Verona divisa dal “Tumulto Pride”
Redazione
Da una parte, svariate associazioni e oltre un migliaio di persone che hanno sfilato, questo pomeriggio, per tutta la città in occasione del “Tumulto Pride”. Dall’altra, un presidio in piazza San Zeno, organizzato da Forza Nuova e Popolo Veneto, che hanno recitato un rosario in latino e bruciato un cappellino arcobaleno. La città si è trovata, oggi, divisa a metà: i sostenitori del mondo LGBTQIA+ e i conservatori che sostengono di agire per evitare il degrado di Verona.
Il Tumulto Pride
Organizzato nei mesi scorsi dalla Rete Rainbow, di cui fanno parte decine di associazioni e collettivi, il Tumulto Pride ha preso il via oggi, 13 settembre, dalla stazione di Porta Nuova alle 14.00. Il corteo ha sfilato per Corso Porta Nuova ed è arrivato in piazza Bra intorno alle 17.00, per poi trovare conclusione in piazza Isolo. Migliaia i partecipanti, tra cui una ventina di associazioni del territorio, che hanno voluto celebrare la comunità LGBTQIA+ e manifestare contro qualsiasi forma di oppressione in un anno più che significativo: cadono, infatti, nel 2025, i 30 anni dal primo Pride a Verona.
La marea colorata è arrivata anche vicino a Palazzo Barbieri, dove alcune persone si sono sdraiate sulle strisce pedonali per ricordare il gesto compiuto nel 1995 da alcuni attivisti, che furono multati per aver protestato contro le “mozioni omofobe” approvate a Verona.

Il presidio in piazza San Zeno
Questa mattina, in anticipo sul Pride, Forza Nuova e Popolo Veneto hanno manifestato contro il corteo arcobaleno. In piazza San Zeno sono comparsi gli striscioni con scritto “Tommasi, Verona si vergogna di te” e “fasì schifo”. A guidare il presidio, Vito Comencini e Luca Castellini, che ha poi bruciato un cappello arcobaleno. Presente anche Giovanni Rubini (tradizionalisti cattolici) che ha recitato un rosario in latino e ha aggiunto «l’ideologia woke rovina la nostra civiltà».
«È proprio un mondo al contrario – ha detto in una nota Matteo Castagna, Resp. Nazionale del Circolo Christus Rex-Traditio – che si palesa a margine dell’omicidio di Kirk, negli USA, vigliaccamente assassinato da un disturbato mentale, che odiava il modello d’uomo bianco, etero, cristiano, di destra, contrario all’ideologia gender e “noSod” convinto, con grande seguito. C’era aria di vendetta tra gli sguardi e le parole dei “proSod”, molti dei quali non di Verona. E odio, tanto odio contro “sbirri e Meloni”».

Le voci della politica
«Penoso e imbarazzante il gesto avvenuto questa mattina davanti alla Basilica di San Zeno, l’ennesima provocazione da parte di Forza Nuova nella fattispecie di Castellini che ha bruciato un cappellino arcobaleno incitando, come sempre, all’odio per le minoranze e soffiato sul fuoco della discriminazione – ha detto in una nota Mattia Mosconi, del Pd -. Solidarietà totale al Sindaco Damiano Tommasi, che in rappresentanza del Comune di Verona aveva concesso il patrocinio all’edizione 2024 della manifestazione, preso anche oggi di mira da questi odiatori seriali, e a tutta la comunità LGBTQIA+. Questi soggetti non ci devono intimidire, Verona non è città di odio e repressione ma realtà inclusiva e civile sempre al fianco degli ultimi e a tutela dei diritti».
