Pd Verona: «Il decreto flussi non funziona e produce irregolarità»
Redazione
Il Partito Democratico di Verona attacca il “decreto flussi“, definito dal Governo Meloni come uno strumento per regolamentare la manodopera straniera. Ma nella pratica, secondo l’ufficio studi del PD, il decreto si sta rivelando fallimentare: in Veneto «meno del 10% delle richieste si trasforma in un permesso regolare».
Il “decreto flussi” regola l’ingresso in Italia per motivi di lavoro subordinato, anche stagionale, e di lavoro autonomo, nell’ambito delle quote stabilite periodicamente dal Consiglio dei ministri.
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Il problema, secondo il PD, è acuito da una burocrazia paralizzante, che «blocca i procedimenti e lascia migliaia di persone senza titolo, esposte a sfruttamento e lavoro nero. Di questa degenerazione e inefficienza amministrativa fanno le spese soprattutto i comuni a maggiore vocazione agricola, che si ritrovano sul territorio decine, talvolta centinaia di invisibili senza permesso, senza casa e senza contratto di lavoro, impossibili da aiutare e spesso anche soltanto da intercettare, condannati a vivere ai margini della società e a forte rischio di devianza».
Secondo il PD, le quote elevate di ingressi previste non corrispondono ai risultati concreti, alimentando caporalato e reti criminali. «Il decreto, presentato come strumento di regolarizzazione, produce invece insicurezza e irregolarità», sottolineano dal partito.
Si stimano oltre 6mila persone senza permesso nella sola provincia di Verona, e altre 2mila potrebbero aggiungersi entro il 2028 se non verranno adottate misure correttive.
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Il Partito Democratico di Verona accusa il Governo di un «doppio gioco», «nel fingere di soddisfare le richieste del mondo delle imprese finisce consapevolmente per aumentare il numero degli irregolari e ridurre le possibilità di integrazione, per poi scaricare la colpa a ONG e sinistra invocando emergenze di “invasione” e strette sempre più antidemocratiche».
Tra le proposte avanzate:
- riforma del Decreto Flussi con programmazione pluriennale e canali bilaterali;
- cabina di regia provinciale con Prefettura, Comuni e parti sociali;
- controlli più severi contro il caporalato e responsabilità solidale negli appalti;
- piani comunali di integrazione, con focus su casa, lingua e inclusione, soprattutto per le donne.
«Il problema non è la manodopera straniera, ma un quadro normativo che ostacola l’incontro fra domanda e offerta», conclude il PD veronese.
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