Verona verso il nuovo PAT: rigenerazione urbana, accessibilità e mobilità sostenibile
Redazione
A dieci mesi dall’approvazione del documento preliminare del nuovo Piano di Assetto del Territorio (PAT), il Comune di Verona arriva all’appuntamento dell’8 novembre con una sintesi matura e partecipata del percorso di concertazione e partecipazione, avviato con il coinvolgimento di oltre cinquanta realtà pubbliche e private. L’evento, moderato da Paola Pierotti (Ppan) nell’aula Magna del Silos di Ponente dell’Università degli Studi di Verona, rappresenta un passaggio decisivo nel processo di definizione del PAT, il momento in cui la città si riconosce in una visione strategica condivisa: rigenerazione urbana sostenibile, infrastrutture integrate, qualità ambientale, casa accessibile e innovazione diffusa.
Presenti il Sindaco con la Vicesindaca e Assessora a Parità di Genere, Pianificazione Territoriale e Urbanistica, Beni Culturali e Paesaggio, Edilizia Privata e Patrimonio. Con loro l’Assessora ai Servizi Sociali con delega alle Politiche sociali e abitative, Terzo settore; l’Assessora alla Cultura, Turismo, Rapporti con Unesco; l’Assessora al Commercio e attività produttive, Manifestazioni, Rapporti con il Consiglio Comunale e Relazioni con il territorio; l’Assessore alle Politiche giovanili e di partecipazione, Pari opportunità.
Il primo cittadino, Damiano Tommasi, ha dichiarato: «Siamo di fronte a un processo che, per certi versi, è storico. Storico perché rappresenta per noi un impegno collettivo, condiviso e sì, anche coraggioso. Usiamo spesso questa parola, “coraggioso”, quando ci troviamo davanti a scelte che sembrano più rischiose che vantaggiose. Ma è proprio qui il punto: con la nostra amministrazione abbiamo deciso di avviare un percorso che, ne sono convinto, la città aspettava da tempo. La politica, oggi, soffre di un’eccessiva sensibilità alle scadenze elettorali. Questo rallenta i processi decisionali, ritarda l’attuazione di idee e strategie. Ma le città – e la vita quotidiana dei cittadini – hanno bisogno di concretezza e tempi certi».

Tommasi ha aggiunto: «Noi, dal primo giorno, abbiamo avviato un’opera che sembrava irrealizzabile: la filovia. Un progetto di trasporto pubblico atteso da decenni, che finalmente sta andando avanti. Quando le idee si concretizzano, spesso ci si dimentica di quanto tempo, confronto e fatica siano serviti per arrivarci. La difficoltà, su questi temi, è riuscire a proiettarsi nel futuro, cogliere le tendenze, dotarsi degli strumenti per accompagnare le trasformazioni – che devono essere sempre pensate a misura di persona. Una delle qualità della nostra amministrazione è questa: lavorare insieme, anche con idee diverse, ma per un obiettivo comune. Con una metafora calcistica: abbiamo tutti chiaro dov’è il pallone. E stiamo giocando la stessa partita. Spesso si sottovaluta cosa significhi lavorare sul PAT. In realtà, significa lavorare sulla trasformazione della città. E i cambiamenti, lo sappiamo, fanno paura. Soprattutto quando si confrontano con errori del passato, con decisioni non ben ponderate o scelte fatte in buona fede, ma finite male. Tutto questo pesa, rallenta, frena la visione. Ma già nel documento preliminare si legge chiaramente la nostra volontà: impostare lo sviluppo della città secondo linee guida solide e condivise».
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«Spero davvero che questa sfida – diciamola così, “pre-olimpica e pre-cerimoniale” – possa portare risultati concreti. Avere una scadenza non è un limite, ma una guida. Come ricordava anche il Vescovo nella sua ultima lettera, il limite può essere un compagno di viaggio. Aiuta a scegliere, a rimanere ancorati alla realtà, a concretizzare ciò che spesso la politica fatica a realizzare. Noi vogliamo essere concreti. Vogliamo arrivare all’adozione e poi all’approvazione del PAT prima delle cerimonie olimpiche. È uno degli obiettivi del nostro mandato. Sappiamo che ci possono essere ostacoli, rallentamenti, deviazioni. Ma su questo processo abbiamo investito risorse, tempo, energie e competenze. Stiamo costruendo qualcosa che va oltre le nostre singole presenze. Qualcosa che resterà», ha concluso il sindaco.
Il quadro che emerge dai contributi tecnici e politici restituiti nella giornata è quello di un piano che assume il ruolo strutturale di cornice ordinatrice e trasformativa per Verona, rafforzando la sua identità di città abitabile e competitiva a livello europeo. Gli interventi mettono in luce i pilastri della revisione urbanistica e le direttrici prioritarie sulle quali si articolerà la stesura definitiva del PAT, quale piattaforma abilitante di politiche pubbliche multidisciplinari.