Di altro avviso è Serena Cubico, di Fratelli d’Italia: «Chi amministra il Comune e gli enti collegati deve saper identificare delle priorità. Senza entrare nel merito del Pride e dei possibili diritti ad esso connessi, quali la tessera “alias” per il bus, ciò che voglio portare all’attenzione dell’amministrazione è la necessità di porre uguale rispetto ai bisogni di tutti i cittadini. La tessera, per fare un esempio, potrebbe costituire un diritto che, però, rischia di confondere e distogliere l’attenzione da altre esigenze. In tema di trasporto pubblico è evidente la necessità di potenziare le corse degli autobus in tutta la Provincia. Recentemente, invece, sono state tagliate alcune fermate anche a San Giovanni Lupatoto, mentre la bassa veronese, La zona lago e in generale le aree interne lamentano poche corse per il numero di studenti che ogni giorno si svegliano all’alba e affrontano il traffico per recarsi a scuola o in università. Non entro nel merito della questione, voglio solo precisare che i manifestanti hanno tutto il diritto di farlo, ma nel rispetto delle regole. Questo è un principio che ricorda spesso anche il nostro leader Giorgia Meloni. Ben vengano tutte le manifestazioni, ma in merito alla tutela degli studenti della provincia, chi gestisce i trasporti cosa mette in atto di realmente vicino alle loro esigenze? Numerosi adolescenti, e non solo, sono costretti a prendere le corriere all’alba e rientrare che è già buio. Com’è possibile che non si possano implementare le corse dei bus di linea o migliorare le coincidenze? Chi vive fuori dalle mura della città non è cittadino di serie b, anzi, ha lo stesso diritto di spostarsi agevolmente di chi abita in centro o sceglie di usare mezzi più impattanti».
«Le immagini del Tumulto Pride andato in scena oggi a Verona parlano da sole: persone in mutande per strada, travestimenti con maschere da animali e scene che nulla hanno a che vedere con il rispetto del decoro pubblico – ha spiegato Marco Padovani, Deputato di Fratelli d’Italia -. Tra i protagonisti, ancora una volta, anche il presidente del Circolo Pink di Verona. E qui nasce una domanda legittima: per il sindaco Tommasi tutto questo va bene? È questa l’immagine che vuole dare della nostra città al mondo? Verona non merita di essere ridotta a palcoscenico di provocazioni. Il sindaco Tommasi non può far finta di niente: prenda posizione e dica chiaramente se condivide o no questo spettacolo. Noi crediamo che i veronesi abbiano altre priorità: sicurezza, pulizia, servizi. Non questo spettacolo da circo che l’amministrazione continua ad avallare».
«Alcuni dei promotori del Gay Pride di Verona, tra cui il Circolo Pink e altre realtà associative, si presentano come paladini della lotta contro ogni forma di discriminazione – interviene il consigliere regionale del Gruppo Misto, Stefano Valdegamberi -. Tuttavia, ritengo opportuno segnalare alcune contraddizioni tra i principi che dichiarano di sostenere e i comportamenti che ho personalmente riscontrato. Negli ultimi mesi, nell’organizzare eventi culturali che presentano visioni diverse da quelle dominanti in certi ambienti, ho subito pressioni, ostacoli e tentativi di censura. Un caso emblematico è quello legato alla presentazione del libro del generale Roberto Vannacci: dopo vari tentativi annullati, sono stato costretto a spostare l’iniziativa nel Comune di Tregnago, in Val d’Illasi, con notevoli disagi organizzativi ed economici. Ed è ancora più grave che, oltre a questi ostacoli, io sia stato perfino querelato da alcune di queste realtà – proprio da coloro che in pubblico si presentano come difensori dei diritti, del dialogo e della libertà di pensiero. Una contraddizione evidente e preoccupante.
Io non ho mai impedito a nessuno di esprimere le proprie idee, anche se radicalmente diverse dalle mie. Mai ho ostacolato manifestazioni, boicottato eventi o tentato di zittire opinioni opposte. Al contrario, credo che il confronto civile e aperto sia alla base della democrazia. Eppure, chi rivendica libertà e inclusione spesso è il primo a praticare l’intolleranza verso chi non si allinea. Ritengo inoltre che forme espressive eccessivamente provocatorie o caricaturali, come certi carri o abbigliamenti volutamente esibizionistici durante il Pride, non rappresentano l’intera comunità LGBTQIA+ e anzi rischiano di rafforzare stereotipi anziché combatterli. A dirlo non sono solo io, ma anche diversi amici e conoscenti omosessuali che si sentono non rappresentati da questo tipo di manifestazione e che auspicano un approccio più sobrio e rispettoso della sensibilità altrui. Il vero fascismo è di chi mette il bavaglio al pensiero altrui».
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