Marco Andreoli: «Medici e infermieri sono pagati troppo poco»

Redazione

| 28/10/2025
Per lo “Speciale Elezioni regionali 2025”, l’intervista a Marco Andreoli, consigliere regionale uscente del Veneto e candidato con Fratelli d’Italia.

Speciale Elezioni regionali 2025

A poche settimane dal voto in Veneto del 23 e 24 novembre, lo “Speciale Elezioni regionali 2025” di Verona Network ospita Marco Andreoli, consigliere regionale uscente e ricandidato con Fratelli d’Italia. Andreoli ripercorre la scorsa legislatura e indica le priorità per il prossimo mandato: al centro sanità territoriale e liste d’attesa. Non manca uno sguardo all’agricoltura, colpita da eventi estremi sempre più frequenti.

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Guarda l’intervista a Marco Andreoli

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Una sintesi dell’intervista

Partiamo dal suo percorso: come è arrivato in Consiglio regionale?
Sono stato eletto cinque anni fa nella lista della Lega. Fu un risultato sorprendente: ero conosciuto soprattutto in Valpolicella, un po’ in città, meno nel resto della provincia. La campagna durò un mese: seppi della candidatura 30 giorni prima del voto, in piena pandemia, con una campagna d’agosto perché si votò a settembre. È stata dura per me come per tutti. Oggi mi ripresento, ma in un altro partito.

Quali sono le ragioni del passaggio a Fratelli d’Italia?
I motivi sono diversi e li ho già spiegati: in Lega sentivo che il mio percorso fosse finito e non vedevo margini di cambiamento. Ho preferito andarmene senza fare rumore. Sul piano degli ideali considero le due forze paritarie: sui grandi temi dicono cose simili. Sull’autonomia, ad esempio, in Veneto anche in Fratelli d’Italia c’è lo stesso sentimento: si porta avanti la medesima idea, solo in un’altra casa politica.

Si chiude il ciclo di 15 anni di governo Zaia. Qual è il suo bilancio?
In Veneto cambiamo raramente presidente: due volte in trent’anni. Zaia ha raggiunto un consenso quasi al 78%, qualcosa di incredibile. Gli va riconosciuto il merito di quanto ha fatto e di ciò che ha trasmesso ai veneti, trasversalmente. È naturale che un percorso si chiuda e si riparta con energie nuove. Negli ultimi cinque anni, però, ho visto un po’ di ordinaria amministrazione: si era perso il fuoco per le grandi decisioni. La sanità è la questione che mi preoccupa di più e su cui servono scelte di petto per riformare la medicina del territorio.

Che cosa non funziona oggi nella sanità territoriale e come intervenire?
La medicina di territorio, quindi i medici di base, non riesce a filtrare abbastanza gli accessi agli ospedali: tre su quattro in Pronto soccorso sono codici bianchi o verdi, persone che dovevano essere intercettate prima. Mancano medici, non solo qui, ma altrove si sono organizzati meglio. La strada è aggregare medici di base e pediatri con personale infermieristico e di segreteria, e dotazioni come ecografi, radiografie, ECG, analisi, piccole medicazioni. Poi telemedicina e intelligenza artificiale per seguire i cronici da casa: anziani, ipertesi, diabetici, oncologici. Serve reperibilità continua: dalle 8 alle 20 con turni tra medici associati, e guardia medica la notte. Se l’ambulatorio resta chiuso, il cittadino corre in ospedale, e lo farei anch’io.

Pronto soccorso in affanno e aggressioni al personale: da dove ripartire?
I problemi sono molti. C’è un tema di trattamento economico: medici e infermieri sono pagati troppo poco. Sono stati stanziati fondi aggiuntivi dal Governo per gli stipendi, ma serve fare di più, compatibilmente coi conti pubblici. Altrimenti i professionisti vanno all’estero, nel privato o scelgono altri percorsi. C’è anche una frustrazione diffusa che talvolta sfocia in aggressioni: è inaccettabile. Se arriviamo ai braccialetti anti-aggressione, dobbiamo farci un esame di coscienza e avviare campagne di sensibilizzazione: i medici durante il Covid erano eroi, non possiamo dimenticarlo.

Liste d’attesa: quali soluzioni vede?
C’è un ricorso eccessivo al privato per accelerare i tempi: è una sconfitta. Si prescrivono troppe visite, spesso non necessarie, perché il medico di base non ha strumenti per una diagnosi di massima e non è collegato rapidamente con lo specialista. Con dotazioni adeguate e collegamenti telematici si prescriverebbe meno. Serve un Centro unico di prenotazione che integri pubblico e privato convenzionato, così da offrire la prima data utile reale sul territorio. Va potenziato il Fascicolo Sanitario Elettronico, con la storia clinica e i referti disponibili sull’app, subito. Inoltre, curiamo anche molti pazienti da fuori regione: a Negrar i non veneti sono il 31%, erano il 24% qualche anno fa. Le porte restano aperte a tutti, ma dobbiamo garantire una priorità ai cittadini veneti e veronesi.

Sanità e sociale sono stati accorpati nello stesso assessorato: va mantenuto?
Penso sia necessario dividerli. Sanità e sociale sono materie immense e vanno seguite giorno e notte in una “quasi nazione” da 5 milioni di abitanti. Tornare a 10 assessori non è uno spreco: è il minimo per seguire bene materie così complesse. Lo stesso vale per accorpamenti come agricoltura e turismo: hanno bisogno di attenzione dedicata.

Agricoltura: quali urgenze ha visto da presidente di Commissione?
Negli ultimi anni abbiamo affrontato calamità naturali pesantissime. Penso alla zona dei frutteti tra Belfiore e San Bonifacio: non si perde solo il raccolto di un anno, ma l’intera struttura produttiva, perché reimpiantare richiede anni. Le assicurazioni, quando coprono questi eventi, chiedono premi insostenibili. E gli eventi estremi sono ormai ricorrenti, non eccezionali. Servirebbero risorse ingenti e stabili, ma la coperta è corta: questo è un grande dispiacere.

Verona è davvero “dimenticata” in Regione?
C’è un fondo di verità. Ho usato slogan come «Più Verona in Veneto» per dare una sveglia ai veronesi. La distanza chilometrica si traduce in disinteresse: il Gazzettino a Verona non esce da decenni, e di politica regionale si parla poco. Quando ci sono concorsi a Venezia, i veronesi partecipano poco: negli uffici regionali trovi veneziani, padovani, trevigiani, pochissimi veronesi. Così manca la conoscenza diretta del territorio. Vorrei più interesse e partecipazione: finora ci siamo arrangiati. E Verona è anche invidiata: benessere, posizione, paesaggio, turismo, prodotti d’eccellenza. Ma questo non significa che non abbia bisogno di attenzione.

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