Cassazione: confermata l’aggravante mafiosa nell’inchiesta “Isola Scaligera”

Redazione

| 19/11/2025
La Suprema Corte ribadisce l’operatività della ’ndrangheta a Verona, confermando l’aggravante mafiosa per Antonio Giardino e altri imputati. Esclusa solo per un episodio di tentata estorsione, con rinvio alla Corte d’Appello.

La Corte di Cassazione ha confermato, con sentenza pubblicata il 12 novembre, l’aggravante mafiosa per Antonio Giardino e per gli altri ricorrenti coinvolti nell’inchiesta Isola Scaligera, che ha rivelato la presenza di una ‘ndrina a Verona, collegata alle famiglie Niscoscìa-Arena di Isola Capo Rizzuto.

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L’unico capo d’imputazione per cui è stata esclusa l’aggravante mafiosa riguarda un episodio di tentata estorsione, per il quale la Corte d’Appello di Venezia dovrà ora ridefinire la pena. Per il resto, l’impianto accusatorio mantiene la sua forza: nel processo di primo grado, 16 dei 23 imputati erano stati condannati per un totale di 150 anni di reclusione.

La sentenza afferma in via definitiva la operatività del clan Arena in territorio scaligero. Questo significa che la ‘ndrangheta qui certamente operava», ha dichiarato a TgrVeneto Chiara Palumbo, avvocata di parte civile della CGIL di Verona e del Veneto

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L’indagine ha segnato un momento importante nella lotta alla criminalità organizzata nel Nord Italia, e non si conclude qui. Martedì prossimo inizierà il dibattimento del secondo filone dell’indagine, denominato Isola Scaligera 2, in cui il Comune di Verona si è costituito parte civile.

«Questa seconda indagine nasce sulla base delle dichiarazioni dei pentiti già coinvolti nelle operazioni precedenti, che poi sono state verificate dalla polizia giudiziaria», ha spiegato a TgrVeneto l’avvocato Claudio Fiorini avvocato di parte civile del Comune di Verona nel processo Isola Scaligera 2.

CGIL Verona commenta così:  «Si tratta di una decisione che ribadisce come la criminalità organizzata non colpisca solo il tessuto economico e imprenditoriale, ma anche il mondo del lavoro, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e la qualità della vita democratica. Essere parte civile in questo processo significa affermare che il sindacato è in prima linea nella difesa della legalità e della dignità del lavoro. Dove c’è un attentato alla regolarità del mondo del lavoro e alla tutela dei diritti coinvolti, la CGIL c’è e il suo ruolo è riconosciuto. Continueremo a vigilare e a promuovere una cultura della legalità perché il lavoro non può essere terreno di conquista per la criminalità organizzata, di qualsiasi natura essa sia».

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