Diego Ruzza: «In sanità va potenziata l’organizzazione»
Redazione
Speciale Elezioni regionali 2025
Mancano poche settimane al voto per le Regionali del Veneto, fissato per il 23 e 24 novembre, e lo “Speciale Elezioni regionali 2025” di Verona Network dà voce ai protagonisti della corsa. Il percorso politico di Diego Ruzza è maturati nei gruppi giovanili di AN, poi Pdl, oggi in Fratelli d’Italia, con cui si candida. È stato consigliere, assessore, vicesindaco e sindaco per due mandati a Zevio (2012-2022).
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Guarda l’intervista a Diego Ruzza
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Una sintesi dell’intervista
Ci racconta il suo percorso politico, fino alla candidatura regionale?
Sono nato nel movimento giovanile di Alleanza Nazionale, poi la confluenza nel Pdl e, infine, il ritorno nell’area del centrodestra guidata da Giorgia Meloni, in Fratelli d’Italia. Ho fatto tutta la gavetta: consigliere, assessore, vicesindaco e due mandati da sindaco di Zevio (2012-2022). Oggi presiedo il Consiglio comunale. Questo bagaglio mi permette di sapere come funzionano delibere e determine, conoscere gli uffici e i dirigenti: un’esperienza che vorrei mettere a disposizione della Regione, soprattutto di Verona e provincia.
Perché il “salto” verso il Consiglio regionale adesso?
Perché certi ruoli richiedono esperienza amministrativa e contatto con le persone. Se avrò l’onore di essere consigliere regionale, saprò dove mettere le mani fin dal primo giorno, portando metodo e concretezza.
In Fratelli d’Italia, quali valori sente più suoi?
La sovranità nazionale e un’identità italiana forte, con la difesa intelligente di tradizioni e cultura. Siamo una destra moderna e di governo, capace di confrontarsi con altre idee, ma il solco della nostra identità deve restare il faro.
Quindici anni di Zaia: più luci o più ombre?
Da veronese vedo luci e ombre. Verona è stata un po’ ai margini. In sanità, dove lavoro da 25 anni in un ospedale pubblico, ci sono eccellenze ma anche scelte da rivedere alla luce dei cambi demografici. Serve aria nuova in consiglio per riportare Verona dove merita.
Autonomia differenziata: occasione o rischio?
Il percorso è difficile e trova ostacoli parlamentari. Ma un’autonomia ben fatta può portare servizi migliori, più risorse e qualità della vita, con ricadute su infrastrutture, occupazione e sanità.
Il cittadino lamenta difficoltà nella sanità territoriale. Come intervenire?
Va potenziata l’organizzazione: investire sul territorio e sulla rete dei medici di medicina generale, mettendoli nelle condizioni di lavorare bene e rimotivandoli. In ospedale serve turnover, sostituzioni tempestive e contrasto al burnout di operatori, infermieri e medici. Senza di loro non c’è salute.
Quindi non è solo un tema di carenze numeriche?
L’ospedale resta il luogo dell’acuzie, ma poi il paziente deve tornare in società con percorsi efficienti. Le case di riposo sono diventate un baluardo per famiglie e pazienti: vanno ridotte le liste d’attesa ampliando posti letto accreditati e convenzionati, così da avere più risorse e ingressi più rapidi.
Che ruolo per il privato?
Non è un nemico, è una risorsa se ben regolata e convenzionata. Serve equilibrio: una sanità territoriale pubblica forte, sostenuta anche dal privato convenzionato.
Un tema tecnico ma cruciale: tenere unito o dividere l’assessorato sanità-sociale?
Sono per dividere i due assessorati. Non è una questione di “poltrone”, ma di efficacia: la sanità assorbe circa il 70-80% del bilancio regionale; il sociale sta vivendo una riorganizzazione che richiede un assessorato dedicato. Così si seguono meglio processi e passaggi epocali.
Il rischio è che nuovi oneri ricadano sui Comuni?
Il rischio c’è. Le ATS possono dare grandi risposte e gestire meglio risorse su base distrettuale, ma vigilerò perché non diventino un carrozzone che rallenta i servizi. La demografia invecchia: non possiamo permetterci inefficienze.
Sul fronte candidature: che impressione le fa Alberto Stefani?
L’ho incontrato alla Festa della Mela di Zevio: giovane brillante e determinato, già sindaco. Mi sono messo a disposizione, come candidato e come coalizione, per sostenerlo nella corsa a presidente.
E Giovanni Manildo per il centrosinistra? La preoccupa?
Non più di tanto, ma non sottovaluto mai l’avversario politico. Spero in una campagna con toni pacati e confronto sulle idee. Ho apprezzato chi dice che non attaccherà l’altro, ma parlerà del proprio progetto: è il mio stile.
Da sindaco, cosa migliorerebbe nel rapporto con la Regione?
La dislocazione di alcuni uffici regionali più vicini ai territori: da Verona a Venezia si “perde” una giornata. Portare porzioni di uffici più vicino ad amministratori e cittadini aiuterebbe tutti.
Verona è davvero “dimenticata” in Veneto?
C’è un fondo di realtà. Verona e la sua provincia meritano un ruolo da protagoniste: abbiamo eccellenze infrastrutturali e imprenditoriali. Dobbiamo riportare Verona al livello politico, istituzionale ed economico che merita.
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Speciale elezioni regionali 2025
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