«Cortigiana di Trump», è scontro tra Meloni e Landini
di Redazione
È scontro aperto tra Giorgia Meloni e Maurizio Landini dopo le parole pronunciate dal segretario generale della CGIL durante la trasmissione DiMartedì su La7. Parlando del ruolo dell’Italia negli accordi di pace di Sharm el-Sheikh, Landini ha affermato che i lavoratori «sono scesi in piazza per difendere l’onore dell’Italia, cosa che non ha fatto la Meloni, che si è limitata a fare la cortigiana di Trump».
Il conduttore Giovanni Floris gli ha subito fatto notare il carattere potenzialmente sessista dell’espressione, spingendolo a precisare: «Intendevo dire che Meloni è stata alla corte di Trump, la sua portaborse, senza alcuna volontà offensiva o sessista».
Nonostante la correzione, la frase ha scatenato un’ondata di reazioni politiche. La premier, impegnata in questi giorni sulla manovra economica, ha replicato duramente sui social, pubblicando la definizione del termine “cortigiana”, che in senso figurato significa anche “prostituta”, e commentando: «Quando la sinistra non ha argomenti, per criticare una donna le dà della prostituta. Landini è obnubilato dal rancore».
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Le reazioni politiche
Il vicepremier Antonio Tajani ha definito quelle di Landini «parole volgari e sessiste», mentre il ministro Guido Crosetto ha parlato di «confusione tra libertà di espressione e libertà di insulto». Anche Carlo Calenda ha invitato il leader sindacale a «cambiare registro» e a tornare a occuparsi «di Stellantis, Ilva o bollette».
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Dal centrosinistra, Pina Picierno (Pd) ha chiesto scuse pubbliche: «Il linguaggio offensivo e sessista non è solo una questione di civiltà, ma un ostacolo alla piena agibilità delle donne nella società». Più cauta Luana Zanella (Avs): «Conosco il rispetto di Landini per le donne. Se avesse detto “cortigiano” a un uomo, nessuno si sarebbe scandalizzato».
In una nota, Landini ha ribadito la sua posizione: «Era un giudizio politico sulla subalternità a Trump, non un insulto. Ho chiarito subito per evitare qualsiasi strumentalizzazione».
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