Sara Gini: «Meloni al Governo un’occasione persa per le donne»
Redazione
Speciale Elezioni regionali 2025
A poche settimane dal voto per le Regionali in Veneto del 23 e 24 novembre, lo “Speciale Elezioni regionali 2025” di Verona Network ospita Sara Gini, avvocata veronese da anni impegnata nel contrasto alla violenza contro le donne e oggi candidata con il Partito Democratico.
Per quanto riguarda la violenza di genere, al centro della conversazione ci sono la necessità di rafforzare la prevenzione, la valutazione del rischio e gli strumenti di tutela immediata, insieme al “dopo”: casa, lavoro e autonomia economica per chi esce da situazioni di maltrattamento.
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Guarda l’intervista a Sara Gini
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Una sintesi dell’intervista
È la sua prima candidatura alle regionali, con il PD. Quali sono le tappe principali del suo impegno politico?
Sì, è la mia prima esperienza nella politica dei partiti, ma da molti anni faccio politica in ambito sociale. Come avvocata mi occupo da quasi trent’anni della violenza contro le donne e delle pari opportunità. Ho seguito da vicino molte storie di donne che escono da maltrattamenti, rendendomi conto di quanto sia ancora difficile conquistare autonomia e quindi libertà: liberarsi dalla violenza e poter condurre una vita dignitosa per sé e per i figli. Sono temi a cui tengo molto e per questo ho accettato di candidarmi con il PD.
Quali valori del Partito Democratico in cui si riconosce?
Condivido l’attenzione ai diritti e al sociale. Servono progetti concreti che vadano incontro alle persone e alleggeriscano le situazioni di difficoltà, per garantire davvero una vita dignitosa a tutti.
Pochi giorni fa l’ennesimo femminicidio. Esiste il “codice rosso”, ma spesso si dice che «la vittima non ha fatto abbastanza». Cosa devono fare di più invece le istituzioni?
Purtroppo una donna ogni tre giorni viene uccisa in Italia: è un dramma sociale. L’impianto normativo è buono, ma non basta. La prevenzione è fondamentale, così come la formazione di tutti i soggetti coinvolti nelle emergenze. Troppo spesso si sottovaluta il pericolo, mentre esistono strumenti efficaci di valutazione del rischio. Abbiamo anche misure cautelari come il braccialetto elettronico, ma talvolta non è disponibile o funziona male. Quando il rischio è grave, se non c’è la certezza che il braccialetto protegga la donna, bisogna ricorrere alla custodia cautelare in carcere: non si scherza con la vita delle persone. E sulla prevenzione a scuola, trovo sbagliato ostacolare l’educazione sesso-affettiva: limita interventi importanti già alle medie. Non mi sembra che le istituzioni capiscano la gravità del fenomeno.
Dopo l’emergenza, il reinserimento è spesso il passaggio più difficile: cosa serve?
Serve un progetto strutturato per il “dopo violenza”. Molte donne non hanno un lavoro, oppure lavorano part-time e non raggiungono l’autonomia economica, spesso vivono in case insicure o a rischio sfratto. Con loro restano quasi sempre figli e figlie. Occorre garantire casa, lavoro e un accompagnamento vero. Oggi i servizi su questo fronte sono ancora insufficienti: la politica deve farsene carico.
Più in generale: in un Paese che invecchia, mancano servizi per conciliare. Come incidono questi deficit sulle donne?
In Italia sulle donne grava circa l’80% del lavoro domestico, più che altrove in Europa. Ne derivano carriere sacrificate: prima per i figli, poi per i genitori anziani. I nidi non hanno posti sufficienti e costano troppo; per gli anziani i posti in casa di riposo sono pochi e l’assistenza domiciliare è quasi tutta a carico delle famiglie. Così la disoccupazione femminile resta alta: una donna su quattro lascia il lavoro alla nascita del primo figlio, spesso nonostante studi e formazione. È una perdita per il Paese, anche in termini di PIL, e pesa pure sulla denatalità. Il tema delle donne riguarda l’intera società.
Provocazione: oggi abbiamo una Presidente del Consiglio donna. Disparità superata?
Ogni donna al potere dovrebbe tenere presente tutte le donne. Non mi pare sia l’ottica dell’attuale premier: è un’occasione persa. Già la scelta di farsi chiamare “il presidente” al maschile non mostra una sensibilità femminile. Non è scontato che avere donne al comando migliori la condizione di tutte.
Divario salariale di genere: quali politiche?
C’è una legge regionale del 2022 che prevede interventi nelle aziende. Bisogna favorire più ore di lavoro per chi fa part-time involontario e promuovere l’ingresso delle donne nei settori STEM, più redditizi e con maggiori opportunità. Le iscrizioni femminili a facoltà scientifiche crescono, è la direzione giusta: va sostenuta.
Dopo quindici anni di Zaia, che bilancio fa del Veneto?
Un cambio è sempre positivo. Zaia è stato un ottimo comunicatore, ma i risultati non sono così positivi: vediamo un deterioramento della sanità pubblica. I medici lasciano il pubblico per il privato, l’estero o altre regioni, per carichi di lavoro elevati e stipendi meno competitivi. Il privato non va demonizzato, ma serve più attenzione alla sanità pubblica. C’è stata anche una fuga di giovani: senza politiche per giovani e famiglie la regione perde futuro. In base ai numeri disponibili, le politiche vanno modificate: possiamo e dobbiamo intervenire a vantaggio di tutti i veneti.
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Speciale elezioni regionali 2025
Tutte le interviste, in ordine di pubblicazione:
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