Cimice asiatica, torna l’allarme in Emilia-Romagna: «Situazione di nuovo in peggioramento»

di Redazione

| 15/10/2025
L’assessore regionale Mammi: «Dopo due anni di miglioramento, i danni ai raccolti sono tornati gravi. Stanziati 10 milioni di ristori e nuove ricerche in corso».

Dopo due anni di relativa tregua, la cimice asiatica torna a infestare i campi dell’Emilia-Romagna, mettendo in difficoltà centinaia di aziende agricole. L’insetto, originario dell’Asia orientale, ha ripreso a proliferare in modo consistente, colpendo in particolare frutteti, piantagioni di mais e vitigni. I danni segnalati in alcune aree superano il 70% dei raccolti, in particolare di pere, pesche e uva.

A confermare la recrudescenza del fenomeno è stato l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, rispondendo in Assemblea legislativa a un’interrogazione della consigliera di Fratelli d’Italia Annalisa Arletti:
«Solo nella nostra regione – ha spiegato Mammi – sono stati concessi 10 milioni di euro di ristori e indennizzi agli agricoltori. Nel 2025, dopo due anni di miglioramento, la situazione è tornata a peggiorare e per questo stiamo portando avanti ricerche, anche in collaborazione con gli Stati Uniti, per trovare soluzioni efficaci».

L’assessore ha aggiunto che l’Emilia-Romagna si trova nella stessa condizione di altre regioni del Nord, come il Veneto, dove la presenza della cimice è tornata a livelli preoccupanti.

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Un insetto invasivo difficile da combattere

La Halyomorpha halys, meglio conosciuta come cimice asiatica, è un parassita di colore marrone-grigio in grado di danneggiare oltre 100 specie di piante. Si nutre pungendo frutti e colture come mele, pere, pesche, mais e soia, provocando deformazioni e macchie che rendono i prodotti invendibili. In inverno, inoltre, tende a rifugiarsi nelle abitazioni per sfuggire al freddo.

Introdotta accidentalmente in Italia nel 2012, in provincia di Modena, la cimice asiatica è rapidamente diventata una minaccia strutturale per l’agricoltura del Nord Italia, con perdite economiche ingenti e una lotta di difficile gestione.

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Le soluzioni allo studio: reti, repellenti e la ‘vespa samurai’

Tra le strategie di contenimento più promettenti figurano le reti protettive nei frutteti, che impediscono fisicamente l’ingresso degli insetti, e l’uso di repellenti naturali come olio di neem, menta o agrumi.
In parallelo, la Regione punta a rafforzare la lotta biologica già sperimentata negli anni scorsi, grazie alla “vespa samurai” (Trissolcus japonicus), un piccolo imenottero capace di attaccare e distruggere le uova della cimice asiatica, riducendone la diffusione in modo naturale.

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