Elisa De Berti: «Le sfide impossibili mi piacciono»

Redazione

| 23/10/2025
Per lo “Speciale Elezioni regionali 2025”, l’intervista a Elisa De Berti, vicepresidente uscente della Regione Veneto e candidata alle prossime elezioni con la Lega.

Speciale Elezioni regionali 2025

Mancano poche settimane ormai al voto per le regionali del Veneto, fissato per il 23 e 24 novembre. Lo “Speciale Elezioni regionali 2025” fa tappa negli studi di Verona Network con Elisa De Berti, vicepresidente uscente della Regione.

Già sindaca a Isola Rizza, poi assessora in Veneto e quindi numero due della giunta Zaia, De Berti si ricandida con la Lega e rivendica un approccio «pragmatico e vicino ai territori». Le sue deleghe attuali in Veneto sono Lavori pubblici, Infrastrutture, Trasporti e Affari legali.

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Guarda l’intervista a Elisa De Berti

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Una sintesi dell’intervista

Vicepresidente uscente del Veneto e di nuovo in campo per le regionali: ci ricorda i passaggi chiave della sua carriera politica?
Il mio percorso nasce quasi per caso: nel 2004 mi candido sindaca a Isola Rizza, perdo per 13 voti e siedo cinque anni in minoranza. Nel 2009 mi ricandido e vinco con un ampio scarto. Dopo cinque anni vengo riconfermata. Dopo un anno del secondo mandato mi chiama Luca Zaia in Regione. Dal 29 giugno 2015 ho intrapreso questa esperienza: nel primo mandato come assessora, nel secondo anche con la delega alla vicepresidenza.

È un momento particolare per la Lega. Perché per lei resta la scelta giusta?
Per me è la scelta giusta perché la Lega del Veneto ha sempre dimostrato di essere vicina al territorio, attenta all’identità veneta e alla battaglia per l’autonomia. Grazie al Presidente Zaia non abbiamo mai mollato quella che è la sfida delle sfide. Il nostro tessuto amministrativo è ampio e moderato, con un approccio pragmatico ai problemi e l’obiettivo di migliorare la qualità della vita. Credo che quanto fatto finora ci consenta di tornare dai cittadini e chiedere fiducia.

Che cosa avrebbe voluto fare con questa giunta e non è riuscita a realizzare?
Ho un rammarico: non aver potuto investire di più nel trasporto pubblico locale, per i limiti di risorse. Per il resto mi sono andata a cercare i fondi ovunque fossero disponibili. Sui trasporti, spero che nella prossima legislatura si facciano stanziamenti importanti, non solo per potenziare il servizio ma anche per le agevolazioni. Intanto abbiamo approvato la legge che riporta la Regione ad avere voce in capitolo sul trasporto su gomma, con le nuove agenzie in cui siederà anche la Regione: sarà possibile fare politiche strategiche più incisive.

Variante della statale 12 a sud di Verona: come si è arrivati a questo risultato?
Siamo partiti nel 2015: con Anas, il senatore Tosato della Lega e l’onorevole Zardini del PD presentammo la questione della statale 12. All’inizio ci dissero che non c’erano possibilità di finanziamento: allora costava 145 milioni. Non era facile: il Comune di Verona non sosteneva l’opera e il tracciato in città era bloccato. Nell’era Sboarina, dopo sei anni di discussioni, il 30 giugno 2018 abbiamo approvato il progetto preliminare, definendo il tracciato. La Regione ha pagato la progettazione; ad agosto Anas ha aggiudicato i lavori. Nelle prossime settimane si apriranno i cantieri e, nel primo semestre del 2026, vedremo le ruspe all’opera sui 14 chilometri. Le sfide impossibili mi piacciono e questa è una grande soddisfazione.

