Manildo: «Il Veneto è fermo, serve un piano straordinario per lavoro e sviluppo»
Redazione
«Il Veneto sta arrancando, e fingere che vada tutto bene è un errore che non possiamo più permetterci. Per questo rivolgo un appello ai miei avversari: fermiamo per un giorno la campagna elettorale e incontriamoci tutti, insieme a categorie economiche e sindacati, per tracciare gli elementi fondamentali e condivisi di un piano straordinario di rilancio per il lavoro e lo sviluppo del Veneto».
Giovanni Manildo, candidato presidente del centrosinistra, al confronto organizzato da Confindustria Veneto ha lanciato una provocazione che è anche una proposta concreta ai suoi quattro sfidanti.
A motivare l’appello sono i dati: «La Banca d’Italia ha certificato che negli ultimi vent’anni la produttività del Veneto è stata negativa e persino inferiore alla media italiana, che è la peggiore d’Europa. Lo ripeto: inferiore alla media italiana. L’industria rallenta e il terziario è in difficoltà. In parallelo, la Fondazione Nordest ci dice che siamo la regione meno attrattiva del Nord e Centro Italia, eccetto le Marche. I nostri giovani se ne vanno già all’università e ancora di più dopo la laurea. È un segnale drammatico: il Veneto non cresce e non attrae più».
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«Non possiamo permetterci di continuare a crogiolarci nell’illusione, completamente distaccata dalla realtà, per cui va tutto bene, anzi benissimo. Non bastano le narrazioni trionfalistiche a smentire i dati. La nostra economia – prosegue Manildo – è ferma, e se non reagiamo ora, rischiamo di perdere un’intera generazione di energie e competenze. Per questo rivolgo un appello vero ai miei avversari: fermiamo per un giorno la campagna elettorale, convochiamo categorie e parti sociali e tracciamo, tutti insieme, un piano per il futuro del Veneto. È così che si dimostra amore per questa terra: la nostra regione vale più delle nostre bandiere».
Manildo al confronto promosso da Confindustria ha portato anche le sue proposte: «Serve una nuova stagione di concertazione: per questo proporrò un Consiglio regionale dell’economia che metta insieme imprese, sindacati e istituzioni per programmare sviluppo e innovazione. Il lavoro va sostenuto con il contratto d’ingresso per i giovani, la formazione permanente e gli investimenti su competenze scientifiche e tecnologiche. E poi infrastrutture di mobilità moderne come la SFMR e il completamento rapido della TAV, sanità pubblica più efficiente, attenzione alla qualità della vita: solo così il Veneto può tornare attrattivo e competitivo».
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