All’Università di Verona un convegno sulle nuove tecnologie riproduttive
Redazione
Tecnologie procreative, maternità surrogata e uteri artificiali: questi alcuni degli argomenti di cui si discuterà nel convegno che si è svolto venerdì 14 novembre al Polo Zanotto. L’iniziativa, dal titolo “Identità genetica e genitorialità nell’era delle tecniche procreative. Procreazione Medicalmente Assistita, maternità surrogata, utero artificiale: le nuove sfide etiche e socio-culturali”, rientra nell’ambito del progetto Prin2022 “Identità genetica e genitorialità nell’era delle tecniche procreative”, che coinvolge gli atenei di Verona, Cassino e del Lazio meridionale e Federico II di Napoli.
Il team veronese è composto dalle docenti del dipartimento di Scienze giuridiche Giorgia Anna Parini e Alessandra Cordiano, da Debora Viviani, docente del dipartimento di Scienze umane e da Alberto Turco, docente del dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Movimento.
La giornata di studio, aperta dai saluti istituzionali di Valentina Moro, direttrice del dipartimento di Scienze umane, ha visto gli interventi di docenti e ricercatori impegnati nell’analisi delle trasformazioni culturali della genitorialità nell’era delle nuove tecnologie riproduttive.
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Tra i momenti centrali dell’evento, la presentazione dei risultati di una ricerca sociologica condotta da Debora Viviani, con la collaborazione di Paola Di Nicola, docente di Sociologia dei processi culturali in ateneo. L’indagine ha coinvolto 890 partecipanti maggiorenni, selezionati per sesso, età e area geografica, con l’obiettivo di indagare l’immaginario sociale e gli orientamenti culturali rispetto alla procreazione medicalmente assistita (PMA), alla maternità surrogata e all’ectogenesi.
I dati rivelano un’ampia conoscenza e accettazione della PMA: oltre il 91% degli intervistati dichiara di averne sentito parlare, con una leggera prevalenza femminile. Per molti, la PMA è ormai percepita come una risposta legittima ai problemi di fertilità. Il 30,1% ritiene che dovrebbe essere accessibile a tutti, una quota più che doppia rispetto a chi indica l’adozione come alternativa principale. Significativo anche il dato relativo alla crioconservazione degli embrioni: il 44,7% considera giusto che quelli non utilizzati possano essere donati a coppie infertili.
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L’ectogenesi – la gestazione attraverso utero artificiale – suscita maggiore cautela. Pur riconoscendone i potenziali benefici in termini di salute e controllo della gravidanza, una larga parte degli intervistati teme che questa tecnologia possa allontanare la maternità dal suo quadro naturale e dare origine a un modello di nascita “artificiale”. Il 95% manifesta, inoltre, il timore che tali strumenti diventino privilegio esclusivo delle élite economiche o strumenti di controllo da parte di grandi multinazionali.
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