Grezzanella nel Villafranchese e variante tra Cerea e Sanguinetto: a che punto siamo?
Per la statale 12 parliamo di 263 milioni di investimento. La Grezzanella vale 35 milioni: era data per morta, l’abbiamo finanziata con risorse FSC della Regione, aggiornato il progetto e fatto partire i lavori. L’anno prossimo potremmo aprire un primo stralcio; nel 2027, realizzato il sottopasso ferroviario, aprirà tutta. La variante tra Cerea e Sanguinetto era un’altra opera considerata “morta”, con tante promesse cadute nel vuoto. Ho lavorato sotto traccia: ai 60 milioni già stanziati (20 della Regione e 40 in legge di bilancio) Anas ha aggiunto ulteriori 40 milioni. Nel 2026 si potrà andare in gara e avviare i lavori. Mi dispiace non aver acceso le ruspe prima della fine del mandato: può sembrare campagna elettorale, ma i cittadini sanno che non faccio proclami a vuoto.

A nord di Verona si parla da decenni del traforo delle Torricelle. È ancora realistico?
Se ne parla spesso in campagna elettorale. Va tolto dalla propaganda e portato su un tavolo tecnico-amministrativo. Quindici giorni fa ho proposto di costituire un tavolo con Provincia e Comune, mettendo a disposizione lo studio regionale sulla mobilità di Verona e provincia. Lì analizzeremo tutte le soluzioni per decongestionare la città. Il traforo, ai tempi Tosi, non era bancabile: fare gare su opere non bancabili non ha senso. Serve un approccio scientifico e non da campagna elettorale. Confido che il tavolo possa dare risposte serie e credibili.

Collegamento ferroviario tra Verona, l’aeroporto e il lago di Garda: quale percorso immagina?
L’aeroporto è un asset strategico, ma il collegamento su ferro con Porta Nuova non è mai diventato una priorità. Nel 2019 chiesi a Ferrovie di valutare il collegamento a Porta Nuova e a Mantova, in rapporto anche al Garda. Pensavo a una sola soluzione, ma FS propose due collegamenti: verso Verona–Mantova e verso il lago. L’analisi costi-benefici è positiva; c’è il documento di fattibilità tecnico-economica e il Ministro ha confermato la volontà di procedere con la progettazione. È un intervento strategico regionale da circa un miliardo e mezzo. Non è impossibile: Verona ha le carte in regola, serve compattezza istituzionale, senza farne un tema da comizi.

Pedemontana veneta: molti parlano di sprechi e investimenti fuori scala.
Quando arrivai in Regione facemmo tutte le analisi. Nel 2016 lo Stato tolse il Commissario: o ce la prendevamo in carico o si fermava tutto. Volevamo fermarla all’inizio, ma avrebbe creato più danni che benefici. Col senno di poi, dico per fortuna: nessuna strada si ripaga da sola, ma la domanda giusta è se sia necessaria. La Pedemontana è un’infrastruttura di 100 chilometri, per il 70 percento in trincea, che ha cambiato mobilità e qualità della vita della parte più industrializzata del Veneto. È un servizio, non uno spreco. Anche il TPL costa e viene finanziato in parte con risorse pubbliche: nessuno lo definisce spreco. Vale lo stesso per le strade, che poi vanno mantenute. E non serve solo a Vicenza e Treviso: molte aziende veronesi ne beneficiano ogni giorno.

C’è chi sostiene che Verona sia stata “dimenticata” dalla Regione. Che cosa risponde?
Sono la prova che non è così: i trevigiani dicono che mi sono occupata solo di Verona, i veronesi che mi sono occupata solo di Treviso. Ho lavorato in modo equilibrato per tutto il Veneto e nel Veronese molte risposte sono arrivate su temi attesi da anni. Una distanza tra Verona e Venezia c’è, ma la colpa è bilaterale: Venezia considera Verona “periferia dell’impero”, e Verona sbaglia a non coltivare relazioni costanti con Venezia. In dieci anni ho cercato di accorciare questa distanza. Chi ha governato a lungo senza farlo e oggi promette di “riavvicinare” Verona a Venezia, dovrebbe spiegare perché non l’ha fatto prima. Venezia non è lontana, se lo si vuole davvero.

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