Anna Leso: «Dobbiamo tutelare la famiglia dalla nascita al fine vita»
Redazione
Speciale Elezioni regionali 2025
Mancano poche settimane al voto del 23 e 24 novembre 2025 e lo “Speciale Elezioni regionali 2025” di Verona Network ospita Anna Leso, volto noto della politica veronese. Esordio nel 1994 in settima Circoscrizione, poi cinque mandati in Consiglio comunale, l’esperienza da assessora ai Servizi sociali, quindi incarichi in società partecipate come vicepresidente di AGSM e presidente di Acque Veronesi.
Ha fatto parte dell’Osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza. Oggi corre con Fratelli d’Italia nell’ambito dell’accordo di alleanza politica con Verona Domani, di cui è vicepresidente.
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Guarda l’intervista ad Anna Leso
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Una sintesi dell’intervista
Partiamo dalla sua storia politica: quali sono le tappe fondamentali?
La mia storia parte nel 1994. Ho iniziato in Settima Circoscrizione, poi sono passata in Consiglio comunale per cinque mandati. Sono stata assessora ai Servizi sociali, alla famiglia, alle Pari opportunità e alle Politiche della casa. Ho avuto anche la fortuna di essere vicepresidente di AGSM e presidente di Acque Veronesi. Un’altra tappa importante è la presenza all’Osservatorio nazionale dell’infanzia e dell’adolescenza, dove ho portato il nome di Verona e le problematiche legate a sicurezza, infanzia e adolescenza.
Perché il centrodestra? Quali valori la guidano?
Prima di tutto serietà, dovere e passione. La volontà di dedicarsi agli altri e di dare risposte ai bisogni delle persone. Nel centrodestra ritrovo i valori che mi sono stati tramandati dalla famiglia e che ho vissuto: rispetto delle persone e serietà. Sono i valori base.
Torna candidata alle regionali: con quali motivazioni?
Ancora una volta rispondo a una chiamata con senso del dovere. Mi è stato chiesto di partecipare e lo faccio con passione, portando la mia lunga esperienza. Spero di passare il testimone a qualche giovane. Arrivo più motivata di prima per fare il mio dovere e provare a dare risposte.
Si chiude l’“era Zaia”. Che bilancio fa di questi 15 anni?
Come in ogni passaggio della vita, si cerca sempre di migliorare. Tanto è stato fatto dalla Regione Veneto, ma tanto ancora si può e si deve fare. Dobbiamo evidenziare carenze e lacune e concentrare il lavoro su sociale e sociosanitario, tutela della famiglia e abitare. I temi abitativi incidono sulla qualità della vita: dobbiamo aggiornarci e lavorare su questo. Guardo poco al passato: penso a quello che dobbiamo fare.
Quali sono oggi le prime necessità che le famiglie portano alle istituzioni?
Serve affiancare le famiglie. La persona è sempre al centro dei miei pensieri e tutto ruota attorno alla famiglia, il nucleo fondante della società. Viviamo un inverno demografico: è grave che una famiglia rinunci alla gioia di mettere al mondo un figlio per timore del futuro. Dobbiamo tutelare la famiglia dalla nascita al fine vita, con rispetto e impegno, come faremmo con i nostri cari. Ascoltare le esigenze e migliorare la vita dei concittadini è un dovere.
Come sostenere le persone anziane e con disabilità in una società che invecchia?
L’età media cresce, ma possiamo essere più attivi e portatori di esperienza. Dobbiamo valorizzare le persone. Va rafforzato l’accompagnamento per anziani e disabili, aiutando le famiglie a tenerli nell’ambiente domestico, vicino agli affetti: è ciò che fa vivere meglio. Non dimentichiamo la disabilità: quando si invecchia, in qualche misura ci si confronta con una forma di fragilità.
Sanità: eccellenze riconosciute, ma si chiedono più servizi territoriali. Cosa serve?
È fondamentale integrare pubblico e privato perché i servizi arrivino a tutti: nessuno deve dire «sono rimasto senza visita» o «non trovo il medico di base». C’è stata una difficoltà legata al numero chiuso per i medici: mi auguro che tra qualche anno avremo un numero sufficiente di medici di base in rapporto agli abitanti. Oltre agli ospedali di eccellenza, dobbiamo rafforzare gli ospedali di comunità, che seguono il post-ricovero: così si sostiene davvero la sanità territoriale.
Se diventasse assessora alla Sanità, qual è la prima cosa che farebbe?
Mi metterei all’ascolto, come ho sempre fatto. Chiederei al territorio di cosa c’è bisogno e cosa ritengono prioritario. In una casa nuova si chiede al vicino dov’è il negozio o la farmacia: allo stesso modo, in un ambiente nuovo si parte da un’analisi dello stato dell’arte per capire i problemi reali.
Il candidato del centrodestra è Alberto Stefani. Che impressione le fa?
Mi ha fatto piacere che abbia parlato di sociale: significa che è entrato nella missione che lo attende. Spero di incontrarlo presto, anche per guardarlo negli occhi: credo che così si capisca qualcosa di più.
Si dice che Verona in Regione sia “dimenticata”: luogo comune o c’è un fondo di realtà?
Questo sarà il nostro obiettivo: portare Verona al posto che merita. Sarà sicuramente una priorità.
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