, Barbara Bissoli -. Un intervento all’insegna della rigenerazione urbana e sociale del quartiere di Veronetta, al centro delle attenzioni e della cura di questa Amministrazione, che consentirà di allargare l’offerta di esperienze e percorsi, anche turistici, inediti ed esclusivi. Oggi, il sacello è solo eccezionalmente aperto al pubblico, perché attualmente è incluso nell’area dell’Istituto professionale “Giorgi”: l’Amministrazione comunale intende ora renderlo accessibile alla cittadinanza e alle persone interessate anche attraverso la creazione di un percorso di visita, ad esempio dalla vicina Scala XVI Ottobre, che conduce all’Alto San Nazaro, che riecheggi l’antica via dei fedeli dal soprastante Monte Castiglione».

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Il sito si trova, infatti, ai piedi del Monte Castiglione, l’altura in roccia tufacea che delimita l’area urbana. L’intervento ha avuto come obiettivo prioritario e imprescindibile assicurare la piena stabilità strutturale e la sicurezza sismica del sacello ipogeo, garantendo così la conservazione del monumento e la tutela dei visitatori.

In conformità con le linee guida del PNRR e con i vincoli di tutela previsti per il sito, gli interventi sono stati esclusivamente quelli consentiti per finalità di sicurezza sismica e, ove necessario, di restauro preliminare e propedeutico al consolidamento. Ogni operazione è stata programmata nel pieno rispetto del contesto storico e geologico del complesso ipogeo, evitando qualsiasi modifica non strettamente necessaria alla sua stabilizzazione.

Dati storici

Si ritiene che il monumento, unica testimonianza veneta di architettura sacra rupestre paleocristiana, risalga al VI-VII sec. d.C. Il sacello rupestre dei Santi Nazaro e Celso (noto anche come sacello di San Michele) è un edificio di culto, oggi sconsacrato, che conserva un elevato valore culturale in relazione al patrimonio storico-documentale in esso contenuto e che mantiene un alto valore rappresentativo per la comunità e il territorio di riferimento.

Secondo quanto attestarono Ludovico Moscardo nel Seicento e Scipione Maffei nel Settecento, il sacello venne in parte demolito nella seconda metà del XV secolo per far posto alla riedificazione di un settore del monastero. E in effetti una visita pastorale compiutasi nella seconda metà del Quattrocento conferma come la cappella fosse ormai “mutilata e amputata”.

I due cicli di affreschi del X e XII sec. presenti nel sacello furono “strappati” nel 1963-1964 e sono attualmente conservati nel Museo degli affreschi G.B. Cavalcaselle.

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