Fondazione Arena incanta Roma con lo “Stabat Mater” di Rossini al Festival di Musica Sacra
Redazione
Capolavori sacri che si fondono. Circondati da un solenne silenzio. Lo Stabat Mater di Rossini lunedì sera è risuonato nella Basilica di San Paolo Fuori le Mura. Orchestra e Coro di Fondazione Arena si sono esibiti a Roma in occasione del 24° Festival Internazionale di Musica e Arte Sacra.
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Alla presenza del Cardinale James Michael Harvey Arciprete della Basilica, di alti prelati, e davanti a una chiesa gremita, il Maestro Francesco Ivan Ciampa ha diretto i complessi artistici e i solisti che hanno composto un quartetto vocale d’eccezione per l’intensa partitura rossiniana: il soprano Eleonora Buratto, recentemente protagonista di Tosca in diretta televisiva, il mezzosoprano Agnieszka Rehlis, principessa dell’Aida areniana negli ultimi Festival, il tenore Marco Ciaponi, apprezzato belcantista a Verona in opere di Mozart e Salieri, e il basso Adolfo Corrado, vincitore a soli ventinove anni del BBC Singer of the World.
Presenti anche il Sottosegretario alla Cultura Gianmarco Mazzi, il Presidente dell’AGIS Francesco Giambrone, il Sovrintendente Cecilia Gasdia, il Vicedirettore artistico Stefano Trespidi.
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Sotto il dorato soffitto di San Paolo Fuori le mura, Basilica Papale maggiore nota anche per ospitare i ritratti di tutti i pontefici da San Pietro ad oggi, un ascolto attento e raccolto e, al termine, calorosi applausi per l’Orchestra e il Coro di Fondazione Arena, preparato da Roberto Gabbiani.
Il Festival, giunto alla 24^ edizione, è organizzato dalla Fondazione Pro Musica e Arte Sacra, presieduta dal Senatore Hans-Albert Courtial, e propone ogni autunno meditazioni con alcuni tra i maggiori complessi artistici al mondo, tra cui i Wiener Philharmoniker, i Tallis Scholars, i Wiener Sängerknaben, nelle basiliche maggiori e chiese di Roma e Vaticano.
Ad ispirare il Festival, sono le parole che Papa Paolo VI, oggi Santo, rivolse agli artisti nel discorso conclusivo del Concilio Vaticano II nel 1965: «Questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione».
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L’edizione 2025, dedicata in particolare a Palestrina, a 500 anni dalla nascita, unisce in realtà compagini e repertori diversissimi, dalla polifonia rinascimentale ai canti sacri ortodossi. L’opera proposta da Fondazione Arena è la maggiore composizione sacra di Gioachino Rossini, lo Stabat Mater, insieme alla Petite Messe Solennelle (che sarà proposta al Teatro Filarmonico di Verona nella Settimana Santa 2026). Rossini, all’apice della fama dopo il trionfo parigino di Guillaume Tell, scelse il ritiro dalle scene in favore di un silenzio creativo interrotto in poche occasioni: lo Stabat Mater, su testo della celebre sequenza medievale attribuita a Jacopone da Todi, fu la prima eclatante eccezione.
Scritto nel 1831, pare senza troppa convinzione, su insistenza del prelato spagnolo padre Varela e destinato solo ad esecuzioni private, fu interrotto a metà per problemi di salute e completato dall’amico e collega Giovanni Tadolini per il Venerdì Santo. Dopo la morte di Varela, un editore francese venne in possesso dello spartito e, pur di impedirne la pubblicazione, Rossini completò il lavoro nel 1842, sostituendo gli interventi di Tadolini con brani propri, e curando poi la prima pubblica con grandi voci dell’epoca a Parigi e in una tournée italiana di successo, culminata in un’esecuzione all’Arena di Verona (allora solo di rado utilizzata per avvenimenti musicali).
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