Highlights dei contributi tecnici
Un nuovo patto tra città costruita e territori aperti
Paolo Galuzzi (Sapienza, Roma) chiarisce i tre pilastri del futuro PAT:
- Transizione ecologica, con una rete ambientale continua e strumenti prestazionali da integrare in ogni trasformazione (Indice di Transizione Ecologica per l’urbano e l’extra urbano).
- Contrasto al consumo di suolo, con una distinzione netta tra ambito urbano e territori extraurbani, riconosciuti come risorse ecologiche e produttive.
- Rigenerazione sostenibile, orientata a dotazioni territoriali fruibili, nuovi modelli di social housing e masterplan di ambiti strategici (Centro Storico, ZAI storica).
La casa come leva di attrattività e inclusione
Il tema abitativo, affrontato con visione trasversale, intende contrastare la pressione del mercato immobiliare tradizionale e facilitare nuovi modelli di residenza sociale e mista. Il PAT introdurrà:
- Quote obbligatorie di edilizia sociale negli interventi rigenerativi.
- Incentivi per il recupero di patrimoni edilizi non utilizzati.
- Sperimentazione dell’abitare-misto in aree produttive (es. ZAI storica).
ZAI e aree produttive come distretti di nuova generazione
Nico Cattapan (Socialseed) introduce il tema della ZAI storica: da zona industriale frammentata a piattaforma polifunzionale con mix di usi, innovazione industriale e servizi ai lavoratori. La riconnessione con i quartieri di Verona Sud e la definizione di assi urbani trasversali costituiscono leve prioritarie per la rigenerazione.
Mobilità e infrastrutture con una logica integrata e sostenibile
Fabio Torta (TRT) presenta la strategia della rete di mobilità: filovia urbana, nuove fermate ferroviarie, parcheggi scambiatori ai margini urbani e dorsali ciclabili, regolamentazione del traffico con l’obiettivo di una maggiore sicurezza e qualità urbana. Obiettivo principale: riequilibrare i flussi veicolari e potenziare l’accessibilità senza introdurre nuova viabilità primaria a discapito della qualità dello spazio pubblico. La rete stradale di nuova realizzazione, progettata in piena armonia con il paesaggio, sarà quindi trattata come elemento secondario rispetto agli obiettivi di mobilità sostenibile.
Infrastrutture verdi e progetto ambientale come architettura del piano
Matteo Pedaso (LAND) colloca la natura al centro della pianificazione: riconoscimento del paesaggio agricolo come infrastruttura eco-sistemica, connessione tra le aree naturalistiche (fiume, collina, forti), rete verde e blu come struttura urbana primaria. Con l’Indice di Transizione Ecologica, ogni intervento pubblico e privato dovrà documentare il proprio contributo alla resilienza climatica, alla biodiversità e al benessere urbano.
«È stato un percorso di confronto e concertazione che ha attivato le energie vive della città su un obiettivo molto ambizioso: rivedere le misure strutturali della pianificazione urbana – ha commentato la Vicesindaca e Assessora a Parità di Genere, Pianificazione Territoriale e Urbanistica, Beni Culturali e Paesaggio, Edilizia Privata e Patrimonio, Barbara Bissoli -. Dal documento preliminare del PAT, che definisce obiettivi generali, scelte strategiche e indirizzi per uno sviluppo sostenibile e durevole del territorio, ci stiamo ora muovendo verso l’individuazione delle misure strutturali vere e proprie».

Bissoli ha aggiunto: «Abbiamo scelto di essere qui oggi in questo luogo simbolico, dove tutto ha avuto inizio: proprio qui, il 18 novembre 2023, si è tenuto il primo convegno, la prima assemblea pubblica. Un luogo che rappresenta un esempio concreto di rigenerazione urbana, e che rispecchia a pieno la nostra visione di città: una visione che abbandona la logica espansiva ed estrattiva del passato per passare a una pianificazione generativa, capace di creare valore in ogni intervento, sia pubblico che privato. Si tratta, quindi, di un profondo cambio di mentalità, che prende forma attraverso l’adozione di uno strumento strutturale essenziale: il Piano di Assetto del Territorio. Colgo però l’occasione per ringraziare ogni persona di questa Direzione per l’enorme lavoro svolto finora. Un lavoro prezioso è stato fatto anche nell’analisi dei contributi ricevuti durante la fase di concertazione. Ne abbiamo ricevuti oltre 50. Molti di questi sono andati oltre i temi strettamente legati al PAT, toccando aspetti più pertinenti al Piano degli Interventi. Per tutti i contributi vi doveva essere un confronto con gli obiettivi generali e le scelte strategiche del documento preliminare. Questo non sempre è accaduto».
Si chiude quindi l’ampia fase di partecipazione e attivazione della città, con una restituzione pubblica e corale. Prossimo appuntamento: l’adozione prima dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026.
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