Massimo Giorgetti: «Da “prima i veneti” a “Veneto primo”»

Redazione

| 10/10/2025
Per lo “Speciale Elezioni regionali 2025”, l’intervista a Massimo Giorgetti, già assessore e vicepresidente del Consiglio del Veneto, esponente di Fratelli d’Italia.

Speciale Elezioni regionali 2025

A poche settimane dalle elezioni regionali del Veneto, fissate per il 23 e 24 novembre 2025, lo “Speciale Elezioni regionali 2025” di Verona Network accende i riflettori sui protagonisti della corsa in Veneto. Si ripresenta Massimo Giorgetti: veronese, lungo corso in Regione (più mandati e più assessorati fin dalla stagione Galan), oggi candidato nelle liste di Fratelli d’Italia. (Aggiornamento: la candidatura di Giorgetti non è stata concretizzata).

Nell’intervista a Radio Adige TV, Giorgetti spiega perché, per lui, l’epoca del «prima i veneti» deve lasciare spazio a un Veneto «proiettato fuori dai confini», e indica priorità su imprese, infrastrutture e agricoltura.

LEGGI ANCHE: Massimo Giorgetti resta fuori dalla lista di Fratelli d’Italia

Guarda l’intervista a Massimo Giorgetti

LEGGI E GUARDA: Quante ciclabili a Verona? Il quadro dei nuovi cantieri

Una sintesi dell’intervista

Ha una lunga storia politica alle spalle. Ci fa un riassunto?
Sono stato eletto in Regione nel 1995 con la prima giunta Galan. Da allora ho fatto quattro volte l’assessore regionale, in materie diverse: dall’Ambiente ai Lavori pubblici. Nella penultima legislatura sono stato anche vicepresidente del Consiglio regionale.

Oggi il suo “bollino” è Fratelli d’Italia. Perché questa scelta e quali valori ci ritrova?
È un partito con valori antichi. La destra di governo ha fatto un percorso: Alleanza Nazionale, poi nel Pdl, quindi la chiusura del Pdl e il ritorno di Berlusconi a Forza Italia. Nel momento in cui Giorgia Meloni è riuscita a ricomporre i “rivoli” in cui la destra si era divisa, per me l’approdo naturale erano Fratelli d’Italia.

LEGGI ANCHE: La “Pompei” di Verona allo Stato: nuova vita per l’ex cinema Astra

Dopo una pausa nell’ultimo mandato, perché ha deciso di rimettersi in corsa?
Ho ricevuto molte richieste. Il mio metodo è sempre stato quello di essere presente, di rapportarmi con amministratori locali e cittadini. Negli ultimi anni, anche per il “monopolio” della Lega e di Zaia, questo rapporto stretto con la Regione è venuto meno. Oggi FdI, primo partito in Veneto, deve presentare liste forti: a prescindere dal candidato presidente – in questo caso Stefani indicato dalla Lega – saremo noi ad avere la responsabilità di condurre la prossima maggioranza e di fare da garanti verso i veneti. Servono liste competitive, rappresentative e con un minimo di esperienza perché ci troveremo a governare una Regione.

Si chiude l’epoca Zaia: cosa è andato bene e cosa no?
Si chiude un ciclo non solo perché Zaia, ottimo presidente, non può ricandidarsi, ma perché è cambiato il mondo. Se fino a un anno fa lo slogan “prima i veneti” poteva avere un senso, oggi il nuovo slogan deve essere “Veneto primo”, in Italia, in Europa, nel mondo. Gli scenari internazionali e l’azione del governo ci proiettano all’esterno: restare chiusi nei nostri confini significa perdere opportunità.

Con guerre e instabilità globale, che ruolo possono avere le Regioni oltre alla sanità?
Devono svolgere un ruolo di accompagnamento. I soldi contano, ma la Regione deve “prendere per mano” imprese, amministrazioni e cittadini che vogliono investire: dalla ricostruzione dell’Ucraina all’export di tecnologie e brand, fino al Piano Mattei nel Mediterraneo. C’è bisogno di personale nel turismo e nella ristorazione: meglio formarlo anche nei Paesi d’origine. Con un governo nazionale che condivide la nostra visione e con l’autorevolezza guadagnata in Europa, la Regione deve essere un facilitatore per le nostre realtà produttive.

Autonomia differenziata: scelta giusta? E come finirà?
Sono convinto che un percorso di responsabilizzazione e deleghe ai territori sia indispensabile. Un ministro della Lega segue il dossier nel governo; non è semplice, servono parametri chiari sui trasferimenti di risorse. Ma Giorgia Meloni ha ribadito che, come il premierato, anche il federalismo è nell’agenda. Il Veneto è all’altezza di assumere nuove competenze.

Il centrodestra ha scelto Alberto Stefani. È la figura giusta?
Non entro nel merito della persona: non lo conosco. Non è un problema che sia della Lega, anche se avrei preferito un esponente di Fratelli d’Italia. Quel che mi è dispiaciuto è che, ancora una volta, non ci sia un veronese (o al massimo un vicentino) al centro del governo regionale. Verona e Vicenza sono la porta dell’ovest, l’accesso all’Europa per tutto il Veneto. Negli ultimi cinque anni il baricentro si è spostato verso Padova-Treviso-Venezia; spero che un presidente padovano sappia invertire la rotta.

Si parla spesso in effetti di “Verona dimenticata” in Regione: con quali leve far valere il peso scaligero?
La tutela di Verona, proprio perché la Lega esprime un candidato dell’area centrale, è il voto a Fratelli d’Italia. Abbiamo già pagato il prezzo di un presidente fortissimo di Treviso che ha condizionato anche i rappresentanti locali: questo non deve più accadere. Più forza a FdI, più peso per i veronesi. Sul merito: oltre a imprese e internazionalizzazione, c’è l’agricoltura. Verona è prima provincia del Veneto per valore agricolo e tra le prime in Italia. Con l’assessorato all’Agricoltura in quota FdI, si potrà spostare l’attenzione dalle colline del Prosecco alla Valpolicella e al nostro ortofrutticolo, che è tra i più forti a livello nazionale.

Nel centrosinistra corre Giovanni Manildo. Che giudizio ne dà?
L’ho conosciuto quando era sindaco di Treviso e io assessore: mi è parso concreto e pragmatico. Ma la notizia del giorno è l’ingresso di Rifondazione Comunista nella sua coalizione: mi chiedo dove sia finito il centro moderato se gli eredi del Partito Comunista diventano soci della coalizione.

Infrastrutture: sul “traforo delle Torricelle” e sulla rete dei collegamenti, cosa può fare la Regione?
Può intervenire nella pianificazione generale e agevolare la ricerca dei fondi, anche facendo pressione su soggetti come le società autostradali. Ma dobbiamo “volare più alto”: l’Ucraina rischia di restare senza sbocchi sul mare, e i porti più vicini sono Venezia e Trieste. Servono collegamenti ferroviari e un interporto veronese che si sviluppi, riprendendo anche il dossier di Isola della Scala, per evitare colonne di TIR che paralizzano la viabilità. Va completato il collegamento est–ovest (la Mediana) e ripreso il tema Tibre, per connettere il Brennero al Tirreno. La Pedemontana è utile, ma in una visione che travalichi i confini regionali queste altre opere sono state trascurate e vanno rimesse in cima all’agenda.

LEGGI ANCHE: Ospedale Borgo Trento, sportello unico per accettazione, ticket e prenotazioni

Speciale elezioni regionali 2025

Tutte le interviste, in ordine di pubblicazione:

Le notizie del giorno, ogni sera, gratis, come vuoi. Clicca qui 👇

Condividi ora!